Il racconto delle prime pagine sportive di oggi parte da un verdetto pesantissimo: il Brasile è fuori dal Mondiale. La Gazzetta dello Sport sintetizza con un secco “Brasile eliminato”, sottolineando come la super doppietta di Erling Haaland abbia mandato a casa la selezione di Carlo Ancelotti e regalato alla Norvegia uno storico pass per i quarti di finale. Il centravanti del City ha colpito con due zampate da killer d’area, mentre la Seleção – pur con Neymar in campo – non è riuscita a ribaltare l’inerzia di una sfida che ridefinisce le gerarchie del calcio mondiale: per la prima volta il Brasile esce contro una nazionale scandinava nel dentro o fuori.
Sullo sfondo del torneo esplode anche lo “scandalo Balogun”. Sempre la Gazzetta evidenzia come la FIFA abbia sospeso la squalifica dell’attaccante degli Stati Uniti, rendendolo disponibile per l’ottavo di finale contro il Belgio, decisione che ha provocato la durissima reazione della federazione belga e persino il commento pubblico di Donald Trump, pronto a ringraziare l’organo mondiale per il “favore” al suo amico Balogun. Uno strappo istituzionale che pesa sul clima del torneo e aggiunge tensione a una sfida già delicatissima per equilibri tecnici e politici.
Sul fronte dei club, le prime pagine accendono i riflettori sulla Juventus. Tuttosport racconta il pressing di Luciano Spalletti su Brahim Díaz: “Brahim fino alla fine” è la linea del tecnico, che ha chiesto alla dirigenza di fare tutto il possibile per trattenere l’ex milanista, magari aspettandolo fino all’ultimo giorno di mercato nonostante la volontà del Real Madrid di riportarlo a casa. In parallelo si lavora su più fronti: Kolo Muani resta il grande obiettivo per l’attacco, con il PSG che continua a chiedere oltre 40 milioni, mentre per la difesa prosegue il dialogo su Muharemovic, considerato un tassello chiave per ringiovanire la linea arretrata bianconera.
Non mancano, infine, le note di calciomercato legate ad altre piazze italiane: il portiere paraguaiano Gill continua a lanciare messaggi al Torino, definito “grande club”, mentre il futuro di alcuni big della Serie A appare sempre più intrecciato ai risultati del Mondiale e alla nuova geografia di un calcio in pieno ribaltone.
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