Braglia: “Serie C? Seconde squadre inutili, Var a chiamata crea problemi…”

Il decano delle panchine di Serie C, ex tecnico anche del Lecce, ha parlato a tmw

Tra le tantissime squadre guidate da Piero Braglia c’è anche il Lecce. Nel 2015/2016 subentrò ad ottobre ad Antonino Asta, ottenne 18 risultati utili di fila ma non riuscì a conquistare la promozione ai playoff perdendo in semifinale contro il Foggia di Roberto De Zerbi.

LECCE CAMPIONATO 2019-2020 LIVERANI E BRAGLIA MICHEL CAPUTO/SILPRESS

Le seconde squadre

Braglia, interpellato su vari temi relativi al terzo campionato nazionale, parla delle seconde squadre. In C ci sono Atalanta, Juventus e Inter. Il giudizio dell’allenatore toscano è tutt’altro che positivo: “Io continuo a non capirne l’utilità. È diventato un modo per fare plusvalenze, non per crescere giocatori per la Nazionale. In Serie C servono piazze vere, con storia e pubblico. Una volta c’era il torneo riserve, il De Martino: lì capivi davvero se un ragazzo era pronto. Qui invece molti giovani vengono catapultati in C senza capire dove sono capitati”.

Numero di squadre

La Serie C è spesso oggetto di desideri di riforma con l’obiettivo di ridurre il numero delle squadre. Per Braglia il punto non è la numerosità delle compagini che devono comporre il campionato: “Il problema sono i controlli. Gli stessi personaggi che fanno fallire club continuano a girare. Bisognerebbe verificare seriamente se una proprietà ha le reali potenzialità per sostenere una squadra. Un campionato di Serie C si può fare anche con un milione di euro, ma servono persone serie. Questo è il vero nodo”.

FVS

È il primo anno della Serie C con il Var a chiamata. La novità sta creando anche problemi alle partite secondo Braglia. I mezzi a disposizione delle società sono ovviamente diversi rispetto agli standard del Var in A e B: “Non si può stare sette o otto minuti per decidere un’azione con una sola telecamera. Così si toglie istintività al calcio. Anche gli assistenti ormai aspettano la comunicazione prima di alzare la bandierina. O si mettono più telecamere, almeno nelle aree, oppure così diventa un paradosso. Inoltre si rischiano anche infortuni, soprattutto d’inverno, con i giocatori fermi troppo a lungo”.

 

 

Redazione

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