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Sorrisi di una solita estate, il sogno Falco10 e gli interrogativi

La serata di ieri lascia in eredità il solito ventaglio di spunti di discussione estivi. Al netto dell’entusiasmante successo, il Lecce riparte dalle solite sicurezze, si gode un Falco che studia da leader e, in attesa del mercato, cerca le identità giuste da mostrare in A.

Il Lecce inaugura al meglio il “nuovo” Via del Mare e, dopo l’impresa amministrativa e tecnica della società che ha permesso la disputa in casa della gara di Coppa, Lucioni e compagni regalano una serata di sorrisi e ottimi presupposti al popolo giallorosso, accorso in massa (quasi 16000 paganti) per seguire la prima orchestra della banda Liverani nella stagione 2019/2020.

COSTANTI E NOVITA’. Come ogni gara di Coppa Italia che si rispetti a Lecce, il prepartita ha visto le solite code all’ingresso del Via del Mare. Una costante di questa (purtroppo fine) estata salentina. Ne parliamo in un pezzo a parte. Le arrabbiature per le lunghe attese sono state però subito annullate dal gioco della banda Liverani, che ha conquistato il Quarto turno di Coppa Italia battendo 4-0 la Salernitana. Altra storia estiva a cui siamo abituati, se non fosse che tra sette giorni, e dopo sette anni, il Lecce giocherà in Serie A. Mica male come novità.

LA GARA. Al di là del risultato, l’andamento della gara ha sorriso ai padroni di casa. L’errore di Billong sul gol di Lapadula dopo 5′ ha strappato tutti i programmi messi in cantiere da Ventura. La Salernitana, nella prima parte e mezzo di gara, ha retto l’impatto di una squadra superiore e, nella ripresa prima di incassare il 2-0, si è fatta spesso vedere dalle parti di Gabriel. I match vivono di momenti, e una volta raddoppiato il passivo, i campani hanno tirato i remi in barca calando sempre più nel finale, mostrandosi in balia delle folate giallorosse.

MODULO. Partiamo dal modulo. Fabio Liverani, vista l’indisponibilità dei trequartisti di ruolo Mancosu e Shakhov, ha schierato i suoi ragazzi con un 4-3-3. Falco a destra, La Mantia al centro e Lapadula a sinistra davano vita a un tridente molto mobile. L’interpretazione dello schieramento è stata…ammonita dal tecnico che nel postpartita ha rammentato che Falco troppo spesso si accentrava troppo invece che attaccare la corsia di competenza e gli spazi aperti dal 3-5-2 con Jaroszynski e Kiyine a sinistra.

FALCO ON FIRE. Filippo Falco, il nuovo 10 del Lecce. La serata di ieri ha celebrato il talento enorme e la voglia di dire la propria in A del (lo possiamo dire?) trequartista di Pulsano. La Salernitana gli ha lasciato quel minimo di spazio disponibile che gli ha permesso d’ispirare Lapadula e La Mantia. Gli automatismi vanno affinati, ma se Falco si presenta già così ad agosto, con una prestazione ai limiti della perfezionata contornata da un gol realizzato in solitaria, quantomeno ci si può approcciare al campionato con delle piccole speranze in più. Nelle giocate si legge la sicurezza e l’intento di riprendersi il palcoscenico della Serie A, sfiorato e mai vissuto bene a Bologna.

LANCI. Il Lecce di ieri ha spesso giocato con lanci lunghi a cercare le spizzate di La Mantia o il lavoro da centroboa per beneficiare poi i due esterni. Raramente, nei due anni liveraniani, si era vista una formazione così avvezza alle palle lunghe. Sarà sicuramente uno degli innumerevoli esperimenti dell’allenatore, alla ricerca di ricette e equilibrature giuste per il campionato di Serie A. Il credo di Liverani, almeno sulla carta e prima di tastare l’impatto col massimo campionato, rimarrà quello di far gioco, ma con avversari più dotati e quotati serviranno armi in più da rodare.

MONITO. Il Lecce con tre punte così fa entusiasmare, ma guai a spingersi oltre. La Serie A non è la cadetteria, e, ahinoi, purtroppo ci sono poche probabilità di vedere situazioni in campo come ieri. La voglia di proporre un calcio offensivo è tanta, e il diktat di Liverani, a domanda espressa sulla possibilità di vedere ancora un Lecce a trazione avanzata, è stato chiaro. Se le ali (Farias, Falco, Lapadula) mostrano propensione al recupero e al sacrificio in fase di non possesso, il modulo può reggere e, in alcune gare, si può ammirare una formazione così.

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