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Dal Bentegodi al Bentegodi, con in mezzo l’incubo della C e un sogno più che possibile

Verona in  Serie A rievoca amari ricordi. Al Bentegodi si giocò l’ultima sfida prima del doppio salto indietro in C. Domenica la sconfitta e le critiche, ma bisogna ricordasi cosa c’è stato in mezzo tra le due sfide nello stadio scaligero.

Dopo una sconfitta, seppur brutta, come quella di domenica contro il Verona è facile demoralizzarsi, pensare che qualcosa non sta andando per il verso giusto. L’attacco non segna più, la difesa viene colpita con troppa facilità e il centrocampo è troppo molle per reggere l’urto degli avversari. Contro Pazzini e compagni effettivamente non ha funzionato proprio nulla e perciò ci stanno i commenti negativi e qualche richiamo ad avere più carattere nei prossimi impegni.

Non può però starci la contestazione, quella dura, quella pesante, che non consente attenuanti e che non nutre speranze per un futuro migliore. Girando nei bar in città, leggendo sui social, il Lecce sembra essere ultimo in classifica, senza speranze e praticamente già retrocesso. Chi la pensa così probabilmente non c’era allo stadio contro la Lupa Castelli Romani o nel derby perso per 0-3 contro la Fidelis Andria di Strambelli.

Sicuramente qualche errore è stato fatto in estate, ma nessuno in società tra Sticchi, Meluso e Liverani ha annunciato però ad agosto che questa squadra si sarebbe salvata con cinque giornate d’anticipo e senza soffrire, casistica che non è mai avvenuta nella storia del Lecce in Serie A. Ad oggi ci sono ancora dietro tre squadre e la lotta per la salvezza è più che aperta, nel passato ci sono stati gironi d’andata anche peggiori che però al termine del campionato hanno riservato un lieto fine.

GLI ARRIVI. Non è possibile perciò scoraggiarsi, il club ha investito in queste settimane di trattative, sono infatti arrivati Donati, Deiola, Saponara Barak e si attende il difensore centrale. Non c’è stato disinteresse o immobilismo sono giunti alla corte di Liverani dei giocatori che insieme in massima serie hanno la bellezza di 365 presenze. L’asticella dell’esperienza si è innalzata notevolmente e potrebbe essere questo un aspetto importante nelle prossime giornate per non rivedere più pareggi all’ultimo minuto.

IL PASSATO.  Prima di fischiare, prima di criticare, bisognerebbe ricordarsi, chi siamo e da dove veniamo, da quella maledetta Serie C. Appena quattro anni addietro, proprio nello stesso periodo, giocavamo in trasferta al Pinto di Caserta, oggi ci accingiamo ad ospitare il Torino, in uno stadio completamente rinnovato e davanti ad almeno 20.000 spettatori. Questo dovrebbe bastare per concedere un credito di fiducia ad un gruppo di dirigenti, tecnici e calciatori che hanno permesso a questa città di tornare a respirare la limpidissima aria della Serie A, che rappresenta un bene prezioso per tutti ma che non deve essere un diritto. Il Lecce a queste latitudini del calcio, fino ad oggi, ha sempre sofferto e lottato, magari il futuro sarà migliore, ma non dimentichiamoci però di un passato terribile che nessuno vuole più vivere. Tutto è ancora possibile, anche un futuro ricco di confini mai visitati fino ad oggi.

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