Mario Moroni ha raccontato tutti i suoi pensieri sui cambiamenti che interessano il Lecce. Alle porte c’è la stagione 2026/2027.
Il commento sulla stagione del Lecce
“È stato un anno straordinario. Abbiamo consolidato la nostra posizione in serie A e non è da poco perché effettivamente salvarsi per la quarta stagione consecutiva è stato un po’ complicato, soprattutto verso la fine, ma anche in altre fasi del campionato, però, insomma, è un grandissimo risultato. La partita che mi ha divertito di più? Quella decisiva con il Sassuolo. Una partita incredibile, poteva succedere di tutto ed è successo quello che tutti speravamo. Vincere non era facile, anche perché da lì passava indubbiamente la nostra salvezza.”
L’addio di Corvino
“Pantaleo aveva ultimato e definito il suo secondo ciclo con questa società. Ha fatto delle cose straordinarie anche lui: prendere una situazione, risanarla sotto il profilo finanziario attraverso la dismissione di tanti calciatori che costavano molto e rendevano poco, rinnovare totalmente il palco giocatori e consuntivare quei risultati. Alla fine con questa ennesima salvezza ha ritenuto di avere le batterie scariche. Probabilmente ha contribuito anche qualche contestazione di troppo nei momenti di difficoltà della squadra e questo lo ha amareggiato non poco. Io, che lo conosco molto bene Pantaleo, ho registrato questa amarezza, questa delusione, per cui era arrivato il momento forse per lui di dire stop. È un atto di coraggio anche quello, perché poi in fondo lavorava nella sua città, nella sua provincia, nella sua società. Avrebbe potuto proseguire, però non se l’è sentita e quindi in questo senso ha fatto soltanto gli interessi del Lecce, della società.”
Trinchera
“Condivido appieno questa scelta, perché Trinchera ha imparato molto in questi ultimi anni, anche con l’affiancamento a Pantaleo Corvino. Penso che potremmo sicuramente fare altrettanto bene. Le relazioni, le acquisite, l’esperienza ormai ce l’ha. Quindi, insomma, vedremo. Gli abbiamo fatto tutti i più calorosi in bocca al lupo. Io poi tra l’altro l’ho avuto come calciatore più di 30 anni fa. Lo trovai praticamente appena entrato da Presidente. Lui era un difensore abbastanza forte, giovane, ma poi giocò in altre squadre. L’ho conosciuto e comunque l’ho apprezzato anche per la sua serietà, per la sua discrezione, per la sua concretezza anche nella conferenza stampa che ha tenuto”
2005/2006: il primo Lecce post Corvino
“Non fu per niente semplice, perché probabilmente, ahimè, fu sbagliata la scelta di Regalia. Probabilmente era stato un po’ fuori dal mercato e quindi non era pronto a rimettersi totalmente in gioco. Con Angelozzi le cose andarono anche meglio, anche se anche lui ebbe un po’ di critiche, di contestazioni. Purtroppo questa è una prerogativa del nostro calcio. Non siamo mai contenti di quello che abbiamo in casa. Angelozzi ha poi dimostrato di essere un ds degno di questo nome in successive esperienze in società calcistiche nazionali. La scelta di Angelo Gregucci col senno di poi non può che essere giudicata sbagliata, perché evidentemente non seppe tenere all’inizio il giusto rapporto anche con il gruppo, con lo spogliatoio, con la squadra. Era un po’ disorientato, infatti l’esperienza durò assai poco. Baldini invece aveva i prodomi e il carattere di un allenatore che ci poteva stare, ma fu una stagione complessivamente segnata da questo cambio di direzione sportiva assai dubbio e infelice, perché dopo Pantaleo Corvino non è facile. Lui ha uno stile tutto suo, tutto particolare, segue tutti i particolari, in qualsiasi situazione, non solo della prima squadra, ma anche delle squadre giovanili. È uno che fa il direttore a tutto tondo e non tutti hanno la fortuna, l’abilità di interpretare il ruolo in questo modo. Fu una stagione sfortunata, che pagammo con la retrocessione”
Aprire un ciclo con Di Francesco?
“Perché no? Di Francesco è capitato nel Lecce l’altra volta, 15 anni fa, in una situazione in cui la società si stava disimpegnando totalmente e non è facile per un allenatore gestire un gruppo con una società che vuole vendere. Questa volta ha avuto un accanimento all’ottenimento del risultato veramente straordinario. L’ho apprezzato molto per tutto quello che poi è successo. Era giusto che la società gli desse fiducia con un nuovo contratto. Così si dà anche stabilità al gruppo. Condivido questa politica di aver dato due anni di contratto a Di Francesco. È un segno tangibile della stima, del riconoscimento che la società nei suoi confronti. Confido e spero tanto che i confermi anche nel prossimo campionato.”
2003/2004: fiducia rinnovata a Delio Rossi e salvezza
“L’allenatore deve sentire l’afflato e la fiducia della società e dell’ambiente. Se l’ambiente rumoreggia, se l’ambiente contesta, si crea nervosismo. Poi ci vuole analogo movimento anche da parte della direzione sportiva, e in quell’anno noi avemmo un Corvino particolarmente attivo alla fine del girone di andata. Con gli innesti giusti riuscimmo a salvarci, però noi come società non ci scomponemmo un attimo. Delio Rossi sapeva che aveva tutta la nostra stima, la nostra fiducia, e il risultato fu anche quello eccezionale. Io non sono dell’avviso che cambiare alle prime difficoltà paghi per una società, questo me lo insegna la nostra esperienza negli anni della nostra gestione. Noi quest’anno abbiamo perso la partita in casa, che era importante, (quella col Parma) sembrava quasi decisiva, invece poi alla fine i risultati hanno dimostrato che ce la potevamo fare e ce l’abbiamo fatta. Quindi fiducia, fiducia, fiducia fino a prova contraria, fino ovviamente a una situazione di disagio del gruppo, di situazioni strane che a volte accadono, di incomprensioni, di negatività. Quest’anno ho visto sempre un gruppo coeso, compatto, tra tutti, quelli che andavano in panchina e quelli che andavano in campo e tutto lo staff tecnico.”
Cosa cambiare nella squadra
“Se si danno via i Falcone, i Gallo e i Ramadani, bisogna naturalmente avere i rimpiazzi giusti. Quelle posizioni chiave sono fondamentali. È evidente che se Falcone vuole inseguire il sogno della sua vita, di andare a giocare in un grande club, è giusto anche assecondarlo, perché poi le motivazioni dopo un certo numero di anni vengono un po’ a scemare, quindi è giusto che un calciatore trovi nuovi stimoli attraverso nuove esperienze. Dopodiché le plusvalenze hanno la loro importanza, perché il grande merito di Pantaleo Corvino è stato quello di essere determinante per il successo finanziario e economico di questa società e il nostro presidente Saverio Sticchi Damiani, non ha che da compiacersi insieme a tutti i soci per la grande gestione finanziaria che ha dato alla nostra società una sicurezza finanziaria unica e riconoscibile.”
Presidente
“Saverio come presidente è cresciuto tantissimo, gli riconosco un impegno veramente importante, perché so quello che ci vuole per gestire una società. So che non è facile anche coniugare questo impegno con impegni professionali altrettanto gravosi, cosa che lui fa brillantemente, e devo dire complimenti a Saverio e a tutte le persone che lavorano nella società del Lecce. Siamo orgogliosi di aver preso molte di loro 25 anni fa o giù di lì, come Giuseppe Mercadante e tanti altri che hanno fatto carriera e una grande esperienza. Una grande dimostrazione che non c’eravamo sbagliati quando li assumemmo tanti anni fa.”
Zeman
“Se c’è qualcosa che non gli ho mai detto? No, perché con Zeman si parlava talmente poco che bisognava ridurre la comunicazione all’essenziale. Ci comprendevamo abbastanza al volo. Io quando tornavo dalle riunioni in Lega lo trovavo molto incuriosito e molto proteso a sapere di che cosa avevamo parlato, perché a lui interessava molto lo scenario nazionale, interessava il lavoro dei grandi club, ma ancora di più quello che i manager, i presidenti, i dirigenti dei grandi club dicevano di lui. Lui era molto attento a questo tipo di valutazione. Quando io l’ho difeso strenuamente nelle nostre scelte dinanzi a Carraro, che allora era presidente della federazione, o dinanzi ad Antonio Giraudo, che era il suo avversario d’elezione, lui era orgoglioso di questo perché sapeva di avere una società che non solo credeva in lui, ma lo stimava molto come uomo e come tecnico. Zeman è una persona di estrema perspicacia e intelligenza che ha fatto un pezzettino di storia anche del nostro Lecce, anche in termini “comportamentali”. Ricordo una per tutte quell’ultima partita di quel campionato, col Parma, in cui lui girò le spalle al campo. Non si poteva nemmeno censurare quel comportamento di Zeman, un comportamento spontaneo che veniva dalla visione in campo di alcune situazioni che a lui non piacquero e quindi lo manifestò in quel modo. Tanto di cappello, perché c’è tanta ipocrisia anche nel mondo del calcio. Lui era di poche parole, ecco perché la nostra era una comunicazione silenziosa, una comunicazione di sguardi, di stare a tavola insieme, nei ritiri, quando si mangiava, poche parole, pochi argomenti, ma non scontati, veri.”
Mondiali senza Italia
“Li seguo con il rimpianto e il rammarico di questa assenza tripla. È la dimostrazione che il calcio italiano si deve dare una regolata. Non possiamo andare avanti senza una programmazione, senza un impianto di regole che prevedano una rivalutazione assoluta dei settori giovanili. È da lì che nascono i piccoli campioni, i calciatori del domani, e ci sono tante cose che nel calcio italiano non sono andate bene. C’è un aspetto economico esasperato che considera la nazionale come una situazione succedanea rispetto all’attività principale che è quella di trovare l’ingaggio più alto, la società più gradita per giocare. Noi siamo al peggio del peggio, quindi speriamo che adesso con questa nuova presidenza cambi veramente qualcosa, ma fin dalle basi. Purtroppo vanno cambiate le regole del gioco, ma dando anche la giusta importanza alla Lega di Serie A. Noi abbiamo un equilibrio molto discutibile e precario, perché noi Serie A, movimento che dà lustro e finanzia coraggiosamente tutto il calcio italiano attraverso i proventi, contiamo meno della Serie C a livello di voti per la presidenza federale. Bisognerebbe dare molto più spazio alla Serie A. I presidenti devono però mettere a disposizione del direttore tecnico, dell’allenatore e della nazionale tutto il tempo necessario perché lui faccia le scelte. Non è proprio possibile ridursi a qualche giorno di allenamento. Qualche partita in meno consentirebbe probabilmente alla nazionale di avere maggior tempo per lavorare e programmare. Trovo poi inconcepibile che giochino prevalentemente stranieri o comunque molti stranieri naturalizzati nella nazionale italiana. La nazionale italiana deve essere caratterizzata dall’espressione calcistica nazionale e non da stranieri che non c’entrano niente.”
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del tRINCHERA calciatore e direttore sportivo si è compreso benissimo lo “spessore” espresso tra le righe di queste parole…
Aggiungerei: “Povero Lecce mio!”