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Muscoli, vizio del gol ed esperienza europea. Tutto su Shakhov

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Il neo mediano del Lecce, da sei stagioni titolare fisso tra Champions ed EL, arriva a parametro zero dal Paok Salonicco, con cui ha vinto il campionato greco.

Arrivato come un fulmine a ciel sereno nell’orbita del mercato giallorosso, Yehven Shakhov il più classico dei colpi a sorpresa per un club come il Lecce. Il nome dell’ucraino non era tra i più gettonati in entrata, anche perché la sua firma è arrivata alla fine di una trattativa lampo. Un nome non certo altisonante, sconosciuto ai più, ma che ha tutte le caratteristiche per sorprendere ed aggregarsi alla lunga lista dei semi-sconosciuti che il club salentino ha lanciato nel calcio italiano.

Eppure, per i più informati, Shakhov un nome sconosciuto di certo non lo è. Nato nel 1990 a Dnipropetrovsk, sulle sponde del Dnepr ove sorge il più importante porto fluviale d’Ucraina, nella città natale ha mosso i primi passi come calciatore. E’ infatti la principale realtà calcistica del suo oblast (gli antichi distretti sovietici) d’origine, il Dnipro, a lanciarlo.

Dopo la trafila nelle giovanili biancazzurre, ad appena sedici anni arriva l’esordio in Visca Liga, l’attuale Premier ucraina. Fino ai 19 è in pianta stabile nel giro della prima squadra, con cui somma 23 presenze e 1 gol, quest’ultimo appena maggiorenne. Il suo club decide poi di concedergli la prima esperienza lontano da casa, e lo manda in prestito nella capitale con la maglia della seconda squadra di Kiev, l’Arsenal.

In rosso-blu appena due mesi, tre presenze e un gol: tanto basta al Dnipro per riabbracciarlo nelle due successive stagioni (’10-’11 e ’11-’12), che lo portano alla prima esperienza da titolare e all’esordio europeo. Dopo un’ulteriore capatina dai vecchi amici dell’Arsenal Kiev, a fine 2012, il ritorno alla casa madre è quello buono, finalmente, per affermarsi.

Tra il 2013 e il 2016 arrivano infatti, dopo qualche infortunio a frenarlo inizialmente, le prime stagioni da big del suo Paese. E’ in particolare il 2014-2015 a consacrarlo. In quell’annata il Dnipro, oltre a lottare per il titolo ucraino per buona parte del campionato, sfiora una clamorosa impresa raggiungendo la semifinale di Europa League. E la raggiunge grazie anche a Shakhov, che nel quarto di finale con il Club Bruges sigla il gol che porta i suoi in semifinale.

Lì arriva la sfida al Napoli, che gli ex sovietici riescono clamorosamente ad eliminare. In finale ci sarà poi il pluridecorato Siviglia, che Shakhov affronterà solo nei 5 minuti finali, quando il punteggio era già sul 2-3 per gli iberici. Per il neo giallorosso sarà comunque una stagione da record, con 34 presenze complessive e ben 6 centri. In proporzione farà addirittura meglio un anno, quando un acciacco ne limiterà l’utilizzo. Saluterà Dnipropetrovsk con il bottino in 5 gol in 16 gare nel ’15-’16: numeri da punta.

L’ottimo triennio in maglia Dnipro lo porta ad essere notato dall’ambizioso Paok Salonicco, che approfitta della scadenza del suo contratto con i biancazzurri e lo porta in Grecia. Sulle rive dell’Egeo dimostrerà presto di non poter essere solo profeta in patria, prendendo in mano le redini del centrocampo bianconero. A parlare sono numeri e palmares: 117 presenze e 23 reti nel complesso, 3 Coppe di Grecia (il suo apporto per la consquista della seconda è mostruoso: 10 partite 5 gol fatti) e un Campionato. Quest’ultimo, titolo che a Salonicco mancava da 34 anni.

Raggiunto l’obiettivo del progetto Paok, che era quello di conquistare lo scettro nel giro di tre anni, decide di andare a scadenza e non accettare l’offerta di rinnovo dei greci. Accetta così i due anni più opzione per il terzo offerti dal Lecce. Per la prima volta dopo ben 6 anni di fila da titolare in Europa League non giocherà le coppe continentali, ma avrà la grande chance di misurarsi in uno dei top campionati europei.

E magari provare a conquistare quella maglia della Nazionale che gli manca da quasi due anni. Nel 2017 arrivò infatti l’ultima delle 5 presenze (condite da un gol in amichevole alla Serbia) con l’Ucraina di Shakhov. Un feeling, quello del mediano con i gialloblù, non straordinario, non tanto per colpe personali quanto per la presenze, a chiudergli ogni spazio, di un mostro sacro come Tymoshuk prima e di un accentratore di attenzioni come Stepanenko poi.

A riprendersi l’Ucraina ci proverà comunque a distanza, cercando di imporsi anche in Serie A. Le caratteristiche per farlo le ha tutte. Alla solidità fisica fondamentale nei centrocampi di lotta del nostro campionato è infatti in grado di abbinare tecnica da regista e soprattutto dinamismo. Dall’alto del suo metro e 89 è un pericolo costante su palla inattiva, da sempre fattore fondamentale nel massimo campionato italiano. Tatticamente nasce mediano centrale, ma può esprimersi al top anche in coppia con un elemento con qualità affini (vedi Tachtsidis) o da mezzala, per sfruttare le abilità da incursore. L’approccio che avrà con la Serie A dirà molto sulla strada che potranno fare, a braccetto, lui e il Lecce.

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