La rabbia che tanto spesso nascondiamo, ingoiamo e cerchiamo di eliminare (anche a fronte ogni tanto di una ricerca di positività esasperata) è solo l’altro lato della passione. Passione e rabbia ci fanno sentire vivi, ci fanno combattere per i nostri ideali e muovono un sacco di energie. La passione di un popolo ha spinto lo stadio Via del Mare anche verso il sold-out in un venerdì sera d’inizio novembre con il Lecce ultimo in classifica seppur in una classifica cortissima e quanto accaduto al fischio finale è l’altro lato della medaglia.
Sul campo, il Lecce che ha pareggiato con l’Empoli ha fatto vedere una rabbia a scatti. Insufficiente però a orchestrare un gioco d’attacco coeso e sufficientemente pericoloso fino a due terzi di partita. La rete segnata da Pellegri, e il quasi bis di Cacace e Colombo, sono errori assurdi causati dalla tensione.
La rabbia calcistica, altra faccia della medaglia della passione, è da intendere come un concentrato di scariche di energia, sensazioni di iperattività. Non deve essere una sensazione paralizzante, come lo era per il Lecce incapace di reagire in altre partite). I ragazzi in campo hanno saputo incanalare in un binario tecnico una sensazione (prima si è vista troppe volte in atteggiamenti di nervosismo di vari elementi) nel gol del pareggio, segnato da Pierotti al 77′. Anche a seguito delle congetture del match, il Lecce ha sfiorato una vittoria che sarebbe potuta essere meritata per conduzione degli episodi (traverse di Sansone e Krstovic) ma che poteva ancora tramutarsi in sconfitta (Falcone così così sul 4 contro 2 con tiro di Ekong). Un eventuale successo avrebbe fatto scivolare nel dimenticatoio le reazioni nervose, da non trascurare però nell’analisi totale.
Con dodici partite ormai in archivio, è ormai indubbio che questa squadra, fragile psicologicamente, ha un problema di inventiva, gioco offensivo e propensione al rischio della giocata. Come già detto in altre occasioni, una volta registrata la difesa dopo l’incubo 0-6 con la Fiorentina, resta la croce della sterilità offensiva. Detto già di Krstovic, oggi in campo appunto con rabbia e poche giocate precise, e dell’assenza di un vero alter ego del montenegrino, a questa squadra mancano elementi che sappiano dare del tu al pallone in zona offensiva e spaccare in due gli schieramenti avversari durante costruzione, transizione e attacco. Dorgu, ragazzo classe 2004 alla prima vera stagione sotto i riflettori, non può e non deve essere l’unica vera minaccia per le difese avversarie.
Passato il momento della rabbia, il Lecce deve essere ben consapevole che per riuscire già a lottare per salvarsi deve fare di più in tutte le sue componenti. Durante le due lunghe settimane di sosta, prima di un ciclo di partite dove davvero può cambiare la storia del campionato, il Lecce deve rendersi conto delle difficoltà del momento e delle cause che hanno portato a questo stato. Smaltita la rabbia, servono nervi saldi per le scelte, che vanno dall’autoanalisi di ogni singolo, alla programmazione fino ai destini dei singoli interpreti.
Tornando a bomba sul lato tecnico, ad oggi è vero che Gaspar tocca forse gli stessi palloni di Pongracic, ma con una diversa qualità e diversa verticalità. Rebic potrà dare soluzioni d’attacco diverse ma non è un candidato a sostituire Krstovic come faceva Piccoli, Ramadani è in involuzione, Baschirotto ha bisogno di un compagno dal piede affidabile e, dopo l’impatto monstre di Lecce-Cagliari, l’agonismo di Guilbert non vale la costanza di Gendrey. E’ vero che Dorgu in un top team sarebbe un terzino, ma nel Lecce ora è oggettivamente più pericoloso da trequarti. Se a ciò si aggiunge il rendimento nullo degli altri nuovi (Bonifazi-Morente-Marchwinski-Pierret-Hasa-Jean-Pelmard), è evidente che a gennaio si dovrà intervenire a partire da centravanti e pacchetto arretrato, salvo miracoli. Nell’attesa, i recuperi di Berisha e Kaba, formalizzato quello di Sansone, la positività a sprazzi di Pierotti, più la speranza di uno stop non lungo per Banda, sono le carte che Gotti può giocarsi per pensare alle poche soluzioni a disposizione.
Il gioco delle colpe ora non serve a nulla. Non esiste un unico colpevole. Sarebbe un palliativo per non voler guardare in faccia, con passione sana e fare costruttivo, alla realtà. In attesa della ripresa della Serie A (sarà Venezia-Lecce, altro scontro salvezza), la priorità è avere la volontà di fare qualcosa in più e lavorare con coesione. Si è visto nella fiammata dal 77′ in poi di Lecce-Empoli 1-1, lo si deve vedere per forza (in campo, sui singoli, nella costruzione di una coesione che ancora latita e in panchina) per raggiungere un obiettivo comune.
I tifosi, maturi, sono e saranno sempre dalla parte del Lecce. Una serie di prestazioni migliori, e si azzarda a dire anche indipendentemente dal risultato, potrebbero bastare per rendere costante quella spinta vista ieri dopo il gol del pari. E lì potrebbe iniziare un’altra storia. Il tempo non manca e, smaltita la rabbia e affidandosi alla memoria storica della passione, si sa che il Lecce sa come rialzarsi.
Seguici su
Aggiungi calciolecce.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.









L’ Empoli a 15 punti visto ieri è una squadra compatta si modesta come qualità dei singoli, il Lecce se per 70 minuti avesse giocato a pallone e non a palla fai tu, la avrebbe potuta tranquillamente vincere. Solo con l’ ingresso di Sansone si è visto un altro Lecce. Ma le partite si giudicano sui 95 minuti.
Con tutto il rispetto è arrivato il momento di mandare in panchina Baschirotto, che si fa passare l’ennesimo pallone impaurito e sempre fuori posizione.
Kristovic gli faccia compagnia, ha il record di tiri a vanvera europeo, se lo faremo ci salveremo con 10 giornate d’anticipo.
Sempre la croce addosso a Krstovic.
A Napoli in una gara di difesa due assist per Pierotti e Dorgu, ieri traversa, tiro sotto la traversa e staffilata di poco fuori.
Sostituirlo con chi, Vlahovic? È più che buono per noi sono compagni e schemi che mancano
e le 4 occasioni solo davanti al portiere (Torino e Parma) che ci sono costati 4 punti ? O il due tiri in meta alla rugby di ieri sera, come anche il tiro che è andato in fallo laterale ? Per essere obiettivi occorre analizzare sia gli aspetti positivi che quelli negativi. Ad oggi sicuramente la bilancia di Kristovic, al netto dell’impegno che lui ci mette sempre, pende decisamente verso il lato negativo.
In questa squadra manca la maturita’..molti bimbetti che indossano una maglia di una squadra che ha bisogno di persone serie..in molti non sanno comportarsi in campo..sceneggiate in continuazione quando perdono palla, giochetti e piroette inutili, slalom tra tre avversari senza passare sta benedetta palla al compagno..il gruppo dei bambini va messo alla porta..corvino quest’anno ha fatro un vero pasticcio
Avanti Lecceeeeeee sempreeeeeeeee
“Baschirotto ha bisogno di un compagno dal piede affidabile”. No, è Gaspar che ha bisogno di un compagno dal piede affidabile accanto. Perchè tra i due è MOLTO più forte Gaspar. In tutto. Ed è Baschirotto che deve andare in panchina.
Giocatori come Oudin e Morente non li vogliamo vedere più in campo!
Mister Gotti ha sbagliato per l’ennesima volta formazione! Sansone deve giocare titolare insieme a Rebic è l’unico giocatore di serie A che abbiamo!
Un articolo improntato sulla moderazione e sulla coesione. Lo si può condividere se usassimo la pura razionalità ed il senso dell’equilibrio. Del resto è solo calcio! Ma dietro ogni passione ci sono comunque dei sacrifici e delle spese (abbonamenti, trasferte, abbonamenti sulle diverse piattaforme tv per vedere il Lecce, ecc), che ogni tifoso affronta con dignità e consapevolezza, manifestando un forte attaccamento alla maglia e, soprattutto, fornendo un concreto aiuto alla società. Non condivido con l Autore che “il gioco delle colpe non serve” penso semmai il contrario che qualcuno oltre ad auto proclamarsi Dio del mercato (e spesso è accaduto e ne siamo sempre grati) qualche volta dovrebbe ammettere le proprie responsabilità APERTAMENTE. Poi nella sostanza con cambierebbe la classifica ma la presunzione del DS va assolutamente moderata perché alimenta quella rabbia/insoddisfazione che esprimiamo allo stadio. Non siamo stati noi a dire che l asticella è stata alzata. Lei la vede così alta ?