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Krogh: “Dorgu gran prospetto, si cresce giocando e sbagliando. Il Lecce? Non dovrà mai perdere la sua anima”

L'intervista al giornalista danese esperto in calcio italiano presente a Lecce lo scorso week-end

Il riuscire ad essere protagonista in Serie A e poter annoverare campioni e talenti provenienti da varie parti del mondo pone il Lecce al centro dell’attenzione mediatica internazionale. Capita così sempre meno di rado di poter fare la conoscenza con giornalisti provenienti da varie parti del globo che giungono nel capoluogo salentino per conoscere in prima persona quel “modello giallorosso” che sta facendo, passo dopo passo, sempre più strada. È questo il caso di Karsten Krogh, giornalista danese che abbiamo avuto il piacere di conoscere la scorsa settimana.

Principale specialista del calcio italiano in Danimarca, dopo essere stato per un decennio il commentatore tv delle gare di Serie A nel suo Paese oggi conduce il più importante podcast sul tema dal titolo “Mediano”. Ha deciso di fare un salto nel Tacco d’Italia per soddisfare la curiosità di tanti suoi connazionali, i quali vedono con grande interesse al poco conosciuto Lecce per quello che sta facendo ai massimi livelli del football italico e, ovviamente, per la presenza in giallorossi di giocatori come Hjulmand prima e Dorgu e Corfitzen poi. Sfruttando il suo soggiorno salentino, lo abbiamo intervistato per parlare soprattutto delle impressioni che ha avuto al Via del Mare e dintorni.

Da Copenaghen, dove vivi, a Lecce. Che città hai trovato?

“Sinceramente una città più piccola di quello che immaginassi, anche per questo davvero gradevole. C’è storia ovunque ed è bellissima anche per questo, mentre a differenza di altre città altrettanto calorose, come ad esempio Napoli, non c’è calcio in ogni angolo della stessa. I leccesi sono però gente squisitamente amichevole, mi hanno fatto tutti sentire a mio agio. E poi l’orgoglio e l’attaccamento che hanno alla propria terra è meraviglioso”.

Dal lifestyle a ciò che più ci appassiona, il calcio. Come ti è sembrato che i salentini vivano il Lecce?

“Quando domenica sono andato allo stadio, sono rimasto davvero impressionato dal così alto numero di bambini, anziani, donne ed in generale famiglie che vi erano. Mi ha dato un gran senso di radicamento, di collettività, rispetto ad altre realtà in cui allo stadio si trovano quasi solo giovani uomini. Più in generale, il Lecce mi ha dato impressioni opposte a quelle che mi ha dato ad esempio il Sassuolo, di cui ho visto un match tempo addietro. Al Mapei Stadium respirai soprattutto calcio come business, con poco di romantico, mentre al Via del Mare la tradizione. Ho avuto modo di conoscere e capire meglio la filosofia del club giallorosso. Una filosofia all’insegna della sostenibilità, dei valori e del radicamento con il territorio. Credo che il Lecce è il tipo di società che ognuno vorrebbe tifare. Magari non avrà mai la forza di un club di Premier League, ma quello non è vero calcio per me”.

Passando al campo, come hai visto il match con il Bologna e che idea in generale ti sei fatto dei giallorossi?

“Sicuramente il Bologna vanta un parco giocatori migliore, viste le maggiori possibilità economiche. Eppure ho preferito il Lecce, che mi è piaciuto, perché voleva costruire qualcosa a differenza del Bologna. Basti guardare ai due terzini danesi, che io seguivo naturalmente con particolare interesse. Kristiansen sembrava non avesse il permesso di spingersi, mentre Dorgu lo ha fatto più e più volte. I rossoblù aspettavano l’errore del Lecce, e sono bravissimi a farlo. Hanno giocato per vincere in quel modo e stavano per farlo, non fosse stato per il miracolo finale. Era una gara da pari, ma tra le due meglio pareggiare con l’atteggiamento del Lecce. Che è una bella squadra, con un gran bel portiere come Falcone. Ramadani e Gonzalez sanno sempre cosa fare, anche se col Bologna hanno sofferto degli avversari molto fisici. Sulle fasce d’attacco ho visto poco dagli interpreti, ma anche per la tipologia di incontro. Krstovic si è poi messo poco in mostra ed anche qui è comprensibile. Di fronte aveva due giocatori davvero bravi, Lucumu e soprattutto Calafiori, ed in più è rimasto abbastanza isolato”.

Come dicevi, la tua lente d’ingrandimento si è soffermata parecchio su Patrick Dorgu…

“Ha fatto per me una buona gara, certo più in avanti che dietro. Difensivamente non è ancora perfetto, ma resta un gran prospetto. È stato sfortunato a trovarsi di fronte uno Ndoye nel formato migliore. Patrick vanta un’altezza notevole per essere un terzino, che è una cosa positiva, ed è molto veloce. Mi piace il fatto che non abbia paura di provare a fare e questo è qualcosa che ti fa migliorare tanto. Per migliorare devi commettere anche errori, ci sta. Credo si trovi nel posto perfetto per lui, dove dovrebbe stare almeno per un altro anno e mezzo prima dell’eventuale passo successivo. Se andasse infatti subito in un club di livello subito superiore, penso ad una Lazio, una Roma o una Fiorentina, credo giocherebbe poco e questo non lo aiuterebbe affatto”.

In giallorosso milita anche Jeppe Corfitzen, uno dei tanti talenti scandinavi che il direttore Corvino ha portato a Lecce in questi ultimi anni. Hai qualche prospetto da consigliargli?

“Nel Midtjylland, la mia squadra del cuore, gioca un interessante 17enne, Mikkel Gogorza. È un fantasista bravissimo tecnicamente e molto abile nel dribbling. Costerebbe qualcosina e non è così sconosciuto, ma sarebbe davvero interessante vederlo in una squadra come il Lecce, formerebbero un connubio niente male. Il calcio giovanile in Danimarca è di livello davvero alto perché puntare sui ragazzi è l’unico modo per le squadre danesi di fare bene e crescere ancora. Corvino lo sa e pesca per questo nei nostri vivai”.

Qual è il tuo giudizio sull’attuale momento che sta vivendo il calcio italiano?

“Non sono così pessimista come tanti. Si parla spesso di declino del calcio in Italia, ma credo sia solo questione di soldi. Vedi l’anno scorso, quando quasi tutte le partecipanti alle coppe europee sono andate vicine ad alzare il trofeo. Si sta facendo bene, è inutile pensare al passato, sarebbe controproducente. Non bisogna fare paragoni con la Premier League, contro la cui crescita non puoi fare niente. Devi pensare al tuo stile, forse non sai più il migliore ma puoi andare comunque avanti e farlo bene”.

Che differenze vedi oggi tra il calcio del Belpaese e quello in Danimarca?

“Ovviamente il calcio italiano ha un livello più alto, quello danese è tecnicamente inferiore e questo lo vedo soprattutto negli esterni d’attacco e negli attaccanti. In difesa ed a centrocampo invece la Danimarca è messa bene, la vera differenza si vede quando la palla arriva alle punte. Il pregio danese è nel puntare, come detto, sui giovani. Se lo fai in Serie A rischi davvero di retrocedere, ma devi avere il coraggio di farli giocare di più”.

Che ruolo pensi possa avere il Lecce nel calcio italiano del futuro?

“Intanto quella attuata dal club è la strategia giusta, ovvero quella di crescere gradualmente, facendo un passo alla volta e tenendo i conti a posto. Il Lecce in futuro potrebbe puntare ad essere una nuova Udinese, che sforna talenti ed è continuamente in Serie A, ma avrebbe bisogno di molti più soldi per farlo. Spero non sia mai una squadra satellite e che mantenga la sua identità, con magari più possibilità economiche ma con gli stessi uomini di oggi a prendere le decisioni. Sarebbe questo lo scenario ideale, perché il Lecce non deve perdere mai la sua anima”.

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2 mesi fa

Assa me rattu ah 😅

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2 mesi fa

Praticamente conosce il Lecce quasi meglio di noi Leccesi 💛❤️

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2 mesi fa

Abbonamento gratis per i prossimi 10 anni😜😂😂

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2 mesi fa

Bravu lu kcroggh

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2 mesi fa

Sono d’accordo

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2 mesi fa

In realtà ete de Giorgiloriu.

qwerty977
qwerty977
2 mesi fa

Il titolo è chiaramente una sintesi, ma poi leggendo l’intervista c’è ben altro sulla nostra realtà. Con orgoglio forza Lecce

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2 mesi fa

Grazie di cuore ❤️

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2 mesi fa

Bravo!

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2 mesi fa

Una riflessione bellissima grazie 💛👍❤️

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2 mesi fa

Grazie mille 👍💯🇨🇮

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2 mesi fa

Grazieeee 👏👏❤️

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2 mesi fa

Grazie.💛❤️

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