Quattro, cinque, due, uno, zero: senza i centravanti la palla inattiva non basta

Dopo dieci giornate il Lecce ha segnato 11 gol, sei dei quali da calcio piazzato. Stulić, Esteban e Geubbels sono ancora a zero: mai, nelle cinque stagioni di Serie A, le punte centrali erano rimaste a secco così a lungo. La palla inattiva tiene a galla i giallorossi, ma non può bastare

Zero. Dieci giornate, oltre novecento minuti di gioco e nessun gol dei centravanti. Stulić, Esteban e Geubbels non hanno ancora trovato la porta, e nelle ultime cinque stagioni di Serie A il Lecce non era mai arrivato a questo punto del campionato con le punte centrali ferme a quota zero. L’intero reparto offensivo si ferma a tre reti, una a testa per Monteiro, N’Dri e Fatah: troppo poco per una squadra che, nelle idee di Di Francesco, dovrebbe attaccare con più uomini e più coraggio.

Un vuoto che finora hanno coperto i calci piazzati. Sei degli undici gol giallorossi sono arrivati da palla inattiva. Un merito vero, frutto del lavoro settimanale e di una rosa tra le più alte del campionato (187 centimetri di media, dietro solo al Sassuolo). Ma un’arma, per quanto affilata e performante quest’anno, non può diventare l’unica.

Dieci giornate, cinque stagioni

Riavvolgiamo il nastro dei campionati in Serie A di questo ciclo, fermando ogni volta il cronometro alla decima giornata. Nel 2022/23, l’anno del ritorno in A con Baroni, Ceesay (tre gol, il primo all’esordio agostano contro l’Inter) e Colombo (uno) avevano già segnato quattro volte. L’attacco era a otto, con i quattro di Strefezza. Nel 2023/24, con D’Aversa, Krstović da solo ne aveva fatti quattro nel suo più che impattante avvio e Piccoli uno: cinque per le punte e otto per il reparto, con Almqvist, Strefezza e un Di Francesco già a segno. Era il figlio Federico, prima di salutare con destinazione Palermo.

Poi la discesa. Nel 2024/25 Krstović si era fermato a due, Rebić a zero, e l’attacco a quattro grazie ai due di Dorgu, inedito jolly offensivo preferito spesso a destra ma impiegato anche nella naturale corsia di sinistra. L’anno scorso, il primo di mister Di Francesco, un solo gol dalle punte, quello di Camarda (importantissimo nella svolta del 2-2 col Bologna in un momento difficile), con Stulić che si sarebbe sbloccato soltanto alla quindicesima (Lecce-Pisa 1-0), e quattro dal reparto. Quest’anno lo zero dei bomber che non sono più tali. Quattro, cinque, due, uno, zero: più che una statistica, una scala che scende.

I punti, invece, raccontano un’altra storia un po’ più costante: nove, tredici, otto, nove, nove. Il Lecce di oggi è esattamente dov’era un anno fa, ed è proprio questo il punto da non trascurare nel leggere il cammino. La classifica non ha ancora presentato il conto di un attacco che non punge, perché a pagarlo è stato qualcun altro.

L’arma del piazzato

Basta mettere in fila i gol per capire chi. Tiago Gabriel di testa a Venezia, poi ancora lui e Coulibaly sui corner chirurgici di Ilić contro il Monza, Gaspar e N’Dri da angolo a Udine: cinque gol dalla bandierina. Aggiungi la punizione deviata di Maleh contro il Genoa e il conto sale a sei. Anche il pari di Fatah contro il Bologna, a voler essere precisi, nasce da un corner respinto con scodellata di Danilo Veiga per l’inserimento dell’ex Dundee United più lesto di Pessina.

Su azione il Lecce ha segnato quattro volte: Gorter a Venezia, Coulibaly col Monza, Siebert a Udine dopo un recupero alto su Ekkelenkamp, Monteiro a Frosinone. Uno solo di questi gol porta la firma di un attaccante, ed è l’ultimo giunto su una pesante situazione di passivo.

Tradotto: anche due dei tre gol del reparto offensivo, quelli di N’Dri e Fatah, sono arrivati da situazioni di palla inattiva. Una squadra che segna così sa sfruttare le proprie armi. Ma è anche una squadra che, quando il calcio d’angolo non arriva o l’avversario prende le misure, resta dati alla mano senza alternative. Contro Roma, Cagliari, Milan e Juventus la casella dei gol fatti è rimasta vuota.

Le ali a metà

Il problema non riguarda solo il centro dell’attacco. Nelle stagioni passate gli esterni avevano spesso compensato: i quattro di Strefezza nel 2022/23, i tre di Almqvist, Di Francesco e Strefezza un anno dopo. Nel 2025/2026 c’è stata la contribuzione di Berisha, a due reti nelle prime dieci giornate. Contando anche l’albanese, trequartista centrale del 4-2-3-1, i gol salirebbero a sei.

Quest’anno le ali sono a tre, in linea con le ultime due stagioni, ma il dato potrebbe ingannare, perché due di quei gol, come visto, sono figli di un calcio piazzato. Nel calcio di Di Francesco, che sia 4-3-3 o 4-2-3-1 (il modulo ormai lo fanno le caratteristiche dei calciatori), gli esterni devono essere il primo rifornimento e, perché no, il secondo terminale offensivo. Fatah ha mostrato dribbling e spunti, N’Dri a Udine ha dominato. Monteiro, l’unico attaccante a segno su azione dopo un adattamento lento, resterà fuori fino a dicembre per una lesione al polpaccio, e Pierotti difficilmente si rivedrà prima di gennaio.

Il conto dei centravanti

Chiariamo. Punto 1: le occasioni ci sono state, e non poche. Le più eclatanti? Stulić a Venezia, Geubbels contro la Roma e a Udine, il palo di Esteban in Friuli, il gol annullato all’ex Charleroi con il Genoa. Punto 2: le attenuanti esistono, perché Geubbels ha saltato cinque partite e Stulić una. Punto 3: nessuna delle due cose cambia il risultato. Un’idea di calcio più offensiva, con più uomini in area e più recuperi alti, ha bisogno che chi gioca davanti prima o poi la butti dentro. E invece il Lecce arriva alla trequarti e lì si ferma, tra l’ultimo passaggio che latita, cross che non trovano nessuno e scelte sbagliate negli ultimi metri.

Qualcuno dirà che l’anno scorso è andata allo stesso modo e che il Lecce si è salvato lo stesso. Verissimo. Ma l’anno scorso, a questo punto, almeno un gol delle punte c’era. Un gol nel calcio può spostare poco, molto o tantissimo. Il 2-2 di Camarda con il Bologna, oltre che la prima (l’unica per il giovane milanista) rete di una punta, rappresentò fattualmente il primo punto di svolta della formazione di DiFra. Quest’anno, la palla inattiva, per quanto preziosa, non garantisce continuità: dipende dagli episodi, dalle contromisure degli avversari, perfino dal metro arbitrale.

Torino e il calendario

Dopo Torino, primo appuntamento per cominciare a cambiare la curva, arrivano la sosta e poi Lazio, Inter e Napoli, partite in cui le occasioni da sfruttare ancora meno. Il Lecce ha trovato un’arma, ed è giusto continuare ad affilarla.

Ma per restare in Serie A servono anche quelle tradizionali: i gol di Stulić, Esteban e Geubbels, e qualcosa in più dalle fasce. In altre epoche, il Lecce ha fatto ampio ricorso ad attaccanti con doppia cifra (o quasi) di gol. Lucarelli 15 nel 1999/2000 e 12 e 2000/2001 (con Vugrinec a 11), Chevanton 19 nel 2003/2004, Vucinic 19 nel 2004/2005 (e Bjelanovic 5), Di Michele 8 e 11 nel 2010/2011 e 2011/2012.

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2 Commenti
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Oronzo
1 minuto fa

Visto che siamo in emergenza causa infortuni vari sabato a Torino dovremmo giocare con una difesa a 5, con 3 centrocampisti con compiti di copertura ed un trequartista con la speranza che inneschi il contropiede per l’unica punta

Giuseppe
36 minuti fa

Dimenticate Coda e La Mantia due calciatori pescati in serie B ultimi goleador visti a Lecce.

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