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Se non puoi essere bello, devi almeno essere “cattivo”. Il Lecce impari da Bergamo

Al cospetto di un’Atalanta smagliante e quasi perfetta i giallorossi non hanno saputo gettare il cuore oltre l’ostacolo, apparendo oltremodo arrendevoli.

Dopo Inter, Napoli e Roma, il Lecce si è trovato ieri ad affrontare la quarta big in appena 7 giornate di campionato. L’eventualità di uscirne con zero punti era quantomeno da considerare, e così sarà anche per le prossime due con Milan (al netto della semi-crisi rossonera) e Juventus. A differenza di quanto avvenuto negli altri match, alcuni dei quali conclusi con passivi ben peggiori, quello con l’Atalanta lascia strascichi peggiori e va preso come lezione.

Nelle precedenti sfide con squadre di caratura nettamente superiore, i ragazzi di Liverani hanno avuto decisamente un approccio positivo al match. Sia con l’Inter che con il Napoli il primo terzo di gara ha visto una squadra capace di contenere gli imponenti mezzi altrui, ed anche di farsi vedere in avanti a proprio modo. Con la Roma addirittura la prima frazione aveva visto un Lecce dominante, che avrebbe meritato decisamente di più anche in termini di risultato finale.

Non sempre però la gara può essere interpretata nel modo migliore dai primi minuti. Né ci si può trovare di fronte squadre pazienti, abituato a carburare con tempi da diesel o ad attendere che l’avversario prenda coraggio per punirlo. Insomma, è presto capace che in un contesto come quello di Serie A tu possa presto trovarti di fronte un’Atalanta. Un bulldozer formato squadra in domenica ancor più di grazia pronto ad asfaltare ciò che si trova davanti.

Ecco, per la prima volta quest’anno il Lecce è incappato in una situazione del genere, e ne è uscito distrutto. Un ko netto sotto ogni punto di vista, che mette dei dubbi in Liverani come è normale che sia dopo prestazioni del genere. Una sconfitta che, soprattutto, deve servire da lezione ai giallorossi, che è bello facciano della ricerca del gioco il proprio modus d’essere. Ma che quando questo non è possibile devono assolutamente trovare alternative.

Quando non può essere bello, il Lecce deve imparare ad essere “cattivo”. Ci è riuscito in alcuni frangenti dei match con Torino e Spal, ma in contesti diversi perché lì si parlava di gare in cui si sono alternati momenti di gran bel gioco ad altri di sofferenza. Qui si parla di gare di assoluta sofferenza, in cui si ha di fronte un avversario capace di dominare per 80 minuti. Ecco, non è legge che questo dominio subito si debba tradurre per forza in 30 azioni subite al passivo.

Serve un undici più lottatore, più grintoso, più battagliere. Servono anche guerrieri capaci di intimorire gli avversari. Di dire “Gomez, sei un mostro di giocatore, ma oggi è meglio che giri al largo”. Non per metterla in wrestling da terza categoria, per carità. Anche perché per caratteristiche i giallorossi non ne sarebbero capaci. Ma nemmeno stendere tappeti rossi come sui tre emblematici centri atalantini, e non solo.

In conclusione, il Lecce deve imparare a farsi brutto quando c’è da esserlo. A dare l’impressione ai propri tifosi di aver lasciato ogni minima goccia di energia sul rettangolo verde. Altrimenti imbarcate del genere saranno sempre dietro l’angolo, visto il livello degli avversari. E non sempre ci sarà un Gabriel formato saracinesca pronto ad attutire il colpo.

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