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Con le prime e le ultime cinque quasi gli stessi punti. Pregi e difetti appurati, ora solo la salvezza

Candidate allo Scudetto o all’ultimo posto non fa differenza per il Lecce, nel bene e nel male. Il risultato non cambia: un +3 sul terz’ultimo posto che va valorizzato con le unghie e con i denti

Il match interno di domenica con lo Spezia ha messo la parola fine (salvo eventuali spareggi) al rapporto tra il Lecce e gli scontri diretti edizione 2022/23. Il bilancio definitivo delle gare con le dirette concorrenti per la salvezza, considerando le ultime 5 della classe, recita così: 3 vittorie (Samp, Cremonese e Salernitana), 4 pareggi e 3 sconfitte. Score non esaltante e certamente appesantito dal fatto che nei 5 confronti diretti casalinghi non sia arrivata nemmeno una vittoria, ma comunque non da buttare via.

Certo, fa specie considerare che se contro quelle che potremmo ingenerosamente definire “Flop 5” sono arrivati nel complesso 13 punti, mentre con le Top 5 del campionato ne è arrivato appena uno in meno sempre in 10 gare disputate. Fa specie perché probabilmente molto raramente, nella storia della Serie A, una attuale sedicesima era riuscita a sommare così tanti punti con le grandi in relazione a quelli ottenuti con le concorrenti. E, in terza istanza, probabilmente tutti avrebbero scambiato i sei punti ottenuti con l’Atalanta con lo zero all’attivo con il Verona. Anche perché sarebbe voluto dire essere ad oggi a +9 sul terz’ultimo posto, già ampiamente e matematicamente salvi.

Quest’ultimo è il più insensato dei discorsi, dettato dal mero fantasticare. Tornando al presente, il campo ha detto altro ed ha descritto una squadra che riesce ad esprimersi al meglio solo se spensierata, se senza pressione, se lasciata libera di esprimersi magari con qualche spazio in più di quella che un undici di bassa classifica può concedere. Se i suoi pregi possono venire più facilmente fuori con la grande di turno, contro cui giocarsi la carta sorpresa per prenderla in controtempo, al contrario negli scontri diretti soprattutto davanti al pubblico amico ne vengono fuori i difetti. Quelli di un gruppo giovane, anzi giovanissimo, non ancora abituato a gestire certe pressioni e certi obblighi ed al contempo sfacciato quando, sulla carta, l’ostacolo sembrerebbe più impervio.

Più di qualcosa, poi, è stato sbagliato nelle impostazioni tattiche di certe gare, come dei veri e propri capolavori sono stati realizzati in sfide come quelle con Atalanta, Lazio e Milan. Quelle sì, proprio al Via del Mare. Abbiamo tanto, quindi, su cui tracciare un bilancio, su cui argomentare, perché tanti sono gli aspetti su cui si dovrà intervenire e tanti anche i valori da tutelare e da evidenziare. Tutte cose che, in queste due settimane, possono passare in secondo piano. Ora c’è qualcosa di molto più importante che merita di prendersi il primo piano: 180 minuti con Monza e Bologna. Quelli che valgono una stagione e, forse, molto di più.

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