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ESCLUSIVA – Papini: “Un onore la fascia di capitano. Il Lecce in A grazie…”

Il condottiero del Lecce in Serie C dal 2013 al 2016 esprime immensa felicità per il salto in Serie A e ricorda i momenti più belli vissuti con la casacca giallorossa con un pizzico di amarezza.

Romeo Papini è stato uno dei simboli del Lecce nei sei anni di Lega Pro. Il destino spesso infausto di quei campionati non ha impedito la nascita di uno speciale legame tra la piazza e un centrocampista diventato icona e anche storia.

Il 36enne, che ha chiuso con il calcio giocato dopo le parentesi a Pistoia e Spoleto, ne ha parlato in esclusiva a CalcioLecce.

RIMPIANTI. “Ho tanti ricordi di Lecce, tutti bellissimi. Non dimentico una tifoseria calda, passionale, la piazza e anche la società avuta. I ricordi restano bellissimi anche se ho perso due volte i play-off. Rivivrei la finale di Frosinone sicuramente. Se il tiro di Beretta in chiusura di primo tempo fosse finito in rete anziché sul palo ci saremmo portati sul 2-0 e non sarebbe finita così”.

FOTOGRAFIE. “Di momenti gloriosi ce ne sono stati anche tanti. Qualche fotografia? Conservo nel cuore tanti match, soprattutto quelli che ho firmato con gol. La vittoria con il Catanzaro con la mia esultanza sotto la Curva Nord. Il gol al Frosinone nella finale d’andata del 1 giugno 2014. Penso anche alla mia rete con dedica a Moscardelli: esultai indossando una maschera con la barba. Infine, nella stessa stagione, il successo dell’Aquila (12 gennaio 2014, ndr): segnai, fui espulso, ma la squadra serrò le fila per portare a casa una vittoria vitale”.

CAPITANO. “Indossare la fascia di capitano a Lecce non è cosa da tutti. Giocare da capitano mi ha dato responsabilità e onori maggiori rispetto alle altre stagioni in cui giocavo con meno peso. Di contro, essere capitano mi ha dato più emozioni. Rappresentare una squadra dalla storia gloriosa, con una tifoseria importante che faceva sempre 8000-9000 spettatori in Serie C è esaltante”.

LIVERANI-SHOW. “Ho visto più di qualche partita e, da tifoso, sono contento della Serie A. Il Lecce ha una società molto solida. Secondo me, però, l’allenatore ha fatto nettamente la differenza. Fabio Liverani è un tecnico esigente, giovane e preparato che dà alla squadra un’organizzazione importante. Conosce i giovani e, ripeto, oltre alla forza della squadra e della società, è stato lui il quid in più”.

COLLEGHI DI CENTROCAMPO.Mancosu è il giocatore che rappresenta la risalita del Lecce dalla C alla A. Lui è un ragazzo eccezionale, ai miei tempi ci mancava uno così. Non mi stupisce l’ascesa di Petriccione, ha confermato i miei sentori. Lo seguivo alla Pistoiese e alla Ternana, non lo scopro io, si vedeva che avrebbe fatto strada. Liverani, poi, lo ha esaltato”.

PREVISIONI. “Tra Serie B e C non credo che ci sia molta differenza. Le squadre di vertice di C che annoverano calciatori di cadetteria e fanno il salto riescono poi a far bene. Dalla B alla A non è però così. Il Lecce ha sì delle basi importanti con panchina e dirigenza, ma bisogna rinforzarsi. Sarà dura. Il pubblico e la passione del Via del Mare dovranno poi giocare un ruolo importante”.

NUOVA VITA. “L’anno scorso ho chiuso col calcio professionistico, l’essere diventato padre e il lavoro di mia moglie mi hanno poi convinto. Ho aperto la scuola calcio ASD Ferentillo Valnerina, ho 180 ragazzi in tutto. La società ha anche una prima squadra in Seconda Categoria. Insieme a me ci sono altri ex calciatori come Miglietta, Dianda, Cejas: gente stimata nel territorio ternano. Si cerca di crescere. Sto anche studiando per fare l’osservatore, spero di crescere in quel senso e riaffermarmi anche nel calcio professionistico”.

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