Tra le tantissime squadre guidate da Piero Braglia c’è anche il Lecce. Nel 2015/2016 subentrò ad ottobre ad Antonino Asta, ottenne 18 risultati utili di fila ma non riuscì a conquistare la promozione ai playoff perdendo in semifinale contro il Foggia di Roberto De Zerbi.

Le seconde squadre
Braglia, interpellato su vari temi relativi al terzo campionato nazionale, parla delle seconde squadre. In C ci sono Atalanta, Juventus e Inter. Il giudizio dell’allenatore toscano è tutt’altro che positivo: “Io continuo a non capirne l’utilità. È diventato un modo per fare plusvalenze, non per crescere giocatori per la Nazionale. In Serie C servono piazze vere, con storia e pubblico. Una volta c’era il torneo riserve, il De Martino: lì capivi davvero se un ragazzo era pronto. Qui invece molti giovani vengono catapultati in C senza capire dove sono capitati”.
Numero di squadre
La Serie C è spesso oggetto di desideri di riforma con l’obiettivo di ridurre il numero delle squadre. Per Braglia il punto non è la numerosità delle compagini che devono comporre il campionato: “Il problema sono i controlli. Gli stessi personaggi che fanno fallire club continuano a girare. Bisognerebbe verificare seriamente se una proprietà ha le reali potenzialità per sostenere una squadra. Un campionato di Serie C si può fare anche con un milione di euro, ma servono persone serie. Questo è il vero nodo”.
FVS
È il primo anno della Serie C con il Var a chiamata. La novità sta creando anche problemi alle partite secondo Braglia. I mezzi a disposizione delle società sono ovviamente diversi rispetto agli standard del Var in A e B: “Non si può stare sette o otto minuti per decidere un’azione con una sola telecamera. Così si toglie istintività al calcio. Anche gli assistenti ormai aspettano la comunicazione prima di alzare la bandierina. O si mettono più telecamere, almeno nelle aree, oppure così diventa un paradosso. Inoltre si rischiano anche infortuni, soprattutto d’inverno, con i giocatori fermi troppo a lungo”.
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