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Avvio thrilling, qualità per risalire. La Sampdoria si affida a Ranieri ed ai suoi “nomi”

I blucerchiati sono la principale delusione delle prime nove giornate di Serie A. L’ambiente ora ha paura, ma la rosa non è da bassifondi.

Tra le squadre candidate a stazionare negli ultimi posti della classifica a questo punto della stagione, probabilmente nessuno avrebbe indicato la Sampdoria. I genovesi, prossimi avversari del Lecce, sono infatti considerati all’unanimità come la principale delusione di questo avvio di campionato. Un’etichetta inevitabile per una squadra che ha raccolto appena quattro punti in nove match.

Eppure quasi nessuna premessa della vigilia poteva lasciare presagire un avvio di campionato tanto terribile per i blucerchiati. Quasi, appunto, perché forse l’unica causa può essere rintracciata in una situazione societaria non delle più rosee. Nulla di tragico, per carità, ma se un presidente già di per sé non incline al conferire tranquillità e stabilità come Massimo Ferrero è alla continua ricerca di un acquirente per il club la squadra può anche risentirne. Più che altro di riflesso a un ambiente che ha espresso ormai da tempo la sua insofferenza nei confronti della situazione.

Querelle sopra descritta a parte, gli albori della stagione indicavano giustamente la Samp come una delle outsider per la bassa zona Europa. Orfani di Marco Giampaolo, Quagliarella e compagni avevano comunque beneficiato dell’arrivo di un tecnico dalle comprovate abilità come l’ex Lecce Di Francesco. Il copione doveva essere quello: arrivare ai risultati prefissati attraverso il bel gioco e la valorizzazione dei giovani.

La rosa, poi, appariva all’altezza della situazione. Persi Defrel, Praet e Andersen, gli arrivi di Bonazzoli, Leris, Rigoni, Throsby, Chabot e Murillo sembravano poter consentire al parco calciatori di mantenere un livello grossomodo vicino a quello degli ultimi anni. Le cose, però, sono finora andate in modo diametralmente opposto alle speranze dei tifosi della Sud del Marassi.

L’impatto di DiFra con il nuovo campionato è stato tremendo: due umiliazioni (nelle prestazioni ancor più che nei risultati) con Lazio e Sassuolo, un gol fatto e 7 subiti. Prima di un 2-0 quasi riabilitante a Napoli. Alla quarta l’illusione rappresentata dal successo di misura con il Torino. Illusione, appunto, perché il seguito dell’avventura doriana dell’ex allenatore della Roma ha portato zero punti.

A convincere la dirigenza a dare il benservito la prova di Verona, in cui la Sampdoria è parsa troppo spesso in balia di un avversario sulla carta molto inferiore. Tanti saluti al buon Eusebio, che a Genova non ha fatto lasciar traccia del bel calcio di cui si era fatto spesso portavoce in passato. In pochi giorni ecco la rivoluzione, con Ferrero che affida le speranze di riscatto a Claudio Ranieri. Esperienza e pragmatismo per risalire la china.

E infatti all’esordio è subito punto utile. Uno 0-0 con la Roma che fa ben sperare il tifosi blucerchiati, riportati sulla terra dall’ennesima sconfitta casalinga, quella di ieri a Bologna. Non certo la peggior prova stagionale dei liguri,ma troppo poco per una squadra che rischia di trovarsi risucchiata inesorabilmente in una lotta per la permanenza che non la dovrebbe tangere.

Rinsavire attraverso le idee di gioco appare oggi audace laddove non utopico. Ranieri può però contare, come detto, su una rosa ben superiore a quelle delle altre squadre che si barcamenano nella parte destra inferiore della graduatoria. Dalle parate di Audero alle geometrie di Ekdal, Vieira e Bertolacci, dal dinamismo di Jankto e Caprari all’ex capocannoniere Quagliarella o al redivivo Gabbiadini. Questa Sampdoria ha le armi per tornare a far male e a far punti. Deve solo capire come usarle.

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