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Il pagellone finale: Mancosu da favola, Falco-Lapa i soli in attacco. Baba, Rispoli e Dell’Orco i flop

I nostri voti sulla stagione dei protagonisti in casa Lecce: i talenti offensivi stavano per scrivere una salvezza epica, complici le “magie” di un tecnico a cui è stata consegnata una squadra non da A. Male anche Tachtsidis e Rossettini, Benzar-Imbula i bidoni in assoluto.

Gabriel 7 – Mettiamo subito in chiaro una cosa: senza le parate del brasiliano il Lecce sarebbe retrocesso un paio di mesi prima. Sì, perché dietro a quasi tutti i punti conquistati dai giallorossi ci sono grandi parate, laddove non miracoli, di un soldato chiamato spesso a presentarsi senza protezioni al cospetto del bombardamento nemico. Senza quei 3-4 errori commessi staremmo parlando dell’uomo della stagione (34 presenze, 76 gol subiti. Media voto 6,35)

Vigorito 6 – Il protagonista tra i pali della promozione in Serie A svolge un ruolo da sparring, totale nel girone d’andata, parziale nel ritorno. Male all’esordio veronese e nell’ultima a Roma, in mezzo tre buone prestazioni condite da altrettante vittorie. Ha fatto il suo  (5 presenze, 9 gol subiti. Media voto 5,8)

Donati 7 – Il vero colpo di mercato del Lecce 2019/20. Sarà che paragonato agli altri terzini fa tecnicamente, tatticamente ed atleticamente un figurone esagerato, ma l’ex Bayer e Mainz preso a zero, sebbene non si sa quanto colpevolmente solo a dicembre, ha una sterzata alle fasce. Tra le poche garanzie assolute di una rosa non completamente da Serie A, oltre a divenire presto fondamentale per Liverani è stato apprezzato per una grinta encomiabile, da esempio (20 presenze, 1 gol. Media voto 6,23)

Rispoli 5 – Tra i giocatori da subito apparsi non esattamente da massimo campionato, e non solo per colpa sua visto l’acquisto low-cost per fare da riserva al desaparecido Benzar. Corsa e impegno indiscutibili, ma zero assist, un paio di conclusioni e tanti, troppi errori in uscita palla al piede (inadatto al gioco di Lierani sotto questo aspetto) nonché in copertura. E’ costato tantissimi gol (28 presenze, 0 gol. Media voto 5,62)

Lucioni 5,5 – Leader della difesa, lottatore indiscusso, il giudizio su di lui è influenzato inevitabilmente dall’aver garantito sempre quell’ardore agonistico necessario a sperare nella sopravvivenza e dal non aver mai mollato. Sul piano tecnico però anche “lo Zio” ha pagato l’impatto con la sua prima vera stagione di Serie A. Non tanto nei mesi iniziali, quanto da dicembre in poi: nelle fasi clou della stagione le prestazioni all’altezza sono state troppo poche (spicca il flop-Juve), nonostante l’importantissimo gol con la Lazio (36 presenze, 3 gol. Media voto 5,75)

Rossettini 5 – L’esperienza che è mancata, completamente o quasi, alla difesa giallorosso. Arrivato per dare equilibrio ad una retroguardia abile più in spinta e in gestione del pallone che negli uno contro uno, è riuscito solo a tratti nel girone d’andata ad essere utile alla causa. Poi la sfortuna della misteriosa infezione virale che lo ha colpito alla ripresa, dove però si era già presentato in condizione fisica non adeguata (26 presenze, 0 gol. Media voto 5,86)

Meccariello 5,5 – Il brutto infortunio al ginocchio ne ha rovinato completamente la preparazione, dunque anche compromesso la stagione. Ha esordito da Serie A a San Siro: un incubo prima, poi alla lunga si è ritrovato utilissimo complice il deludente cammino di Rispoli. Attaccato a maglia e causa, anche lui però ha pagato tanto dal punto di vista tecnico (14 presenze, 1 gol. Media voto 5,88)

Paz 5,5 – Arrivato in giallorosso a gennaio da sconosciuto, scelta last minute per dare man forte ad un parco difensori in disperata necessità, nelle prime settimane è stato utile solo per contenere negli ultimi minuti. Poi tutto è cambiato nel post-lockdown, dove è diventato titolare inamovibile di Liverani dalla Juve in poi. E con risultati non da buttare via: senza un paio di rigori pesanti ed evitabili causati, sarebbe stato una bella scoperta (13 presenze, 0 gol. Media voto 5,82)

Calderoni 6 – Cavalcata dai due volti la sua: quasi perfetto, soprattutto in zona offensiva, all’andata, spuntato ed in continua difficoltà difensiva e fisica nel ritorno. Il mancino di Liverani si è preso la ribalta a suon di gol, tutti pesanti: quello del vantaggio a Ferrara ed i pareggi in extremis a San Siro (da film) e con il Cagliari. Momenti epici ed importanti che gli valgono un’innegabile sufficienza, ma anche tanti, troppi errori dietro per poterlo premiare di più (26 presenze, 3 gol. Media voto 5,62)

Dell’Orco 4,5 – Per descrivere la sua stagione, si potrebbe prendere come spunto quella del collega di reparto Calderoni: tanti disastri difensivi (spiccano i due Parma, Brescia, Verona e la decisiva Genova), ma niente utilità offensiva. Arrivato come promettente difensore eclettico, è apparso leggerino da centrale e timido da terzino. Le migliori prestazione nella difesa a tre: troppo poco per non considerarlo uno dei clamorosi flop stagionali (14 presenze, 0 gol. Media voto 5,27)

Vera 5,5 – Dalla Colombia da sconosciuto ma con tante speranze, sono bastati pochi giorni a Liverani per capire che altro che sfida a Calderoni per una maglia da titolare. Bel calcio ma completamente acerbo, il più giovane della truppa non è stato praticamente mai considerato, se non per scampoli di match già finiti e comunque fuori ruolo. L’unica da titolare, a gran sorpresa, allo Juventus Stadium: un pesce fuor d’acqua, eppure uscì con il Lecce sullo 0-0 (8 presenze, 0 gol. Media voto 5,75)

Majer 6 – Tra i migliori colpi dell’era Meluso, lo sloveno è stato tra i primi ad adattarsi subito e bene a ritmi e caratteristiche della Serie A. Magari non sarà la stella principale di questa squadra, ma ha già dimostrato con corsa ed intelligenza tattica fuori dal comune di essere un elemento affidabile, oltre che costruito a pennello per il gioco di Liverani. Peccato solo per una seconda parte di stagione in netto calo, complici non sempre chiari problemi fisici (27 presenze, 1 gol. Media voto 5,69)

Petriccione 6,5 – La più bella sorpresa dell’anno della B si conferma anche nel massimo campionato. Da subito tra gli elementi più apprezzati, anche ad altissimi livelli, di casa Lecce, stecca raramente e calza a pennello con l’intraprendente gioco propositivo e ben orchestrato firmato Liverani, di cui ne è simbolo. Manca solo nell’ultima giocata, qualche volta in ardore agonistico, ma lotta fino all’ultimo ed è secondo assist-man della squadra (31 presenze, 0 gol. Media voto 6,06)

Tachtsidis 5 – Spesso e ingiustamente additato come uno dei simboli della caduta giallorossa, è tuttavia certamente tra coloro che maggiormente hanno risentito il passaggio dalla B alla A, pur essendo tra i più esperti. Nulla da dire su una visione di gioco che ha pochi eguali anche nel massimo campionato, ha però sofferto davvero troppo l’altrui dinamismo, non sembrando in grado di adeguarsi alla velocità della Serie A. Ha pagato tantissimo l’inefficienza difensiva del collettivo di Liverani, mettendoci del suo: davvero troppi gol preso per mancato schermo che doveva offrire alla retroguardia (28 presenze, 0 gol. Media voto 5,46)

Mancosu 7,5 – Capitano, leader, trascinatore, cuore giallorosso: l’unico reduce della Serie C è anche il migliore sotto ogni punto di vista. Per trascorsi e per emozione doveva essere tra coloro che potevano maggiormente pagare l’approccio con il massimo campionato finalmente trovato protagonista, invece devastante. 14 gol all’attivo, più di fenomeni come Dybala, Milik, Lautaro per citarne alcuni, duttilità tattica imprescindibile per Liverani ed alcune giocate rimaste nella storia, come la punizione di Napoli. Senza i due rigori sbagliati sarebbe stato praticamente perfetto: anima del leccesismo (33 presenze, 14 gol. Media voto 6,05)

Barak 7 – Arrivato a gennaio, gli sono bastati due stop del pallone per far capire che poteva essere il salvatore della patria. Che fosse elemento di livello ben superiore alla media giallorossa è evidente, ed è riuscito a lungo a metterlo in pratica portando i giallorossi a distanziare le inseguitrici e risucchiare più squadre nella lotta salvezza. Poi il crollo fisico post-lockdown: nonostante ciò era sempre da lui che passavano le accelerazioni in mediana, e infatti Liverani non lo ha mai sostituito (16 presenze, 2 gol. Media voto 6,09)

Deiola 6,5 – La più bella sorpresa del mercato invernale. Il suo arrivo ha dato nuova e fondamentale linfa ad un centrocampo, quello di Liverani, in totale carenza di energie. Il suo spirito guerriero e la sua duttilità tattica hanno dato un apporto fondamentale nel miglio momento stagionale dei giallorossi, ma l’infortunio l’ha messo fuori uso proprio quando il suo utilizzo avrebbe fatto più comodo (10 presenze, 1 gol. Media voto 6,15)

Shakhov 5,5 – Annunciato come uno dei tre acquisti internazionali dell’estate del ritorno in Serie A, ha fatto sì meglio dei bidoni Benzar e Imbula, ma non abbastanza per evitarsi l’appellativo di flop. Rispetto agli altri due, infatti, viste le recenti esperienze positivissime con Dnipro e Paok ci si attendeva molto di più. Un paio di assist decisivi da quattro punti, un gol, tanti tocchi da elemento di qualità, ma soprattutto un passo lento ed una leggerezza quasi svogliata non da campionato italiano (24 presenze, 1 gol. Media voto 5,86)

Saponara 6 – Assieme a Deiola e Barak, forma il trittico che ha rilanciato le quotazioni della mediana giallorossa, e con esse quelle del Lecce. L’esordio contro il Torino è stato da urlo, tra giocate e assist (ben 4 in nemmeno metà campionato). Poi anche la magia illusoria con l’Atalanta, ma anche una condizione post lockdown non all’altezza che è andato a rovinare una stagione che sarebbe potuta essere molto più che positiva (13 presenze, 2 gol. Media voto 6,08)

Falco 7 – L’elemento più talentuoso di Liverani, quello che meglio ha impattato con la A e quello che, probabilmente, meglio di tutti ne esce, in prospettiva, dalla stagione giallorossa, tanto da essere spesso accostato alla Nazionale. Del 10 di Pulsano si ricordano le giocate sopraffine, da San Siro al Parma, passando per Torino, la punizione con il Sassuolo e gli eurogol con Genoa e Bologna. Non a caso re degli assist in casa Lecce, è mancato però negli scontri diretti, soprattutto quelli, fondamentali, post lockdown: poteva fare ancor di più (30 presenze, 4 gol. Media voto 6,09)

Lapadula 7 – Alla fine dei giochi, è l’uomo su cui è interamente pesata la responsabilità di sostenere un attacco giallorosso decisamente spuntato. Grinta da vendere, sinergia e intesa con i compagni e soprattutto un istinto da cattivo (ma tecnico) rapace d’area di rigore che ha dimostrato di non aver perso negli anni genovesi. L’unico vero rammarico è non averlo avuto sempre a disposizione a causa dei troppi (3 nel complesso) infortuni (25 presenze, 11 gol. Media voto 6,06)

Babacar 4,5 – Dopo l’imbattibile duo Benzar-Imbula, è la delusione del mercato 2019/20 e, per estensione, della stagione giallorossa. Tante volte è stato sostenuto da stampa, club e compagni, davvero fino all’ultimo, meno da un ambiente più indolente verso un atteggiamento (spesso solo nell’apparenza) compassato. Il suo lavoro da prima punta felpata, fisica, quasi vecchio stampo lo ha fatto, ma troppo poco. Di lui infatti si ricordano un paio di prestazioni davvero positive, tra Spal, Inter e Lazio. Poi però gli impietosi numeri, con quasi più rigori sbagliati che gol fatti, e una quantità industriale di prestazioni grigie, sottotono (25 presenze, 3 gol. Media voto 5,62)

Farias 5 – Se su Babacar ha pesato in negativo anche una condizione fisica non adeguata, per il brasiliano questo aspetto è talmente prorompente da renderlo quasi ingiudicabile. O quantomeno per giocare un fattore decisivo per la sua valutazione, dal momento che, dopo una prima parte in cui sembrava davvero poter avere i numeri per guidare il Lecce, poi si è sciolto sul più bello. Tanto che le sue tracce sono tutte nel gol di Torino e nelle giocate, tra andata e ritorno, con il suo ex Cagliari. Un desaparecido (18 presenze, 2 gol. Media voto 5,79)

Ceduti: Benzar 4, Riccardi 5.5, Imbula 4, Tabanelli 6, La Mantia 6

All. Liverani 6,5 – Forse meriterebbe un voto più alto, perché non si sa quanti tecnici avrebbero fatto meglio con una rosa non propriamente da Serie A, tanto che a volte ha rischiato di non arrivare a undici. Dare di più di un voto comunque positivo con una retrocessione sul groppone è però quasi impossibile, soprattutto considerando che in alcune circostanze (poche, per carità) avrebbe potuto rinunciare al calcio spettacolo (e spot) per badare al sodo. Evitando, magari un numero di gol importante ed approcci sbagliati nei match da 6 punti. Tolto ciò, il resto è solo da applausi e ringraziamenti: fare più punti con queste risorse tecniche sarebbe stato da maghi, in particolare in un girone d’andata in cui il Lecce era, rosa alla mano, troppa poca roba. E, alla fine, ha davvero mancato per un soffio un’impresa che sarebbe stata epica (Media voto 6,04)

Ds Meluso 5 – Chiudiamo le pagelle chiarendo una cosa: la retrocessione non è colpa di nessun singolo. Non è colpa di Babacar, Tachtsidis, Rispoli o Dell’Orco, i peggiori tra chi ha concluso la stagione, figuriamoci di Imbula o Benzar. E non è colpa di Mauro Meluso, ds che ha già pagato con l’esonero la caduta in B. La bocciatura però è inevitabile per chi, pur con poche risorse a disposizione, ha sbagliato tanto contribuendo a costruire uno dei Lecce più scarsi mai visti in A. Qui si parla con il senno di poi, è chiaro, ma i numeri parlano chiaro: numericamente al limite, i giallorossi sono andati avanti quasi solo con i punti di forza della Serie B. I colpi Barak, Donati, Deiola e Saponara hanno raddrizzato una stagione che sarebbe potuta essere stile Spal, e forse era il caso di intervenire da subito “piegandosi” ai prestiti secchi (Barrow e Kulusevski sfumati anche per questo). Peccato, bocciatura inevitabile

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Manlio Giaracuni
Manlio Giaracuni
2 mesi fa

Concordo, immenso Mancosu

Gianfranco
Gianfranco
2 mesi fa

Condivido in pieno tutto l l’articolo

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