Alla seconda sosta per le Nazionali stagionale, nessuna panchina della Serie A è saltata. Un fatto che sorprende, perché non è mai avvenuto negli ultimi sette anni che, a questo punto della stagione, tutti i tecnici siano ancora al loro posto. Le società sembrano mostrare più pazienza, probabilmente convinte che un percorso triennale o pluriennale, anche con difficoltà iniziali, valga più di un cambio affrettato dopo pochi passi falsi.
Questo quadro assume ulteriore rilievo se posta a confronto con la stagione 2024-25: in quell’annata i cambi di guida furono numerosi, con almeno sei esoneri ufficiali già a stagione inoltrata (tra cui Fonseca al Milan, mentre Gotti ebbe ancora un po’ di margine prima dell’addio di fine ottobre al Lecce). E nonostante le pressioni, quest’anno nessun club ha ancora deciso di rompere il vincolo con il proprio uomo in panchina. Anche voci di possibili esoneri (come nel caso della Fiorentina e di Stefano Pioli) restano fino ad ora solo speculazioni giornalistiche.
Le cause potrebbero essere varie. Da una parte, una maggiore fiducia nei progetti tecnici, che richiedono tempo per decollare; dall’altra, un’inflazione esagerata di cambi aveva già mostrato limiti, con ricadute negative in termini di coesione e rendimento. Le società potrebbero aver imparato a dosare il martello dell’esonero, preferendo qualche appoggio in più al tecnico in difficoltà. Resta da vedere se questa tregua durerà ancora o se i primi risultati negativi post sosta spingeranno qualche club a tornare sui suoi passi.
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