Falcone 9 – Siamo abituati a vederlo in copertina, così come a vederlo uomo salvezza, ma stavolta ha davvero esagerato. Media voto più alta tra i sempre presenti nelle ultime quattro stagioni, appena tre leggere insufficienze su 38 gare, una continuità di rendimento mostruosa segno che la leadership consacrata gli ha portato maturità tecnica e mentale. Le gare con Torino, Juventus e Sassuolo su tutte, tuttavia a fare la differenza è stato il suo essere sul pezzo alla lunga, come dimostra la clamorosa doppia cifra di clean sheet, un’enormità per una piccola come il Lecce (38 presenze, 50 gol subiti. Media voto 6,53)
Fruchtl sv – Di questo passo esordire in Serie A, da vice di una macchina quasi perfetta come Falcone, sarà davvero dura, così si limita ad un’uscita di Coppa in cui non sfigura (0 presenze, 0 gol subiti. Media voto sv)
Samooja sv – Ancora una posizione di necessario e consolidato portiere “under” utile più che altro negli allenamenti e per fare gruppo con i più giovani (0 presenze, 0 gol subiti. Media voto sv)
Danilo Veiga 6,5 – Dopo l’assaggio di un anno fa, si gode la prima stagione da titolarissimo nel massimo campionato. Non c’è storia nel dualismo con Kouassi, che fa sedere presto in panchina facendosi preferire per spinta, pulizia tecnica ed essenzialità in copertura. Certo che avrebbe meritato di avere quantomeno un vice per respirare in un finale di stagione che lo ha comunque visto in crescendo nonostante i continui acciacchi per i quali ha stretto i denti, meritandosi il buonissimo voto figlio anche dell’essersi più volte sacrificato in attesa di migliorare al cross e all’assist che resta uno solo (36 presenze, 0 gol. Media voto 5,78)
Gaspar 6,5 – Leader difensivo designato dopo l’addio di capitano Baschirotto, ha avuto la fortuna di trovarsi di fianco un elemento che, per forza, non si vedeva dai tempi di Pongracic e Umtiti. Questo lo ha aiutato non poco, facendogli superare i momenti di difficoltà e guadagnare in continuità salvo sporadiche uscite a vuoto, vedi il Parma. Prima la Coppa d’Africa e poi il brutto infortunio lo hanno praticamente tenuto fuori in un 2026 in cui non stava facendo male (23 presenze, 0 gol. Media voto 6,02)
Tiago Gabriel 7,5 – Senza alcun dubbio la sorpresa della stagione giallorossa, nonché il migliore del Lecce dopo capitan Falcone. In modo fulmineo passato da oggetto semi misterioso (anche se qualche buon segnale c’era già stato nei due gettoni di un anno fa) a certezza assoluta non solo di DiFra ma dell’intera Serie A, di cui comanda diverse classifiche di statistiche difensive, in primis quella dei duelli vinti con gli attaccanti. Personalità, struttura fisica, piede educato, due gol all’attivo (pesantissimo quello alla Fiorentina) e, nonostante la strada ancora da fare per crescere, un addio estivo molto molto probabile (37 presenze, 2 gol. Media voto 6,29)
Siebert 6 – Il bruttino dottor Jekyll del girone d’andata si trasforma in un promettente mister Hyde del ritorno. Con la continuità d’utilizzo dimostra che i 5 milioni di costo del cartellino non sono poi così sperperati e che in Serie A, restando su certi livelli e migliorando alcuni aspetti, ci può stare benissimo. La grinta certo non gli manca, il fisico neppure, a livello offensivo sa dire anche il suo dunque vederlo titolare l’anno prossimo può non essere utopia (21 presenze, 1 gol. Media voto 5,88)
Gallo 6,5 – Un altro che, come Veiga dall’altra parte, ha tirato la carretta e ci ha messo delle belle energie per contribuire, seppur in modo meno vistoso dei centrali e con qualche imperfezione in più, alla strepitosa stagione di una difesa che ha saputo dare una grossa mano in chiave salvezza. E’ la “bandiera” di questo Lecce, consecutivamente importante da ben sei stagioni, ed è per questo utilissimo allo spogliatoio. In campo si è saputo rialzare da ogni sbavatura ed è sicuramente l’elemento di maggior supporto all’azione offensiva (4 assist, niente male) di quelli che agiscono dalla cintola in su (37 presenze, 0 gol. Media voto 5,8)
Ndaba 5,5 – Rimandato nell’anno del suo esordio in Serie A, per la quale dimostra di essere ancora un po’ acerbo. A lungo utilissimo soprattutto a gara in corso quando la squadra aveva bisogno di più solidità difensiva, si è però perso trovando più gettoni dall’inizio crollando totalmente con Como, Atalanta e Bologna. Anche in proiezione offensiva dovrà trovare più coraggio per guadagnarsi la conferma (14 presenze, 0 gol. Media voto 5,63)
Jean 6 – Tornato a disposizione nella fase clou, pur provenendo da un bruttissimo e lungo infortunio si è sempre fatto trovare pronto e senza fronzoli, in particolare nell’unico match da titolare disputato nella delicata trasferta di Verona. Un utile rientro (7 presenze, 0 gol. Media voto 6,14)
Perez sv – Come detto all’andata, non lo si può certo giudicare per mezz’ora allo Juventus Stadium da fuori ruolo e contro l’unico talento “vecchio stampo” presente oggi in Serie A, di quelli che fanno girare la testa ai marcatori, ovvero Kenan Yildiz. Di Francesco gli avrà chiesto scusa per aver osato, il giovane cileno dovrà aspettare l’eventuale conferma per rifarsi (1 presenza, 0 gol. Media voto 5,5)
Ramadani 7,5 – Il Lecce ha messo da parte qualche tentativo barocco (che andava forse oltre le proprie possibilità) visto con Giampaolo e il guerriero d’Illiria è tornato a fare quello che meglio gli riusciva, ovvero dare battaglia in mezzo al campo e proteggere la difesa. Pochi fronzoli, un palleggio abbastanza elementare ma quella sostanza che in altre zone del campo è mancata, risultando fondamentale per suonare una carica da vice-capitano e leader ritrovato. Un gol importante a Cagliari, una chiusura di stagione in crescendo, praticamente perfetta, come già avvenuto un anno fa (37 presenze, 1 gol. Media voto 6,28)
Coulibaly 7 – L’uomo che col suo piede destro ha tenuto il Lecce in A un anno fa stavolta sveste i panni dell’attore protagonista per mettersi quelli dello sparring partner e lo fa con non minore efficacia. Anzi, i 3 gol sono dimostrazione di un essere sul pezzo nonché il miglior tuttocampista in rosa, in grado di dare risposte sia da mediano frangiflutti che da incursore. Tante volte non si è visto, ma c’è sempre stato (33 presenze, 3 gol. Media voto 6,2)
Berisha 7 – Con grande dispiacere non andiamo oltre quanto fatto nel girone d’andata (che non è poco), abbassando di mezzo voto il totale per il semplice fatto di aver alzato bandiera bianca con 5 mesi d’anticipo, e non certo per colpa sua. Un vero peccato, perché i numeri tra gol, assist (tre) e media voto parlano chiaro e descrivono un giocatore maturato e che al Lecce ha dato tanto e poteva dare ancor più, spesso padrone della trequarti, che ha saputo incidere con continuità una volta avanzato il proprio raggio d’azione. Escluse le gare con Milan e Lazio ha sempre strappato applausi e una lacrimuccia a DiFra nel vedere la 10 costretta a restare nel borsone del magazziniere dal post Lecce-Pisa in poi (13 presenze, 2 gol. Media voto 6,42)
Ngom 6 – Una sufficienza figlia della fiducia in uno dei più piccoli del gruppo e del buon impatto avuto una volta lanciato nella mischia. E’ stato l’unico tra i titolari in affanno nell’ottimo e decisivo finale di campionato del Lecce, ma non va dimenticato che si trovava in Serie A dopo appena tre mesi di una massima serie con quel “Lecce B” che oramai possiamo definire la piccola Estrela Amadora. Classe palla al piede, buone idee rispetto ai colleghi più “ruvidi” ed una leggerezza che già in ritiro dovrà imparare a mettere definitivamente da parte (15 presenze, 0 gol. Media voto 5,89)
Gandelman 6,5 – Meno continuità, d’utilizzo e di prestazione, del compagno di squadra mauritano arrivato come lui a gennaio, ma un’incisività in zona gol che alla lunga ha pesato. Sorta di attaccante sottopunta, ha messo il segno con Udinese, Cagliari e, soprattutto, con la spizzata per Stulic nel successo sul Sassuolo. In mezzo tante prestazioni sottotono su cui ha pesato in primis la tendinopatia che lo ha spesso tenuto ai box in settimana (19 presenze, 2 gol. Media voto 5,78)
Helgason 5,5 – L’uomo che contribuì alla svolta del Lecce di Giampaolo è stato tra le delusioni, per non dire tra i desaparecidos, del Lecce di Di Francesco. Il suo piede educato è stato molto spesso ignorato e lui quando chiamato in causa ha dato ragione alle scelte del mister di tenerlo ai margini. Lascia comunque il giallorosso dopo cinque anni di successi di squadra (8 presenze, 0 gol. Media voto 5,64)
Sala 5,5 – Acquistato come elemento di ottime speranze, Di Francesco ci ha messo pochissimo a tagliarlo dai titolari. E dire che con l’Atalanta, all’esordio, non aveva affatto sfigurato, andando alla lunga a palesare un’inadeguatezza tattica che poco si sposava con il Lecce, tosto e compatto, che il tecnico stava disegnando. Da lì in poi qualche inserimento quando c’era da provare a riprendere il punteggio e zero guizzi (9 presenze, 0 gol. Media voto 5,5)
Fofana 5,5 – Il meno utilizzato tra gli innesti invernali ed il meno in palla anche le poche volte che è stato gettato nella mischia. Elemento tutto intensità e sacrificio, deve affinarsi sotto il profilo tecnico e dell’incisività e con l’Atalanta lo si è visto (5 presenze, 0 gol. Media voto 5,33)
Gorter sv – Il promettente olandese, saltuariamente parcheggiato agli ordini di Schipa per poi diventare a volte una sorta di vice-Ramadani, è stato l’unico ex Primavera di Scurto a trovare spazio. L’esordio con il Como, poi con la Roma ha messo un po’ d’ordine in più ma nel ritorno zero minuti (2 presenze, 0 gol. Media voto 6,5)
Marchwinski sv – L’elemento più chiacchierato delle ultime due stagioni del Lecce ne vive una seconda ancor più ai margini della prima, non andando oltre 20 convocazioni senza mai lo straccio di un minuto di impiego (0 presenze, 0 gol. Media voto sv)
Stulic 6 – Il primo nome dell’attacco, come è stato per i due anni precedenti per quel Nikola Krstovic che avrebbe dovuto sostituire senza riuscirci. E forse l’errore è proprio questo, perché di uomo che fa reparto da solo (purtroppo aspetto fondamentale per una piccola come il Lecce che sceglie il 4-3-3/4-2-3-1) il serbo ha ben poco, trovatosi di conseguenza schiacciato da eredità, responsabilità, pressioni nel suo primo anno in un top campionato. Questi non siano alibi per il numero 9 che si è visto poco e ha sbagliato tanto, segnando però 4 gol di cui due decisivi e uno che gli vale la gloria eterna e anche il 6, perché il calcio è così, fatto di critiche comprensibili ed esaltazioni del momento, e noi lo amiamo per questo (34 presenze, 4 gol. Media voto 5,78)
Camarda 6 – Farà storcere il naso vedere la sufficienza per una punta con un solo, per quanto pesante, gol all’attivo che fa per di più il pari con il rigore fallito contro il Napoli. La media voto e la memoria decente ci dicono però di un appena 18enne che, al suo primo anno da protagonista in A, ha steccato solo una partita mentre nelle altre si è sempre mostrato all’altezza, anzi spesso più nel vivo del gioco rispetto agli altri attaccanti in rosa. Quando a gennaio sembrava potersi prendere definitivamente la titolarità ai danni di un avulso Stulic, il brutto infortunio alla spalla lo ha messo a lungo ko, facendolo tornare in tempo per la sua prima festa in carriera (21 presenze, 1 gol. Media voto 5,95)
Cheddira 6,5 – Alla fine il migliore sia per media gol che per media voto (anche se quest’ultima va sempre ponderata) risulta l’innesto di gennaio, tanto atteso quanto decisivo nel momento clou. Dopo un promettente avvio, in cui fame e voglia erano evidenti, sembrava essersi perso, salvo esplodere sul più bello, quando c’era da andarsi a prendere la salvezza. Prodigioso nei successi su Pisa e Sassuolo, importante con i suoi scatti anche nell’ultima gara in cui gli è mancato soltanto il gol ma non certo la standing ovation di un Via del Mare che ha apprezzato il suo essersi fatto trovare pronto al momento giusto (17 presenze, 3 gol. Media voto 5,97)
Pierotti 6 – La matematica via di mezzo tra il 7,5 che il suo spirito di sacrificio meriterebbe in ogni gara ed il 4,5 della sua efficacia in zona gol. E quest’ultimo non è certo un dettaglio per chi gioca in avanti, capace quest’anno di far attendere quasi sette mesi il suo pesante ma unico gol dopo tanti errori ed una a volte preoccupante apatia offensiva. Questa è però solo una faccia della medaglia, perché l’altra descrive un elemento fondamentale per quella coesione in non possesso che è stato il vero trick di Di Francesco versione 2025/26 che l’argentino lo avrebbe fatto giocare anche con una gamba, consapevole che tanto dell’equilibrio di squadra passasse da lui (37 presenze, 1 gol. Media voto 5,93)
Banda 7,5 – Alzi la mano chi si aspettava che, al quarto tentativo, avremmo visto il miglior Banda giallorosso, capace finalmente di coniugare alla rapidità ed alla facilità di dribbling una certa incisività al tiro. Sono arrivati 5 gol (miglior realizzatore) tra cui quello nel dì di festa con il Genoa, sono arrivati 4 assist (miglior dato assieme a Gallo), è arrivata l’attesa consacrazione in Serie A che gli varrà anche una certa appetibilità sul mercato. Qualche passaggio a vuoto c’è stato (vedi rosso con il Parma) ma nulla a che vedere con la discontinuità del passato, in particolare in un 2026 che lo ha visto davvero devastante (32 presenze, 5 gol. Media voto 6,27)
N’Dri 5,5 – Per un’ala che è riuscita ad affermarsi a suon di continuità, un’altra che invece è stata l’esatto opposto. La stagione dell’ivoriano-nigerino è stata fatta di qualche lampo e tanto grigiore, con appena un match giocato dal primo minuto. Due gol stupendi quanto inutili in due match già persi, mentre quando c’era da attendersi qualcosa che portasse punti alla squadra è sempre mancato, vedi il gol clamorosamente fallito con la Juve che avrebbe tolto un po’ di pressione nelle battute finali del campionato (27 presenze, 2 gol. Media voto 5,83)
Sottil 6 – Strappa per i capelli la sufficienza grazie ad un girone d’andata che lo ha visto pressoché indispensabile in un Lecce che senza di lui creava troppo pochi grattacapi alle difese avversarie. Resta però una piccola delusione per quelle che sarebbe le sue indiscutibili potenzialità, rimaste inespresse a causa di una serie di infortuni, tre in altrettanti momenti diversi di cui l’ultimo gli è valso la chiusura di stagione anticipata. Qualche partita in cui è riuscito ad emergere (l’ultima, importante, a Cagliari) in mezzo a tanto lavoro discreto (21 presenze, 1 gol. Media voto 5,95)
Ceduti: Kouassi 5 Kaba 5,5 Maleh 6,5 Pierret sv Tete Morente 5,5
All. Di Francesco 7,5 – Ben 4 punti in più ed anche qualche affanno in meno rispetto all’anno scorso, situazione che rende l’idea del buono lavoro che il tecnico ha oggettivamente svolto, in alcune situazioni (le emergenze non sono mancate) andando anche oltre l’ostacolo. Del Di Francesco che avevamo in mente non abbiamo visto tantissimo, aspetto che non ha mai nascosto come evidente dopo gli intelligenti accorgimenti posto prime quattro giornate valsi i primi importanti scatti in classifica. Vista la pressione che la sua carriera si portava dietro (quattro esoneri e due retrocessioni in fila) reggere quella del caloroso pubblico salentino non era semplice, ma il lieto fine è stato meritatissimo anche, o forse soprattutto, per lui (Media voto 6,08)
Corvino-Trinchera 6,5 – Stesso voto della scorsa stagione e voto più basso rispetto ai primi due anni, valutazioni certo personali e dunque opinabili ma che crediamo rispecchino i valori delle quattro rose di Serie A viste in queste stagioni, così come delle difficoltà sommarie incontrate per ottenere le imprese che hanno poi fatto gioire il Salento. Perché questo, quello dei risultati sportivi che si coniugano con i risultati aziendali, è un aspetto che non può in alcun modo essere messo in secondo piano e che ci porta a dire al management giallorosso un “ben fatto” onesto. Dire che non si possa comunque migliorare (le lacune tecniche sono state evidenti) sarebbe un errore gravissimo tanto quanto giudicare negativamente l’operato stagionale e, a prescindere da quale sarà il futuro della direzione tecnica, gli elementi su cui insistere e quelli da smussare anche quest’altra stagione trionfale li ha forniti
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N amu salvati cu Stulic
Tutta la difesa compreso San wladimiro merita la sufficienza piena. La stessa cosa si può dire del mister di fra e del suo vice. Poi ancora un buon voto l’osi può dare a coulibaly e Ramadani. Per il resto MRDIOCRITA.
Sarò scellerato ma preferirei di gran lunga una cessione di tiago gabriel a 30 a quella di un banda a 6-7, procuratori e motivazioni permettendo.. 1 perche dietro abbiamo già gaspar siebert con anche un panchinaro come jean che in serie a ci possono stare , poi il sostituto che se va bene buon per noi, se va male comunque non ci lascia in mutande come successo st’anno in altre zone di campo. 2. Perché si strapagherebbe la prospettiva ,un po come dorgu, e basterebbe la sua cessione per rifare il resto della rosa e portare a casa quella plusvalenza annuale necessaria 3. Perché davanti banda ad oggi è l’unica certezza su cui dovremmo innestare altri tentativi di calciatori da prendere da fuori per cui l’ambientamento li puo rendere fenomeni o brocchi. Aldila del pacchetto offensivo inizia a preoccuparmi l’età anagrafica di ramadani e coulibaly mischiati ai muscoli di cristallo di berisha. Non possono continuare a fare 1020 km a partita , aldila del mercato spero che gorter inizi a trovare piu spazio e che ngom ntosti e impari a fare difensiva nel ritiro
Stulic 6?…ma dai! Io gli avrei dato 3!
6 come Siebert?…ma siete del mestiere?
Gli assist di Gallo contano relativamente, visto che buona parte (o tutti?) sono arrivati da calcio d’angolo. E in quei casi con le nostre torri basta buttare la palla in area (magari non in bocca al portiere) per avere sviluppi interessanti. Su azione è stato spesso inutile in fase offensiva, con cross quasi sempre sbagliati.