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Gli errori pesantissimi puniscono il Lecce, ma gli alibi e il gioco offensivo…

La netta sconfitta del Rigamonti ha preso il via, come ormai è una costante quest’anno, a seguito di errori individuali. Se la programmazione di Liverani era sì sufficiente sulla carta, bisogna approfondire anche la moria offensiva quando si parla di azioni manovrate.

Assenze importanti come Mancosu, Lucioni e Petriccione, episodi come il contrasto Lapadula-Chancellor ad inizio gara e i tanto conclamati (e pesanti) errori di lettura che hanno tinto la gara del biancoazzurro bresciano. Sul peso specifico dei primi due aspetti si può discutere, e si è discusso, tanto sin dal fischio finale dell’arbitro Irrati.

Nel nostro consueto commento tattico, però, proviamo ad analizzare la gara da un altro punto di vista. Poniamo, poi, naturalmente il focus sull’allarme delle distrazioni individuali, lanciato anche da Liverani nella sua dichiarazione “gli errori individuali non possono essere allenati” che, se letta in senso piccato, suonerebbe anche come una bocciatura, parziale o totale, agli effettivi messi a disposizione. Chiosa evidenziata a dicembre, con il calciomercato invernale alle porte…

IL DISEGNO. Al netto delle defezioni e dei mezzi servizi, Liverani ha disegnato una squadra opposta, sulla carta, bene allo speculare 4-3-1-2 del Brescia. L’ammonizione a Majer, uscito per infortunio dopo una gara con il freno a mano tirato a seguito il giallo del minuto 11, e quella a Shakhov (ai limiti dell’espulsione) hanno tolto lucidità e fisicità a una squadra spezzata in più tronconi e dal gioco meno fluido rispetto al Brescia, che beneficiava della corsa dei tuttocampisti Ndoj-Bisoli-Romulo (tre volte di fronte a Gabriel) e dei lanci illuminanti di un Balotelli coccolato dal pubblico.

ERRORE UNO. La punizione spiovente del 32′ trova un Lecce che stacca la spina dopo la sponda di Torregrossa. Al tocco di testa dell’11 bresciano Spalek sfugge a Calderoni, partito un attimo dopo, e Chancellor, rimasto in area in proiezione offensiva, non è seguito da Rossettini a pochi passi dalla porta sguarnita. Liverani, nel post gara, ha parlato di “mancata percezione del pericolo” della difesa. Trasponendo il concetto su questo gol, si azzarderebbe un pacchetto arretrato troppo attento a seguire la traiettoria spinta da Torregrossa invece che fare la guardia sui propri marcatori.

ERRORE DUE. Si può dire poco sul raddoppio. Punizione di Tonali destinata al fondo e Gabriel che, lasciando i pali, battezza la sfera sul fondo. Calderoni rallenta vedendo l’uscita del proprio portiere e l’unico a crederci è Sabelli. L’ex Bari ridà vita all’azione e serve un assist a Torregrossa (lasciato libero anche da Rossettini) che, incredulo, segna così il primo gol in A. Un gravissimo errore di lettura di Gabriel, che sancisce forse il punto di non ritorno della gara, e non può essere cancellato dalle belle parate in chiusura su Romulo.

...TRE E VIA. Sulla rete di Spalek, infine, la retroguardia è messa in bambola da una ripartenza targata Torregrossa-Bisoli, assistman per lo slovacco. E’ l’errore paradossalmente meno grave, con il Lecce sì sbilanciato in avanti ma incapace di capitalizzare con Falco (punizione a lato), La Mantia (tiro sparato su Alfonso) e Babacar (stop pregevole e conclusione rimasta in canna). Nel finale, poi, il gap riduce la contesa allo show di Balotelli alla ricerca del gol personale.

I GOL SU AZIONE. Abbiamo giustamente posto l’accento della nostra analisi sulle mancanze della retroguardia, ma il Lecce che non riesce a costruire colpi vincenti su azione è ormai una costante del campionato. Di 20 segnature, 10 sono figlie di palle inattive: rigori di Mancosu, punizione di Falco e sviluppi da corner. Nel computo includiamo anche il tiro a giro del fantasista di Pulsano contro il Genoa. Ci sta che una squadra che lotta per la salvezza debba puntare molto su queste fasi delle partite, ma l’alta percentuale, soprattutto per una squadra dal volto propositivo come il Lecce,deve far pensare.

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