POST CALCIO. «Quando giochi la vita è al contrario. Sei in ferie quando gli altri lavorano, giochi quando gli altri sono a casa con la famiglia. Il cambiamento non sempre è facile, sono tanti i calciatori che vanno in depressione. Poi dipende da come imposti la vita: io non ho mai pensato che le amicizie del mondo del calcio sarebbero durate per sempre, ad esempio. Tranne qualche eccezione. Quando smetti di giocare cambi mondo e devi esserne pronto, altrimenti è difficile. All’inizio ho pensato di fare l’allenatore, poi mi sono svegliato un giorno e ho capito che non volevo fare quella vita. Ho cercato di impostare la seconda vita dando la priorità ai figli. E ho cercato poi di fare altro, non di tutto ma quasi»
COSA FA OGGI. «Con il figlio della mia compagna gestiamo un hotel a Porto Cesareo durante la stagione estiva. Abbiamo iniziato l’anno scorso, io pensavo al ristorante e lui al resto. Quest’anno l’abbiamo rifatto. E a fine estate mi manca quel lavoro così duro. Quando non ci sono problemi da risolvere, ti annoi. Anzi, a volte li cerco i problemi, così da poterli risolvere (sorride, ndr)».
AMORE PER IL SALENTO. «Il Salento per me era il paradiso, negli ultimi anni è diventato un po’ più turistico. Rimpiango la mia spiaggetta dove andavo a pescare le spigole. Ci penso ora: la mia vita dopo il calcio è stata ancora meglio di quella con il calcio, probabilmente».
IL CALCIO TRA DIVERTIMENTO E LAVORO. «Mi divertivo quando ero ragazzino. Ricordo ancora quando si giocava al campetto vicino casa. Giocava lì solo chi era forte, era già quella una soddisfazione. A 12 anni mi portavano lì a giocare, gli altri restavano a bocca aperta. Ricordo ancora quelle partitelle, mi divertivo tanto. Il calcio, sinceramente, non mi ha sempre divertito. In alcune squadre sì. Penso all’anno della promozione con il Lecce con Bolchi, era un gruppo bellissimo. Il calcio ti porta sempre tra alti e bassi. Oggi cerco un po’ di stabilità, magari ogni tanto una picchiata verso l’alto. Anche perché non posso più emozionarmi troppo, sto invecchiando».
VIALLI. «Racconto un aneddoto: eravamo in auto insieme, stava ascoltando una canzone e gli ho detto che mi piaceva tanto. Erano i Tears for Fears, ha tirato fuori la cassetta e me l’ha regalata. Era una persona speciale. Ho conosciuto poche persone come lui. Gli volevano bene tutti, anche gli avversari. Racconto un altro aneddoto: gli avversari non sapevano come fermarlo e per scherzare ogni tanto consigliavo ai miei compagni di distrarlo. Menarlo in campo era inutile, non lo prendevi mai. Ricordo una partita, nella quale lui giocava con la Juventus, che a fine primo tempo mi chiese: «Ma perché il tuo compagno mi parla sempre di donne?». Voleva distrarlo. Ma Gianluca era eccezionale, avevamo mantenuto il rapporto anche dopo il calcio. Ci siamo sentiti spesso, poi un giorno non mi ha più risposto. E ho capito. Però sono felice di averlo incontrato».
I RICORDI. «I ricordi belli sono tanti, spesso legati ai risultati. Il campionato del mondo con la Nazionale militare, gol mio e di Vialli in finale. Il mister esultava: “Siamo campioni del mondo”, ma noi pensavamo al fatto che era finito il periodo da militari. Ogni tanto qualcuno mi porta alla mente gol che non ricordo. Ce ne sono tanti belli: con il Lecce a Udine, uno con il Pisa contro l’Inter.
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