Cattiveria e cambi giusti fruttano un punto, ma il primo tempo…

L’analisi tattica della gara di ieri esalta il cambiamento di rotta impresso nella ripresa dal Lecce dopo i primi 45′ di sofferenza. I numeri sono emblematici, ma la bordata di Calderoni ha simboleggiato la voglia di crederci fino all’ultimo.

Il Lecce torna a macinare punti e lo fa nel modo più entusiasmante ancora una volta lontano dal Via del Mare. Sono 7 su 7. Il 2-2 maturato a San Siro ĆØ un tassello nel percorso di crescita tracciato da Liverani sul piano della personalitĆ , valore importantissimo nei campi e nelle situazioni difficili vissuti in Serie A, dove i tempi di decisione s’accorciano e il minimo errore ĆØ fatale. Il punto cresce di valore anche e soprattutto se si pensa alla prestazione del primo Milan di Pioli, positivo per tre quarti di gara e sorpreso dagli ospiti da disattenzioni su episodi non manovrati.

SUNTO. Il titolo della disamina lascia giĆ  intendere che ci sono dei pizzichi di retrogusto amaro in una serata dolcissima, ma la considerazione, chi vive il calcio lo sa, va edulcorata col fatto che, Liverani lo ripete spesso, ogni partita vive di tante “minipartite” con inizio e fine. Vince chi guadagna di più dai “propri” momenti e vince chi sa sopperire all’inferioritĆ  tecnica con la cooperazione. Diciamocelo. Il Lecce raramente potrĆ  scendere in campo al Meazza e fare totalmente il proprio gioco come si vedeva in C o in B, però, dall’altra parte, le statistiche e gli episodi sui gol subiti mettono in lista aspetti su cui lo staff cercherĆ  di limare i difetti.

GABRIEL E DIFESA A GALLA. La prima parte di gara ĆØ stata un monologo del Milan. L’1-0 di Calhanoglu al 20′ ha capitalizzato il netto dominio centrato da Pioli. Dei 22 tiri collezionati dai rossoneri, più della metĆ  sono giunti nella prima mezz’ora. La retroguardia, ridisegnata con il debutto di Meccariello in A sulla fascia destra, ha sofferto l’ampiezza data da Theo Hernandez (leader per palloni giocati con 102) e Suso, le giocate di Calhanoglu e la profonditĆ  data da Leao.

DA RIVEDERE. Il 4-3-1-2 difensivo di Liverani si opponeva a un Milan che in fase d’attacco adottava una revisione del “neomanciniano” schieramento “WM” 3-2-2-3: Theo Hernandez, convenzionalmente terzino, aiutava Suso e Leao in attacco e Calhanoglu agiva con PaquetĆ  nel perimetro dell’area. Falco, isolato e a tratti scollato dalla manovra, non riusciva ieri a dare le solite garanzie e l’inserimento di Farias dal 46′ ha dato più fluiditĆ  alla manovra del Lecce. La sofferenza nel recupero palla e nella ricerca di passaggi puliti ĆØ stata ovviata (anche) con Petriccione, più di costruzione rispetto a Majer. Il goriziano ha propiziato ben 3 occasioni da gol.

NUMERI. Al 90′, indipendentemente dal fatto che il missile di Calderoni sia finito nel sacco, il Lecce ha trovato 13 tiri contro i 22 del Milan. Il 47% dei duelli vinti ĆØ salito soltanto nella ripresa e, per il Lecce, ĆØ stato Meccariello il più “chiamato in causa” con 66 palloni giocati: segnale che la squadra di Pioli si ĆØ espressa tutt’altro che male nella chiusura delle fonti di gioco avversarie nonostante il risultato che di certo non farĆ  gioire il popolo milanista.

CASO. Il punto di non ritorno della partita ĆØ stato l’errore di Conti, sanzionato dal VAR con il calcio di rigore che ha permesso il primo gol leccese di Babacar. I crismi del nuovo regolamento non hanno lasciato scampo all’ex atalantino. Il temporaneo pareggio ha sciolto i nervi ai salentini, vicini al ribaltamento con la rovesciata di Mancosu, e il baricentro della banda Liverani, come ormai ĆØ consuetudine, si ĆØ alzato indipendentemente dai numeri che recitava il tabellone.

TABA TRA ERRORI E SOSTANZA. Una piccola analisi a parte la merita Andrea Tabanelli. Il 23, seppur rivedibile nella marcatura in occasione del 2-1 di Piatek, ha vinto il 79% dei duelli. Un prezioso recupera-palloni il cui lavoro è spesso offuscato da episodi, come ieri, che restano più nella memoria e negli highlights del match.

CATTIVERIA E GOL. In conclusione, riallacciamoci al titolo. Seppur elencando le criticitĆ  e gli aspetti tattici e tecnici che Liverani avrĆ  appuntato sul suo taccuino, resta il grande segnale di personalitĆ  che il Lecce ha mostrato a tutti riversandosi nell’area milanista dopo il 2-1. Dalla scivolata di Mancosu a intercettare la palla, al cross di Calderoni recuperato sulla destra all’assist di Petriccione per la saetta dell’ex Novara. Un’azione non elegantissima, ma intrisa di personalitĆ  e voglia di dire la propria sovvertendo i pronostici.

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