A poche ore dal fischio finale, Gabriele Gravina ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di Presidente della FIGC, aprendo ufficialmente una fase di profonda transizione.
Il quadro normativo e la decadenza del Consiglio Le dimissioni, come previsto dallo Statuto federale, hanno un valore definitivo: l’Articolo 28, comma 2, stabilisce infatti che tale atto sia considerato irrevocabile, rappresentando un vero e proprio punto di non ritorno. L’uscita di scena del Presidente trascina con sé l’intero apparato politico: la norma prevede il decadimento automatico e immediato del Consiglio federale. Al fine di evitare la paralisi totale del sistema, l’ordinaria amministrazione e gli atti indifferibili resteranno garantiti in regime di prorogatio dagli organi uscenti, che traghetteranno la Federazione fino al nuovo insediamento.
La corsa alla presidenza: scadenze e requisiti Il cronoprogramma per la successione è già tracciato. Le nuove elezioni si terranno a Roma il prossimo 22 giugno, rispettando la finestra temporale dei 90 giorni dettata dalle norme vigenti.
La partita politica entrerà nel vivo entro il 13 maggio (40 giorni prima della data del voto), termine ultimo per la presentazione ufficiale delle candidature. Gli aspiranti alla poltrona più alta di via Allegri dovranno rispettare criteri di ammissibilità rigorosi:
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La presentazione di un documento programmatico dettagliato relativo alle attività della FIGC per il prossimo quadriennio olimpico.
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L’ottenimento dell’accredito formale da parte della maggioranza assoluta (metà più uno) dei delegati assembleari appartenenti ad almeno una Lega o a una Componente tecnica.
Con la scadenza di maggio alle porte, il calcio italiano si appresta a vivere settimane di intense consultazioni per definire il programma di rilancio necessario dopo l’ennesimo fallimento azzurro.
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E gli altri? Lega B, C, D, assoallenatori, assocalciatori. Tutti dei 🤡 come giustamente dice Cassano