AL PESCARA. “La squadra era stata allestita per puntare in alto in Lega Pro, ma i risultati iniziali non furono all’altezza delle aspettative . CosƬ, a metĆ gennaio, la societĆ affidò a Di Francesco la guida del team, mentre io fui promosso a direttore sportivo. Con Eusebio in panchina, il Pescara cambiò marcia. Entrammo nella griglia dei play off ed arrivammo sino in fondo, alla finale con il Verona, che ci spalancò le porte della serie B. L’anno dopo, da matricola, la nostra compagine si comportò bene, tanto da lottare a lungo per un posto negli spareggi per il salto di categoria. Alla fine ci piazzammo a metĆ classifica, ma oramai il nome di Di Francesco era assurto agli onori della cronaca, tanto che ricevette la chiamata del Lecce, che lo volle in A”.
PRIMO DI FRANCESCO. “All’epoca la sua filosofia calcistica era molto zemaniana, pur con delle idee introdotte da lui, che ha poi sviluppato. Nel corso degli anni, però, si ĆØ evoluto ed ha in parte mutato il suo credo, variandone diversi aspetti. Non ĆØ legato ad un sistema di gioco, sul quale ha una notevole flessibilitĆ . Predilige una manovra improntata all’aggressivitĆ ed alla verticalizzazione. Non rinuncia mai a giocarsela, anche con avversarie più forti. Sa dare una precisa identitĆ alle formazioni che guida”.
CARRIERA. “Al Sassuolo, Eusebio ha messo su un complesso che esprimeva un calcio divertente e redditizio, con interpreti giovani. Il passaggio al club capitolino ĆØ stata la logica conseguenza e nella prima annata agonistica le cose sono andate alla grande. Nella stagione seguente, invece, ĆØ arrivato l’esonero, per di più dopo una eliminazione dalla coppa più importante avvenuta ad opera del Porto, agli ottavi, al termine di un match perso in trasferta e caratterizzato da episodi arbitrali sfavorevoli. Eppure sul finire del 2017/2018, dopo avere estromesso dalla Champions il Barcellona, gli era stato rinnovato il contratto”.
DUE RETROCESSIONI. “Nel calcio ĆØ difficile accontentare tutti. Purtroppo, molti hanno quale unico metro di giudizio il risultato e non il lavoro svolto. Noi direttori sportivi dobbiamo fare delle scelte. Corvino, tra l’altro, ĆØ un grande dirigente, che sa bene come muoversi. Lo ha dimostrato in tanti anni di carriera. Sarò di parte in quanto mi sento legato ad Eusebio, ma sono convinto che la societĆ salentina sia in buone mani. Tra l’altro, il modo di fare calcio del sodalizio giallorosso si sposa alla perfezione con le capacitĆ di Di Francesco”.
IN GIALLOROSSO. “Il Lecce, grazie alle idee del presidente Saverio Sticchi Damiani ed alle capacitĆ di Corvino, ĆØ una delle societĆ più virtuose della massima serie, ma per riuscirci ha la necessitĆ di fare crescere e lanciare calciatori giovani. Ebbene, in questo Di Francesco ĆØ bravissimo. Inoltre, ĆØ il caso di rammentare che l’attuale responsabile dell’area tecnica dei salentini, quando lavorava con la Fiorentina, avrebbe voluto Eusebio sulla panchina della “Viola”. Quindi la sua ĆØ una scelta che nasce da lontano e che, quindi, non ĆØ improvvisata”.
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Detta alla Catalano…meglio perdere giocando bene che perdere giocando male! In ogni caso, non si può ogni anno rinnovare due terzi di squadra con giocatori che parlano 9 lingue diverse e ricominciare sempre da zero.
Sig. Bortone, si fa di necessità virtù..
Altrimenti bisogna tifare squadre che possono spendere almeno 100 ml come il Como o più su…
Veda lei
Ei professorone perchĆ© non vai a tifare per il Brindisi…. sicuramente ti darĆ più soddisfazioni