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“Benvenuti” in Serie A ma andiamo avanti con le nostre certezze

La netta sconfitta di San Siro lascia in dote al Lecce una serie di considerazioni da fare per far sì che tutti i proclami fatti in estate si trasformino in parole. Dal mercato comunque servirà una (o più, Liverani docet) scossa decisiva.

Il battesimo del fuoco della banda Liverani nella Serie A 2019/2020 non è stato dei migliori. Il 4-0 subito in casa dell’Inter, alla prima di Antonio Conte sulla panchina neroazzurra, pesa un po’ soprattutto per la mole del passivo, doloroso per impressioni fatte vedere in campo dagli ospiti ma dall’altra parte giusto per numero di occasioni create dal centrocampo dell’Inter e non tutte sfruttate da Lukaku e Lautaro Martinez.

ABITUIAMOCI. Partiamo con l’assunto, ovvio ma forse doveroso da ripetere, che l’avvento del massimo campionato cancella con un colpo di spugna la quotidianità delle ultime stagioni, fatte di ritmi imposti all’avversario e ricerche di palle-gol a grappoli. Affrontare una squadra che studia per diventare una grande d’Europa implica il cambio diversi accorgimenti anche se il tuo credo rimane (e deve rimanere) quello di fare un calcio propositivo.

MAI PIU’. E gli accorgimenti vanno fatti sui singoli: gli errori con il pallone tra i piedi in fase di uscita in A si pagano a caro prezzo. Sull’agenda di Liverani ci sarà sicuramente una lavata di testa a difensori e centrocampisti e la ricerca di perfezionare e velocizzare i meccanismi.

MINUTI FLOP. Il nocciolo della questione può sintetizzarsi nei 3′ orribili tra il 21′ e il 24′, quando il Lecce ha subito l’uno-due Brozovic-Sensi su due azioni-fotocopia condotte dall’undici di Conte. Giropalla prolungato sulla trequarti a sfruttare l’ampiezza regalata dal 3-5-2 con esterni Candreva e Asamoah e servizi da una fascia all’altra, e sul secondo palo continui e precisi.

FASCE. La strategia iniziale interista ha così indotto i giallorossi a rinculare a difesa dei propri pali (Gabriel non esente da colpe ma è troppo presto per bocciare o rimandare) come un pugile all’angolo. La maestria dei palleggiatori interisti, di caratura superiore, qui siamo tutti d’accordo, ha permesso al croato e all’ex Sassuolo la creazione delle occasioni mortifere.

SPRAZZI. Sul 2-0, complice anche la bellezza che l’Inter ha ammirato guardandosi allo specchio, il Lecce ha macinato gioco, crescendo pian piano senza però infliggere la zampata giusta a gonfiare la rete o quantomeno a spaventare seriamente Handanovic. Troppo poco anche se la squadra è in rodaggio e ieri si trattava del debutto.

ACQUISTI. Rodaggio, debutto, calciomercato. Termini da calcio d’estate. Fabio Liverani ha ancora una volta posto l’accento sul rafforzamento della rosa. In conferenza stampa del post-match, il trainer ha parlato di “tre-quattro elementi che servono a completare l’organico ed aiutare il gruppo”. Una richiesta bella e buona che nei piani alti conoscono già bene.

IL CREDO DA NON TRADIRE. Lo stesso Fabio Liverani, una volta avuti i rinforzi che sicuramente Meluso e Sticchi Damiani cercano di assicurare nel più breve tempo possibile, ha l’obbligo, morale e coerente, di continuare a perseguire il suo credo di far calcio. Una filosofia condivisa che ha rifatto il Lecce grande dopo anni di inferno calcistico e non. E che deve provare a farlo rimanere tale anche nell’università del calcio italiano. Nonostante il benvenuto non proprio dolce regalato da Antonio Conte.

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