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Baroni spegne le polemiche su Rodriguez: “Noi e i tifosi vogliamo la stessa cosa. C’è un gran lavoro su lui”

Nel corso della conferenza stampa di ieri il tecnico del Lecce Marco Baroni ha affrontato il tema riguardante il talento spagnolo.

Quello del centellinato utilizzo di Pablo Rodriguez da parte del Lecce è un tema caldo che tiene banco nella piazza giallorossa. Che si perda (con match ribaltato dalle prodezze dello spagnolo) o che si vinca (il dominio sul Monza con i zero minuti per il canario), non mancano le discussioni nei postpartita che coinvolgono appassionati ed addetti ai lavori. La domanda (spesso con tono polemico) che in tanti si pongono è la stessa: perché Baroni utilizza così poco Pablito?

Domanda alla quale ha voluto rispondere lo stesso allenatore del Lecce, chiarendo una volta per tutte la linea dello staff tecnico sul giovane attaccante. Niente voglia di metterlo ai margini (ovviamente), niente sottovalutazione delle sue qualità (ci mancherebbe). Solo un gran lavoro dietro che, ha spiegato il mister, va ben oltre i 90 minuti della partita. Di seguito riportiamo i due stralci della conferenza stampa (QUI in formato integrale) nei quali Baroni si è pronunciato sul tema.

PUNTE. “Non mi piace fare elogi anche perché rischi di cullarti. Di Coda però conoscete l’importanza. Può fare molto di più anche se tantissimo sta facendo soprattutto per la squadra. In questa settimana ho parlato con Rodriguez e voi pensate che io abbia giudizi, invece credo molto in lui e ci sto lavorando tantissimo. Voglio che si costruisca la possibilità di avere 40 partite da 90 minuti all’anno e questo necessita un gran lavoro, lui sta lavorando moltissimo e voglio che mi metta in difficoltà costringendomi a lasciar fuori Coda, per intenderci”.

GIOVANI. “La squadra che vuole fare cose importanti non si costruisce in undici titolari, c’è bisogno di tutti. Figuratevi se io metto in secondo piano elementi che hanno talento, ma serve portare avanti un percorso. Lo faccio con Rodriguez e lo faccio con Listkowski che necessitano di lavoro. Il polacco deve giocare a tre tocchi, muoversi senza palla. Sono ragazzi che non possono fare meglio, ma che devono fare meglio. La nostra attenzione sui ragazzi è sempre e solo su questo. Lo facciamo con le carezze e lo facciamo con le pacche più dure. Noi e i tifosi vogliamo la stessa cosa”.

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