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Barbas a CL: “L’affetto dei salentini mi commuove sempre. Baroni sa che Lecce serve per salvarsi”

Lo storico centrocampista argentino che ha fatto faville al Via del Mare ci ha parlato delle imprese giallorosse, dei Mondiali e della Serie A

Idolo indiscusso dei tifosi del Lecce ed ex compagno (tra i tanti altri) di Marco Baroni, Juan Alberto Barbas conosce bene la piazza salentina e l’attuale tecnico giallorosso. Soprattutto per questo, oltre che per sapere la sua sui Mondiali che vedono protagonista anche la sua Argentina, siamo tornati ad intervistarlo in esclusiva. Ecco a voi il Beto pensiero.

E’ sempre un piacere risentirci, Beto, e penso tu abbia altrettanto piacere nel ricevere così tanti messaggi da parte tifosi del Lecce. Che emozione è per te leggerli?

“Una grandissima emozione ed una grandissima soddisfazione. Ogni qualvolta posto una foto o un pensiero sul mio profilo Instagram vengo inondando di un impagabile affetto da parte dei tifosi giallorossi, i quali mi fanno continuamente capire di non avermi dimenticato e di essere ancora un loro idolo. La cosa più bella, devo essere sincero, è che molti di questi siano ragazzi, dunque tifosi che per motivi anagrafici non mi hanno potuto vedere in campo con la maglia del Lecce. Ma che, grazie ai racconti dei parenti o amici più grandi, mi vedono comunque come un mito. Per questo e per molto altro devo tutto al Lecce, il club che mi ha permesso di essere protagonista nel calcio e che mi ha fatto vivere gioie uniche”.

Qual è il ricordo del Barbas giallorosso che più spesso di torna in mente?

“La verità è che, più che una singola partita o un singolo traguardo, ciò che mi viene più spesso in mente è la passione della gente salentina. Il legame che i tifosi del Lecce hanno con la squadra, dunque con chi onora la maglia, è qualcosa di straordinario e supera tutto. Il fatto che, come dicevo, così tanta gente si ricorda di me come fosse ieri è figlio di questo aspetto. Ho giocato tanto qui in Argentina, sia in un grande club come il Racing che con la Nazionale, ma a Buenos Aires si dimenticano facilmente, a Lecce no. Questo è bellissimo e mi dà grande malinconia quando penso a quanto mi manchi il Salento”.

Marco Baroni è stato con te al Lecce ed insieme avete realizzato due imprese come la promozione del 1988 e la salvezza del 1989. Che giocatore e che compagno di squadra era?

“La vittoria per 3-2 del 1988 con il Parma è stata una delle più belle della mia carriera, ed eravamo in campo sia io che Baroni, che segnò. E’ stato uno dei momenti più belli in assoluto e fece esplodere la festa in città, noi eravamo un grande gruppo guidato da mister Mazzone e Marco era un giovane molto forte. E’ stato per me un grande compagno oltre che un gran marcatore che sapeva anche fare gol, spesso importanti. Sono molto contento che sia l’attuale allenatore giallorosso perché è uno che sa cosa vuol dire fare bene con il Lecce, cosa serve e che gioia può dare alla gente”.

Cosa ne pensi del campionato che stanno portando avanti i salentini?

“Questo Lecce mi piace, è aggressivo, ha ottimi giocatori e, come detto, ha un allenatore che sa cosa trasmettere ai suoi ragazzi. I risultati si stanno vedendo. Poi, come sempre e come era anche quando c’ero io, la Serie A è lunga e dura, salvarsi non è facile ma il Lecce lo vedo sinceramente messo bene. Non deve però mai cullarsi, mai perdere la mentalità che il tecnico ha saputo trasmettere perché serve andare sempre al massimo cercando di essere al top fisicamente e mentalmente. L’entusiasmo della piazza, poi, può essere l’arma in più. Confino del fatto che ce la possano fare a salvarsi”.

Il club punta a stabilizzarsi nel massimo campionato italiano, anche se non sarà semplice. Che consiglio daresti alla società giallorossa?

“Quella che il Lecce sta percorrendo ora è la strada migliore. Bisogna dare fiducia ai giovani e scegliere le persone migliori per accompagnarli, sia per quanto riguarda la prima squadra che il settore giovanile. Penso a Chevanton, che nello staff della Primavera aiuta a tracciare la linea con la sua esperienza da grandissimo giocatore de Lecce. E’ sempre bene che ci sia gente che ha vissuto certe cose per aiutare un ragazzo lungo la crescita”.

Il tuo sogno resta sempre quello di tornare un giorno nel Salento?

“Il sogno resta, certo, vedremo se un giorno si realizzerà. Ora in Argentina sto bene, se poi un giorno dovesse materializzarsi l’ipotesi ci penserei”.

Spostiamoci in Qatar, dove la tua Argentina si è sbloccata con un successo fondamentale sul Messico. Cosa ne pensi dell’Albiceleste?

“Non sembra francamente essere l’Argentina giunta al Mondiale forte di 36 risultati utili di fila. Ad oggi in Qatar non ha potuto giocare come fatto ad esempio contro l’Italia, esprimendo il suo gioco, perché l’Arabia ma anche il Messico non glielo hanno permesso visto il sistema ultra difensivo. Solo dopo il gol di Messi con i centramericani la squadra di Scaloni è apparsa in gran spolvero come prima, dunque appena per un tratto di gara. Il passaggio del turno resta difficile, serve battere la Polonia. Mi ricorda un po’ l’Argentina del 1982, quando partì male perdendo con il Belgio per poi passare il turno non giocando benissimo e venendo eliminata da Italia e Brasile. Anche gli Azzurri poi vincitori non partirono bene quell’anno, ricordo le aspre critiche della stampa italiana dopo un avvio grigio. Anche per questo non si può mai sapere, non dimenticando che per vari fattori quello in Qatar è un mondiale atipico”.

Chi è il tuo favorito per la vittoria finale?

“Tra tante mi è piaciuto molto l’Ecuador, squadra giovane e che gioca un bel calcio. Davanti ci metto la Spagna. Ha giocato meglio di tutti e ce la può fare”.

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