Diritti tv, una nuova sfida per la Lega Serie A: si valuta il canale di proprietà

L’AGCM avvia la consultazione sulle linee guida per il ciclo 2029-2034: possibile svolta con maggiore spazio al digitale e all’autoproduzione

Il futuro dei diritti audiovisivi della Serie A entra in una nuova fase. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato una consultazione pubblica sulle linee guida presentate dalla Lega Serie A per la commercializzazione centralizzata dei diritti televisivi relativi alle stagioni dal 2029/2030 al 2033/2034. Il confronto riguarda un periodo strategico per il calcio italiano, chiamato a ripensare il proprio modello di distribuzione in un mercato profondamente cambiato rispetto al passato.

Un mercato televisivo in trasformazione

Il precedente equilibrio, caratterizzato dalla presenza dominante di DAZN con la trasmissione dell’intero campionato e dalle finestre in co-esclusiva assegnate a Sky, sembra ormai superato.

La Lega Serie A osserva con attenzione l’evoluzione del settore, in cui il valore economico dei diritti audiovisivi ha registrato una contrazione contenuta ma significativa. A incidere sono soprattutto la crescita della Champions League e il cambiamento delle strategie degli investitori, sempre più orientati verso competizioni internazionali considerate maggiormente attrattive.

In questo scenario la distribuzione digitale non rappresenta più un semplice canale alternativo, ma è diventata il principale strumento tecnologico per raggiungere il pubblico. Anche nei principali campionati europei, come Italia, Spagna e Germania, gli operatori digitali stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella gestione dei contenuti sportivi.

L’ipotesi del canale diretto della Lega

Tra le possibilità sul tavolo c’è anche quella che fino a poco tempo fa sembrava soltanto una strategia di pressione nelle trattative: la creazione di un vero e proprio canale della Lega Serie A. Nel caso in cui le offerte degli operatori non dovessero raggiungere il valore minimo stabilito, la Lega potrebbe scegliere di diventare direttamente editore del proprio prodotto.

Si tratterebbe di un cambiamento radicale: un servizio distribuito direttamente agli utenti attraverso un modello B2C oppure tramite accordi commerciali con partner esterni secondo uno schema B2B2C. In questo modo la Lega manterrebbe il controllo su tutti gli aspetti del prodotto, dalla gestione dei contenuti alla raccolta pubblicitaria.

Nuove regole per la vendita dei diritti

Le linee guida per il prossimo ciclo puntano su una maggiore flessibilità nella commercializzazione. I pacchetti potranno essere costruiti sia sulla base della piattaforma utilizzata sia in relazione al tipo di prodotto offerto, creando una competizione tra satellite, internet e digitale terrestre.

Uno dei principi fondamentali resta quello della tutela della concorrenza: nessun operatore potrà ottenere una posizione dominante acquisendo l’esclusiva totale su tutte le piattaforme disponibili.

La strategia della Lega guarda inoltre alle nuove abitudini del pubblico più giovane, con l’apertura a collaborazioni con creator digitali e piattaforme social per la distribuzione di contenuti brevi, highlights e materiale “near live”.

Produzione televisiva sempre più tecnologica

Il documento affronta anche gli aspetti tecnici legati alla realizzazione degli eventi. La produzione televisiva del campionato rappresenta infatti una macchina organizzativa complessa, con costi differenti in base al livello del servizio richiesto. Attualmente un evento classificato come “Standard A” ha un costo di produzione indicativo di circa 69 mila euro, mentre uno “Standard D” si attesta intorno agli 8 mila euro. Nei prossimi anni sarà inoltre centrale l’evoluzione dell’IBC di Lissone, destinato a una gestione ancora più efficiente dei processi produttivi e pronto a supportare standard tecnologici avanzati come le trasmissioni in 4K e 8K.

La Serie A prepara il futuro

L’AGCM raccoglierà i contributi degli operatori interessati entro la fine di agosto. Il passaggio rappresenta un momento importante per definire il futuro della distribuzione televisiva del calcio italiano. La sensazione è che la Serie A stia cercando di costruire un modello più autonomo e moderno, capace di affrontare la concorrenza delle grandi piattaforme internazionali e le difficoltà di un mercato interno in trasformazione.

Redazione

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