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Cosenza: “Lecce? Una storia d’amore incredibile. Quest’anno c’è da lavorare”

L’ex difensore del Lecce, ora in forza al Piacenza, nono nel girone A di Serie C, ha concesso un’intervista a Super News.

PIACENZA. “Cosa mi ha spinto qui? Sicuramente il fatto di aver ritrovato il mio allenatore, Cristiano Scazzola, colui che mi ha guidato anche con l’Alessandria, ma la differenza l’ha fatta il blasone e l’importanza di una piazza come Piacenza. Mi hanno voluto e mi sono sentito onorato, dal momento che venivo da 4 mesi in cui ero fuori lista con l’Alessandria. Questo mi ha dato grandi stimoli”.

IL GIALLOROSSO INDIMENTICABILE. “Lecce é una parentesi bellissima della mia vita, perché é una piazza stupenda, della quale io sono innamorato. La considero la mia seconda città. Ho avuto la fortuna di approdare in giallorosso con la nuova società, e questo ci ha permesso di ripartire da zero e di creare un gruppo incredibile che si é rivelato vincente negli anni. Io e la mia famiglia siamo innamorati di Lecce. Mi lega a questa città una storia incredibile di amore puro”.

LECCE CANDIDATO ALLA PROMOZIONE. “La squadra giallorossa non é sola. Il campionato di B é difficilissimo, e lo dimostra il fatto che squadre importanti e ben costruite come Parma e Spal si trovino in bassa classifica. Il Lecce ha un gruppo ben consolidato e sicuramente lotterà fino alla fine, ma c’è ancora molto da lavorare e non avrà vita facile. Io, ovviamente, faccio il tifo per loro”

CHI STA DANDO DI PIU’.Coda, perché é un giocatore che fa la differenza. I dati e i gol parlano per lui. La società é stata molto brava a portare in giallorosso un bomber del genere in una piazza così importante. I tifosi si sono subito innamorati di lui. Coda é un giocatore che segna, ma che si prodiga anche per la squadra. Il Lecce é stato ben costruito dal direttore Corvino e da tutta la società, che conosco bene e che so come lavora. Ogni giocatore é stato scelto per il proprio valore umano e sportivo. Complimenti ai giallorossi”.

SORPRESE. Chi mi stupisce? Il Cittadella, che ogni anno riesce sempre a confermarsi, a stare sempre sul pezzo e a rimodellarsi con giovani interessanti, ma anche la neopromossa Ternana, poi Perugia e Brescia. Mi aspettavo qualcosa in più da Parma e Spal, perché erano state costruite per vincere, e invece ora dovranno faticare fino alla fine, perché quando ti trovi così in basso é sempre più difficile recuperare nel girone di ritorno”.

REGGINA. “La maglia amaranto rappresenta per me il coronamento di un sogno. Tutti i ragazzini di Reggio Calabria e provincia hanno l’ambizione di indossare quei colori. Io ci sono riuscito, e ho coronato il sogno di giocare in Serie A, anche se solo per una partita, nel mio esordio contro l’Inter. A Reggio Calabria sono cresciuto, quindi la Reggina per me é tutto. Quando si é reggini, si é reggini nel sangue e nel cuore. L’esperienza amaranto mi ha temprato tanto, mi ha fatto crescere e diventare uomo, perché lasciare la famiglia a 13 anni non é stato semplice. Negli anni scorsi ho avuto la possibilità di tornarci, ma non sarebbe stata la scelta giusta, perché non c’erano le condizioni ideali per farlo. Non ci siamo ritrovati, purtroppo, ma la Reggina rimane la mia squadra del cuore”.

ALTI E BASSI CON L’ALESSANDRIA. “Abbiamo raggiunto un obiettivo incredibile, la promozione in B mancava da più di 46 anni. Abbiamo costruito una nuova famiglia che ha raggiunto un grande successo. Purtroppo però, come spesso accade nel calcio, dopo una grande vittoria le cose cambiano in maniera repentina. Probabilmente io sono ancora legato al calcio di qualche anno fa, quello in cui i rapporti non cambiano nel giro di un mese. Nel caso specifico dell’Alessandria, la società e lo staff hanno cambiato idea su di me, e non mi hanno reputato un giocatore in grado di dare un contributo in Serie B. Queste visioni differenti e il fatto di non aver trovato un club negli ultimi giorni di mercato hanno fatto sì che io venissi messo fuori lista”.

CONFRONTO. “In maniera molto tranquilla, in un confronto con l’allenatore e il direttore sportivo ho fatto presente che non mi é piaciuta la gestione della situazione. In ogni caso, credo che il calcio di oggi sia anche questo, talvolta tende a favorire i giovani e a penalizzare i giocatori con più esperienza, che vengono erroneamente considerati “vecchietti” o calciatori a fine carriera. Ma non é così, perché quando dentro il fuoco brucia ancora, passerà ancora del tempo prima di appendere le scarpette al chiodo. Comunque, successivamente ho avuto modo di chiarire con la società”. 

 

 

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