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I numeri di Verona-Lecce 2-0: episodi ok per un’Hellas difensiva, giallorossi bloccati nella ripresa

Le statistiche della gara persa dai giallorossi al Bentegodi sorridono ai padroni di casa, precisi sottoporta e ben attenti alle chiusure difensive

Il Lecce si ferma a sei risultati utili e perde lo scontro diretto con l’Hellas Verona. Rispetto alle gare in cui si è apprezzata la sfrontatezza di una squadra capace di giocare faccia a faccia contro le big del campionato, la squadra non è riuscita a imporsi contro una squadra che ha lasciato l’impostazione all’avversario arrocandosi nella propria trequarti per poi ribaltare l’azione con veloci palloni verso il lungagnone Djuric, deputato ad aprire tracce per gli inserimenti di trequartisti ed esterni. Anche se lo step di crescita della vittoria in una partita sporca non è arrivato, a Baroni resta il rammarico per non aver capitalizzato la superiorità sul piano delle occasioni da gol nel primo tempo non trovando il gol con Blin e Colombo, respinti da Montipò.

Gli episodi di certo non hanno sorriso ai giallorossi. Anche se il predominio territoriale e di possesso non è stato schiacciante come in altre occasioni (5 tiri a testa nel primo tempo e 11 a 8 Hellas totale e 4-3 in porta), il Verona è passato alla prima vera palla gol (0.12 di xG contro lo 0.06 del pallonetto anticipato di Lazovic e 0.04 del successivo tiro dell’autore del gol). Gallo, uscito in precedenza sul ribaltamento di Magnani, è tornato con un pizzico di ritardo nella marcatura sul gradevole traversone di Doig per Depaoli già appostato in area. Dall’altra parte, il Lecce non ha sfruttato le due conclusioni con poco angolo di Colombo (0.09 al 4′, fuori e 0.05 per la sassata domata da Montipò) e il ghiotto rigore in movimento (0.14) non segnato da Blin al 34′. Il francese ha beneficiato dell’unico “buco” difensivo di Hien. Lo svedese ha giocato una partita sontuosa: 8 intercetti, 25 recuperi palla (record stagionale) e 7 duelli aerei vinti su 9 con un totale di 30 confronti vinti su 44.

Nel secondo tempo, il Lecce, la cui partita si è complicata con gli infortuni di Gallo, Umtiti e Gendrey, è calato e le statistiche finali di pericolosità offensiva hanno ridotto il divario tra lo 0.59 totale del Lecce e 0.47 dell’Hellas. Il palo di Ilic 0.03 e gol di Lazovic 0.04 (Falcone rivedibile sul primo palo) sono stati statisticamente equivalenti al tiro a giro di Henry all’86’ (0.06) e alla terza iniziativa di Depaoli al 59′ (0.06). Il raddoppio nasce dalla pressione alta del Verona che, con Hien francobollato, induce Colombo all’errore in fase di ripartenza. Dalla riconquista di Ilic, con difesa leccese disordinata, è nato il passaggio vincente. La stazza di Djuric ha vinto il duello tutto fisico con Baschirotto (solo 4 duelli vinti di testa) e il Verona ha respirato guadagnando fiducia e compattezza nonostante le basse percentuali di possesso palla: 38% contro il 62% del Lecce. Altri numeri per avvalorare ciò sono il 54-35 sugli intercetti, 93-69 di duelli vinti e 29 spazzate a 15, segno di un gioco “pane e salame” che ha portato Zaffaroni ai tre punti.

Il Lecce nel secondo tempo non è emerso dal fango di una partita sporca. Baroni ha cambiato due volte volto all’attacco con Di Francesco al centro dopo l’uscita di Colombo prima di Persson. Zero tiri in porta e due situazioni offensive malamente sprecate da Pezzella al 52′ e 89′ (0.19 di xG per il secondo sinistro sparato in curva) hanno raccontato la fine di una partita che, al di là dei 3 punti persi sulla zona rossa, deve servire a tenere fiducia nel proprio percorso di crescita. Per raggiungere la salvezza, al Lecce serve sì quell’identità di gioco che ha fatto gioire nelle scorse partite, ma serve altresì coadiuvarla ad un’intensità di corsa e aggressività superiore al comune.

 

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