Progettualità e lavoro battono la somma di individualità più forte dell’epoca moderna. Nel 2-0 inflitto dalla Spagna alla Francia nella prima delle due semifinali c’è un racconto di calcio che nasce da molto lontano. La Spagna ritorna in alto dopo l’epoca indimenticabile tra il 2008 e il 2012 (due Europei e un Mondiale) e conquista l’atto ultimo della Coppa del Mondo con ragazzi allenati da De La Fuente, attuale ct, nelle selezioni giovanili. Una lezione che da queste parti, mentre si è alle prese con il conclave che nominerà l’allenatore dell’Italia, dovrebbe essere ascoltata.
Il gioco della Roja non è più il noto tiqui-taka. C’è controllo, aggressività, difesa e calciatori che hanno percorso una carriera in un sistema. La stella Lamine Yamal non gioca da sola, ma corre, pressa e difende (anche con qualche rischio ieri). Avevamo esaltato la Francia dopo la netta vittoria sul Marocco. Doué, Olise, Dembelé e Mbappé ieri hanno potuto poco contro la forza del gruppo iberico, che non perde da 37 partite (eguagliato il record dell’Italia di Mancini). La Spagna ha conquistato il centrocampo con i maestri d’orchestra Rodri e Fabian Ruiz. Rabiot (sostituito all’intervallo da Koné dopo una prestazione ok) e Tchouameni sono andati fuori giri e non sono riusciti a reggere. Zaire-Emery e Kanté sono rimasti in panchina anche perché poi il tabellone al 58’ diceva 0-2 dopo il rigore di Oyarzabal (talismano di De la Fuente, ma che fallaccio Digne!) e la deliziosa azione ultimata da Pedro Porro.
Francia-Spagna 0-2 ci lascia una considerazione forse tanto ovvia ma mai da dimenticare: il calcio è uno sport di squadra e per vincere il talento non basta se manca l’equilibrio. Tattica, posizionamenti e tecnica individuale degli spagnoli hanno avuto la meglio sulle spettacolari folate offensive dei francesi. Deschamps lascia così la Francia (rivedibili le dichiarazioni sull’arbitro) e cade al primo svantaggio del mondiale. Ora vedremo chi tra Argentina e Inghilterrà sfiderà le Furie Rosse nella finale di New York.
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