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Petriccione a CL: “Liverani mi ha cambiato. Festeggiai la promozione con pasticciotto e vodka lemon”

Il centrocampista giallorosso, intervenuto ai nostri microfoni nella diretta di mercoledì sera, ha ripercorso i vari passi della sua carriera.

APPROCCIO. “Quando a luglio arrivai nel Salento, francamente mai avrei immaginato alla promozione diretta. Poi però, quando vedevo gli acquisti del club, la parola salvezza iniziava davvero a sembrarmi troppo poco per una squadra allestita con quell’obiettivo ma con ben altre qualità. Il resto lo ha fatto il campo, eravamo fortissimi e lo sapevamo. Scendevamo in campo convinti di vincere e ci riuscivamo molto spesso”.

POST PROMOZIONE. “La gioia della promozione in Serie A me la porto ancora forte dentro. E poi, che festa. Ho ricordi confusi del post Lecce-Spezia, ma so che ero carichissimo per quanto speciale fosse quel giorno. Ho festeggiato tutta la notte per le strade di Lecce, che ad un certo punto era deserta. Tornai a casa alle 8 di mattina, non prima di aver confuso i festeggiamenti con pasticciotto e vodka lemon, per l’incredulità del barista che aveva appena aperto e che servì me ed un mio amico. Ma si doveva festeggiare”.

TERNI. “Eravamo praticamente spacciati. Poi arrivò il mister e ci cambiò la mentalità, salvandoci a suon di risultati importantissimi. Già ai tempi capii le sue qualità e caratteristiche, tra cui le chiare idee di gioco e l’attenzione ai dettagli. Questi ultimi sono davvero uno dei suoi punti di forza. Tant’è che è un martello incredibile su quello, non si accontenta mai.

ANEDDOTO FRESCO.Ricordo il post pareggio con l’Inter. Lui il martedì ci fa vedere sempre i video delle partite, e quella volta io, convinto di aver giocato una gara perfetta, pensavo ‘Stavolta non mi dirà nulla’. E invece pure in quel caso trovò tanti aspetti per cui riprendermi, perfezionista qual è”.

RUOLI. “Avevo sempre e solo giocato da play, poi mister Liverani a Terni mi provò da mezzala e mi sono trovato benissimo. Soprattutto per quello che lui chiede alle mezzali, per fare il quale uno con le mie caratteristiche è perfetto. E devo dire la verità, pur sentendomi regista mi diverto moltissimo anche a giocare più decentrato”.

CAGLIARI. “Per la mia carriera devo dire molto grazie al Cagliari, che ha creduto in me. Il direttore era Matteoli, il quale mi ha voluto nonostante non avessi un fisico ancora adeguatamente sviluppato. In tanti dicevano che fossi troppo basso e piccolo peer giocare a calcio, ma per fortuna non tutti l’hanno pensata così ricordo ancora le lacrime per convincere mia madre, inizialmente restia, a farmi partire. E poi quei mesi fondamentali in rossoblu, dove ho imparato tanto”

FIORENTINA. “La scuola di Firenze era, particolarmente in quei tempi, tra le più importanti d’Italia. Lì ho passato anni bellissimi e sono molto legato alla piazza viola, peccato non aver mai esordito con la maglia della Fiorentina anche per i tantissimi campioni che in quegli anni giocavano in prima squadra. Però mi è servito molto per crescere, visto che alle giovanili chiedevano espressamente di non alzare la palla. Fondamentale per migliorare tecnicamente e tatticamente”.

TIFOSI. “Non ho parole per descrivere i tifosi giallorossi, con i quali ho un legame speciale, particolare. Sinceramente all’inizio ero un po’ titubante circa il venire al Lecce, perché arrivavo dal Bari e non sapevo come l’avrebbe presa la piazza salentina. Io però mi sono guadagnato sul campo la loro fiducia, dando sempre tutto sulla maglia e cercando di ripagare con l’impegno il grande affetto che mi hanno sempre dimostrato”.

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