Un anno e mezzo da portiere del Lecce, Nicholas Caglioni in carriera ha vissuto momenti esaltanti, tra cui una promozione in B sfiorata nel Salento o l’esordio in A con il Messina, ed altri più duri, come la squalifica per cocaina del 2007. Sulla vicenda e non solo è tornato nell’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport.
L’addio al calcio
43 anni e quasi trecento partite alle spalle, oggi guida un camion, seguendo le orme del padre. Una scelta che gli ha restituito serenità e stabilità, lontano dalle pressioni e dalle dinamiche di un calcio che, confessa, “mi fa schifo, ho chiuso. Non guardo neanche più le partite”.
Il passaggio dal calcio al camionismo è avvenuto dopo il 2019: “Guido almeno 8-10 ore al giorno. Sto fuori dal lunedì al venerdì, poi rientro per stare con mio figlio di due anni. La vita da calciatore non mi manca affatto”, racconta. La sua nuova attività lo porta in giro per Italia ed Europa, dal Nord al Sud, con trasporti principalmente alimentari, un lavoro che definisce rilassante e appagante.
La squalifica
Il ricordo più doloroso della carriera resta la squalifica del 2007 per cocaina, scoperta dopo un controllo antidoping durante il periodo al Messina in Serie A. Caglioni nega con fermezza qualsiasi uso della sostanza: “Mai. Amavo fare serata come un normale calciatore di vent’anni, certo, ma non l’ho mai toccata”. Secondo lui, la positività sarebbe stata frutto di circostanze ingiuste, legate a una certa scomodità nei confronti di alcuni addetti ai lavori: “Se avessi patteggiato avrei preso sei mesi e amen. Invece io ero e sono innocente, per questo scelsi di andare a processo”.
Durante il periodo di stop, Nicholas ha continuato a giocare a calcio a livello locale e ha ripreso la carriera professionistica in Serie C e B, con esperienze a Pro Patria, Modena, Crotone, Lecce, Feralpi e Salernitana, spesso in contesti difficili, dove lui stesso ha sostenuto spese personali per i compagni più giovani. Nonostante i rimpianti e le occasioni mancate, oggi guarda al passato con serenità: “Assolutamente sì. Non provo più rabbia, ormai è andata così. Ma la cocaina non l’ho mai toccata”.
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Checco Tondo
E ci se lu scerra