Oreste Vigorito si dimette e lascia il Benevento e con lui si chiude un’epoca in un certo senso, fatta di uomini soli al potere.
Non esistono più i presidenti di una volta. Nelle grandi come nelle piccole. Il momento difficile del calcio italiano del nuovo millennio, oltre che alle prese con un preoccupante e deludente ricambio generazionale a livello tecnico, è simboleggiata dalla difficoltà di trovare dirigenti realmente “indimenticabili”. Se gli anni ’60 sono stati quelli dei primi trionfi internazionali delle milanesi, il decennio successivo quello del lungo ciclo juventino, gli ’80 saranno ricordati per i presidenti vulcanici alla Rozzi e Anconetani, macchiette solo in parte, ma in realtà competenti e capaci di creare veri miracoli tecnici, passando poi per personaggi clamorosi come Zamparini, Gaucci e Cecchi Gori, che hanno fatto sognare intere tifoserie, in particolare modo nel periodo estivo quando alle loro società venivano accostati nomi altisonanti del calcio mondiale o operazioni clamorose di mercato.
Un mondo è che è finito, un cambiamento che è iniziato, al quale il Lecce ha guardato con congruo anticipo, dopo aver vissuto le meravigliose ere legate a presidenti straordinari come Franco Iurlano che ha portato il Lecce in Serie A e il patron Giovanni Semeraro che ha consolidato il club ai massimi livelli del calcio nazionale.
Ora quel tempo, dell’uomo solo al comando è finito! Fondi e società sono a capo delle squadre più importanti del nostro calcio. Non c’è sono più gli Agnelli, Moratti o la famiglia Sensi. Quanto accaduto a Benevento è il segnale di un calcio che è cambiato è un’ultimo tassello che sta per cambiare forma, fortunatamente a Lecce però non è servito un ribaltone, ma c’è stata una naturale crescita che ha portato verso un modello di calcio che si sta affermando a livello mondiale, quello della programmazione, seguendo nobili esempi come quelli del Milan, riemerso dagli abissi in cui era sprofondato, dell’Atalanta che si è issata ai vertici del calcio internazionale, in meno di 10 anni e del Sassuolo che rappresenta una delle realtà più brillanti del calcio italiano. Il Lecce sembra aver intrapreso questo percorso, i presupposti sono buoni, ora al campo il verdetto. Intanto a differenza di città come Benevento, il pallone qui a Lecce continua a rotolare e il prossimo anno lo farà in Serie A.
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Italia preda di speculatori internazionali. A Lecce almeno c’è una proprietà locale che compensa, ma potrebbe venire meno, se qualcuno sul piatto mette qualcosa di allettante una volta che il brand cresce a livello internazionale.
L’,articolo mi sembra uno sciocco elogio alla globalizzazione ed alle sue nefaste conseguenze. Un omaggio al c.d capitale liquido che oggi c’è, domani non si sa. Oggi nel calcio non si investe x passione ma interessi di ritorno. Quando questi ultimi svaniscono, si disinveste ed addio. Io con l’ attuale frammentazione societaria non sarei tanto tranquillo.
avanti un altro
e chi se ne futte del benevento? colpa di lapadula che ha fatto lo scemo se il benevento è rimasto in b…
Mamma mia ane ncignatu lo chianti puru per lu Maleventun. Tranquilli nci penza Mastella
Tutti e dico tutti a dimenticare che quando eravamo potenza mondiale come dite voi, questo paese sperperava soldi che non possedeva. Meritiamo ciò che siamo e quello che diventeremo. Fatevi una ragione sono finite le vacche grasse e con essa l’Italia che è diventato un paese per gli acquisti .
È una conseguenza, purtroppo, della globalizzazione, l’economia non è più a scala nazionale ma mondiale e il calcio in questo non fa differenza; finanche al Lecce sono sbarcati gli indonesiani ! Quindi ci meravigliamo? E di cosa? Quello dei Jurlano, Rozzi , Viola, etc.. è ormai il ricordo di un calcio romantico e più genuino, meno soldi nel circuito più concretezza.
Si ma evidentemente se non ci sono piu presidenti italiani o pochi in A e B e le societa italiane falliscono vuol dire che gli italiani non hanno piu soldi purtroppo rispecchia la nostra economia e questo paese fermo da anni.
Che ce frega?
Societa che falliscono nel calcio come nella vita di tutti i giorni gente che disinveste, accade questo nella nostra italietta, benvenuti nella repubblica delle 🍌🍌
Vigorito alla fine non lascerà, vuole solo dare una lezione ai soliti tifosetti da quattro soldi che purtroppo ci sono in ogni città. Storia già vissuta a Lecce con i Semeraro.
Bravo, il tuo è un commento intelligente. 👍