VICINANZA ALLA SQUADRA – “Nel corso degli ultimi mesi di campionato sono rimasto spesso qui, accanto alla squadra. Ma mi rendevo conto di essere quasi impotente: non riuscivo a incidere, segno evidente che l’errore commesso era a monte. Non eravamo riusciti a trasformare un gruppo in una squadra. Vedevo dei giocatori a volte spaesati. Altre non inseriti nel nostro contesto. Non deve più accadere. Nel finale siamo stati bravi a trovare dei punti di riferimento, lì è stato abile Cannavaro e ho apprezzato davvero l’unione che si è creata in quei giorni. L’ambiente. I tifosi tutti”.
QUANTO MANCA L’EUROPA – “Sapete che vi dico? Che è passato troppo tempo dall’ultima partecipazione europea, che ne abbiamo fatti anche troppi di “anni zero”. Questa società può andare avanti con le proprie gambe“. E conclude: “Io lavoro per soddisfare mio padre, un grande appassionato, la mia famiglia e la nostra gente. Perché l’Udinese è legata al Friuli.”
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