Tiberio Ancora, personal trainer ed educatore alimentare salentino già nello staff di Antonio Conte tra Napoli, Nazionale italiana, Chelsea, Inter, Juve e Tottenham, è stato intervistato durante il programma “Distinti Sud Est” in onda su Radio Orizzonti Activity. Queste le sue dichiarazioni.
MOMENTO LECCE – “Io ero veramente un tifoso da Curva Nord, andavo con la sciarpa in testa a gridare, a osannare i miei beniamini. Sono sempre rimasto legatissimo al Lecce e sinceramente sono il primo tifoso. Oltre alle squadre che ho seguito in tutti questi anni a livello professionale, come sentimento il Lecce è rimasto sempre al primo posto. Magari quest’anno si è partiti con entusiasmo, è stato preso un allenatore capace. Anche se negli ultimi periodi non è stato molto fortunato, ha dimostrato sempre grande saggezza tattica e tecnica. Questo inizio di campionato così un po’ stentato magari ha deluso un po’ le aspettative, ma ho visto la partita contro il Bologna e devo dire che mi ha fatto un’ottima impressione. Credo che da qui a poco si possa rendere giustizia a quello che il Lecce merita, perché effettivamente la squadra ha dimostrato di essere all’altezza. Speriamo che sia così”.
STATO FISICO DEI GIALLOROSSI – “Direi che lo stato fisico dei giocatori è molto buono, perché comunque sono atleti che si sono spinti al massimo per tutta la partita. Hanno adottato una buona intensità, è una squadra strutturata che fino al 94° ha retto il confronto con una compagine europea come il Bologna. Non dimentichiamoci che non aveva di fronte a una squadretta di basso livello. Credo che abbia dimostrato ampiamente di essere all’altezza della situazione, anche sotto l’aspetto fisico, oltre che tecnico e tattico”.
BENIAMINI GIALLOROSSI – “Parlo dei tempi di Loddi e Montenegro addirittura, quando vincemmo il campionato e andammo in serie B. Ero addirittura con mio padre, ero ragazzino, ne ho visti di giocatori da Loddi a Montenegro, a Cazzella, Di Somma, Nardin, Tarabocchia. Ho avuto tantissimi beniamini, però quelli che mi sono rimasti più impressi, proprio nel cuore, sono stati Loddi, Montenegro e Magistrelli, che era un attaccante molto lunatico, funambolico”.
IL CENTRO SPORTIVO – “Il centro sportivo del Lecce rappresenta un punto di riferimento importante, perché la struttura dà un’identità alla società, alla squadra. Conosco benissimo il presidente Sticchi Damiani, le sue potenzialità e il suo saper fronteggiare qualsiasi situazione. È un uomo di successo e la progettualità nel far crescere il Lecce non poteva non passare da un centro così importante. Averlo voluto e realizzato non dà altro che l’ennesima certezza del fatto che siamo nelle mani di gente di assoluto livello, come il presidente Sticchi Damiani, Corvino, Trinchera. Stiamo parlando di gente capace e, parlo da tifoso, sotto la loro guida io sono più che tranquillo. È gente da cui bisogna solamente imparare e avere quella capacità e quelle attenzioni di catturare qualche segreto. Merita la massima ammirazione e il massimo sostegno da parte di tutti. Una collaborazione con il Lecce in futuro? Non si sa mai nella vita. Non pensavo mai di arrivare ad essere il personal trainer della nazionale italiana, del Chelsea o della Juventus e quindi se dovesse capitare la possibilità di rientrare a Lecce, soprattutto in questo periodo dove c’è una grande organizzazione, un grande progetto sarebbe bello, perché no? Anzi sarei orgoglioso di poterne farne parte. Se dovesse capitare la possibilità sicuramente non me la farei sfuggire”.
IL LAVORO CON I CALCIATORI – “È cambiato molto nell’arco degli anni. Non si faceva molta attenzione a dettagli che sono determinanti. Trent’anni fa non esisteva un discorso sull’alimentazione e sull’integrazione. Già allora pensavo che dovevano essere curati, lo dicevo trent’anni fa e questo mi ha allungato la carriera fino a quarant’anni. Trent’anni fa andavo dal nutrizionista, avevo le mie proteine, i miei integratori e tutti mi prendevano per pazzo. Da lì ho poi iniziato ad avere seguito e tutte le persone e i calciatori che mi hanno seguito ottenevano tutti lo stesso risultato, quindi una migliore efficienza fisica, organica e mentale. Ho iniziato a studiare e trasmettere questa mia visione anche nelle squadre di cui facevo parte. Quando ho iniziato con Conte vent’anni fa eravamo a Porto Cesareo, lui sapeva quello che facevo e mi disse: “Tiberio, io so quello che fai e ci credo molto, se io cresco tu crescerai con me, ti vorrei introdurre nel mio staff.” Per un po’ di anni sono rimasto “coperto” dal momento che lui riteneva il mio lavoro un valore aggiunto perché portava qualche punto in più. Quando un calciatore o un atleta di per sé ha la parità tecnico-tattica, quando più o meno tutti si equivalgono, è l’efficienza fisico-organica a fare la differenza tra un calciatore e un altro. Se io sto meglio di te, ho una chance in più di vincere. Siamo rimasti coperti in segreto per un po’ di anni, poi con l’arrivo in Nazionale ci siamo esposti perché in Nazionale non arrivavano calciatori molto preparati. Conte pretendeva che arrivassero più in forma e da lì abbiamo iniziato ad avere delle riunioni, dei congressi con squadre di serie A, B, C, dove davamo informazioni su come poter raggiungere determinati livelli. Oggi ancora tantissime persone o addetti al mio ruolo mi ringraziano perché abbiamo aperto un ruolo nuovo all’interno di una squadra che non c’era, non esisteva. Tanti colleghi oggi mi ringraziano perché noi siamo stati i primi pionieri di questo ruolo”.
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Ok…ma la fotu ce c’entra?
Io credo che le partite si vincono anche a livello fisico che nel nostro caso compensano quelle lacune tecniche che indiscutibilmente abbiamo