Il tecnico del Lecce, in una videochat Instagram con Bernardo Corradi, ha esaminato il suo percorso in panca. Partire dai giovani, secondo lui, è importante. Non c’è totale negatività, invece, nell’esame della parentesi genoana.
GENOA. “E’ fondamentale iniziare dal settore giovanile. Fai i corsi, hai voglia, ma ti devi confrontare. Il passaggio tra le giovanili va fatto. Non si può dire di no a un’opportunità come il Genoa. Tutto fa esperienza, io quelle sette partite a Genoa non le ho vissute con la negatività. Il passaggio non ha pesato per nulla, ero tranquillo, so i rischi del mestiere, le cose belle e le cose brutte. Scegli di fare l’allenatore e sai come funzionano le prime squadre. L’unica difficoltà avuta a Genova fu relativa alla costruzione della squadra, finita a settembre, durante la sosta dopo la seconda giornata. Nelle sei partite incontrammo Inter, Sampdoria, Napoli, Sampdoria, Fiorentina (con Gomez, Rossi e Pizarro) e dopo l’esonero arrivavano degli scontri diretti che potevano dare una valutazione più ampia. Lì poteva essere un tempo migliore. Fui esonerato ma fu un’esperienza”.
L’INGHILTERRA? UN ERRORE. “L’errore più grande che ho fatto era la voglia di tornare ad allenare subito. Andai al Leyton Orient. Londra è una città stupenda, io migliorai l’inglese. Calcisticamente fu tremendo. La società era gestita malissimo, con un padre padrone italiano , lì non avevo aiuto da nessuna parte. Mi sono ritrovato in Serie C a fare tutto, non solo l’allenatore, alla seconda esperienza di vita. Il calcio poi ti crea etichette e per due anni ho fatto fatica a trovare qualcuno che possa pensare a trovare una soluzione”.
LO STOP E LA PASSIONE PER I RAGAZZI. “Mentre ero fermo, ho iniziato a passare tempo con la Nuova Tor Tre Teste, rimanevo nel calcio, rimanevo a Roma e aspettavo qualcuno che poteva poi darmi una possibilità. Altimenti è dura. Anche oggi che vivo in un momento positivo penso che i posti di lavoro sono sempre gli stessi, se non di meno. Giocare, o allenare, è ormai solo per fortunati. Devi essere bravo e sapere che dietro a te ci sono milioni di persone. Nel settore giovanile dare qualcosa e vedere i miglioramenti ti dà felicità”.
TERNI. “Lì fu una full immersion. Un miracolo sportivo? Abbastanza. La mia fortuna in quel caso era che la squadra poteva fare i risultati. Da solo, senza calciatori, non avrei fatto nulla”.
DEBUTTO IN NAZIONALE CON TRAPATTONI. “Debuttai in Italia-Sudafrica del 25 aprile 2001. Essere il primo giocatore di colore a vestire la maglia dell’Italia? Sì, insieme ad Oshadogan in Under 21, ma fui il primo in Nazionale A”.
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