Gravina: “La Nazionale non interessa a nessuno. E i rigori con Svizzera e Bosnia non li ho tirati io”

Il presidente dimissionario della Federcalcio ripercorre i suoi sette anni di presidenza, tra successi, difficoltà e frustrazioni

Gabriele Gravina, dopo sette anni e mezzo di presidenza alla guida della Federcalcio, ha deciso di fare un passo indietro. Un addio che arriva a conclusione di un ciclo contraddistinto da trionfi e delusioni, con il presidente che lascia con riflessioni profondamente personali. In un’intervista al Corriere della Sera, Gravina ha definito le sue dimissioni come “un ultimo atto d’amore verso il calcio”, motivando la sua scelta con la volontà di non permettere che gli attacchi personali danneggiassero ulteriormente la Federazione.

Le dichiarazioni

Mi assumo le mie responsabilità”, ha dichiarato, esprimendo l’amarezza per non essere riuscito a mantenere una delle promesse più importanti fatte ai tifosi italiani: la qualificazione al Mondiale. “Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti”, ha aggiunto il presidente dimissionario, sottolineando il dolore per un obiettivo sfumato. Un clima di critiche aspre e di “odio” ha accompagnato la sua presidenza, e sebbene Gravina abbia sempre accettato le critiche, non ha mai tollerato gli attacchi alla sua dignità. In particolare, ha fermamente respinto l’accusa di essere “indegno”, affermando che “nessuno può permettersi certe patenti di moralità”.

Un altro punto di frustrazione per il presidente dimissionario riguarda la sua esperienza personale nel paese, paragonando il suo isolamento a quello di un “recluso”. Il calcio, secondo Gravina, è diventato un riflesso della società, in cui “il pensiero si ritrae e lascia spazio agli istinti più bassi e animaleschi”. Questo fenomeno, a suo parere, ha trasformato il calcio in un luogo di “frustrazione feroce e giudizi ciechi”, dove prevalgono le emozioni sopra la razionalità.

Tuttavia, le sue dimissioni non sono motivate solo dalla delusione sportiva. Gravina ha rivelato di aver già pensato a lasciare la presidenza prima dei playoff, deluso dalle difficoltà nell’affrontare “vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento”. Il problema principale, secondo lui, risiede nell’impossibilità di riformare i campionati, a causa del cosiddetto “diritto d’intesa”, che definisce un vero e proprio “diritto di veto”. Gravina ha auspicato un intervento politico per rimuovere questi ostacoli e permettere al calcio italiano di evolversi.

Il rapporto con la politica è stato uno dei punti più critici della sua presidenza. Gravina ha lamentato il “vecchio pregiudizio sempre attuale, quello dei presidenti ‘ricchi e scemi’”, un pregiudizio che ha definito “superficiale e offensiva”. Ha inoltre denunciato la mancanza di supporto per le giovanili e la scarsa attenzione da parte delle istituzioni riguardo ai ritardi sugli impianti per Euro 2032. Per lui, il calcio in Italia sembra non avere grande valore se non come strumento per rivendicazioni personali: “In Italia della Nazionale frega solo ai tifosi. Agli altri, compresa la politica, serve solo per rivendicare forme di posizionamento personali”. E poi anche una battuta con frecciatina sui rigori sbagliati con Svizzera e Bosnia nelle due passate qualificazioni iridate: “Dovevo allenarmi a tirarli meglio”.

Nonostante le difficoltà incontrate, Gravina rivendica con orgoglio alcuni successi raggiunti durante il suo mandato, tra cui la sopravvivenza del calcio durante la pandemia, la vittoria dell’Europeo 2021 e la co-assegnazione di Euro 2032. Tuttavia, ciò che lo commuove maggiormente è la creazione della divisione paralimpica, un’iniziativa che gli ha permesso di ricevere “le mail e le testimonianze di tanti genitori che mi hanno offerto stima e supporto”. Per lui, questo rappresenta il valore più autentico del suo operato.

Guardando al futuro, Gravina non intende influire sul suo successore, auspicandosi che venga scelto un profilo capace di “anteporre il bene comune alla difesa dei propri orticelli”. Nel frattempo, continuerà il suo impegno in Uefa, promettendo di non diventare un “ex presidente ingombrante”, ma portando con sé una lezione di vita preziosa: “Ho assaporato la polvere dei campi di terza categoria e vissuto nel salotto buono… una lezione che custodirò gelosamente”.

Infine, un chiarimento sulle polemiche scaturite da una sua dichiarazione riguardo al dilettantismo delle altre discipline sportive: “Mi spiace per come le mie parole siano state interpretate in Italia. Sicuramente andavano argomentate meglio”, ha precisato, aggiungendo che la sua intenzione non era quella di svalutare l’impegno e la professionalità degli atleti di altri sport, ma di sottolineare come il professionismo dovrebbe essere soggetto a regolamentazioni precise.

Redazione

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3 Commenti
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Mercenari
4 mesi fa

Taci buffone 🤡

Commento da Facebook
4 mesi fa

Vero i rigori non li ha tirato lei! Ma dio santo in 8 anni non sei stato capace “di riformare il calcio”

Mercenari
4 mesi fa

Non è vero, l’ha fatto sprofondare definitivamente

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