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Giacomazzi: “Malta? Una bella esperienza. Voglio stare con la mia famiglia…”

L’ex capitano del Lecce ha concesso un’intervista al quotidiano uruguaiano El Pais

FAMIGLIA. Giaco esordisce parlando di ciò che gli è più caro, i figli e il nipote in arrivo dal “genero” Antonino Gallo: “Mio figlio ha 15 anni, studia e gioca nelle giovanili del Lecce. La mia ragazza, se si può dire ragazza, 20 anni vive con il suo compagno Antonino e ci hanno fatto questa sorpresa. Hanno preso la decisione di essere giovani genitori e ora dobbiamo accompagnarli”

ALLENATORE. Il presente professionale dell’ex calciatore racconta di un’avventura nello staff della Nazionale di Malta dopo una prima chance da osservatore: “È iniziata come un’esperienza formativa. Prima di entrare in un’agenzia di alto livello, è stato grazie al lavoro con loro che mi sono ritirato dal calcio e ho imparato molto. Ma mi mancava un po’ il campo ed ero molto curioso di vedere com’era la gestione di una squadra sportiva per valutare se voglio essere un allenatore in futuro. Cosa voglio fare ‘da grande’? Manager? Agente? Non saprei. Sono già lontano dal mio paese e non voglio essere lontano dalla città dove si trovano i miei figli, quindi è molto difficile per me prendere una decisione”

MALTA. L’ex capitano del Lecce parla poi della sua esperienza nello staff tecnico della nazionale maltese, allenata da Devis Mangia: “Malta è un progetto molto grande. Stanno investendo molti soldi, ma è a lungo termine. È una piccola nazione dove vogliono cambiare tutto e hanno scelto persone di livello importante, come quelle che vengono dal calcio italiano”.

URUGUAY. Giacomazzi parla poi dei cambiamenti del calcio in Uruguay: “Negli ultimi 20 anni si è evoluto molto, ma l’Uruguay non lo ha fatto con la stessa velocità. Ciò accade, tra l’altro, a causa della situazione economica, che porta i giocatori ad andarsene molto giovani. Restiamo un paese dove tantissimi ragazzi hanno talento. Perché? Il carattere degli uruguaiani. Forza, grinta e desiderio di non arrendersi mai sono impliciti nella nostra cultura e forgiano il carattere”.

MATADOR. Non mancano esempi prestigiosi: “Ad esempio, ho conosciuto Edinson Cavani a Palermo, durante il suo esordio in Europa. Quando è arrivato era un ribelle, disordinato, ma con una capacità fisica e capacità di imparare dalla tattica che era incredibile che non l’avesse ancora sviluppata. Ma che erano le sue capacità tecniche e fisiche. Lo stesso con Luis Suárez, quando è arrivato nei Paesi Bassi, che ha dovuto imparare a mangiare sano, ad esempio”.

 

 

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