GdM – Monaco: “Se non si riparte nessuno dovrà permettersi di ipotizzare che i giallorossi possano finire in B”

L’ex calciatore giallorosso parla a La Gazzetta del Mezzogiorno (intervista di Antonio Calò) del Lecce di oggi e ricorda infine la stagione 1994-95.

LECCE DI OGGI. «La cosa certa è che, qualora non si riparta, nessuno dovrà permettersi di ipotizzare che i giallorossi possano finire in B. La formazione guidata da Fabio Liverani ha sin qui disputato un ottimo torneo. La mia impressione è che difficilmente si tornerà in campo. Le questioni irrisolte sono troppe. La decisione, però, non può essere rimandata ancora a lungo».

Walter Monaco parla poi della stagione 1994/1995, una delle peggiori in assoluto della storia del Lecce. La squadra giallorossa ha disputato un campionato di serie B disastroso, piazzandosi ultima e retrocedendo. Il team salentino conquistò appena 5 successi (e 9 pareggi, a fronte di 24 sconfitte) in 38 gare. La quarta vittoria dell’annata giunse alla quart’ultima giornata, il 21 maggio 1995, in casa, contro il Como, superato per 1-0 grazie ad una rete firmata proprio dallo stesso Monaco.

RICORDI DELLA PARTITA. «Quella con i lariani, all’epoca allenati dal campione del mondo Marco Tardelli, fu una partita strepitosa sul piano personale. Il gol che realizzai fu spettacolare: stoppai la palla e la calciai di sinistro, mandandola ad insaccarsi all’incrocio dei pali. Al di là della rete, però, fui autore di numerosi spunti di prim’ordine. Il confronto era assai importante per i nostri rivali, che avrebbero potuto ancora evitare la retrocessione e invece subirono il colpo di grazia, mentre noi eravamo già matematicamente retrocessi con ampio anticipo rispetto alla conclusione del torneo».

ERAVAMO UNA BUONA SQUADRA. «Ero reduce da una stagione di altissimo livello in B con il Venezia ed avevo diverse richieste. Il direttore sportivo Mimmo Cataldo, che costruì l’organico in una fase nella quale si andava verso il passaggio di consegne, che poi si concretizzò in ambito societario con l’avvento del patron Giovanni Semeraro, mi convinse a tornare in giallorosso, perché c’era l’intenzione di attrezzare un complesso in grado di puntare in alto. La rosa era di buon livello, con calciatori navigati, che teoricamente avrebbero potuto dare ancora tanto e giovani rampanti già in grado di fare la propria parte. Il campionato, però, iniziò male e terminò peggio. In panchina si alternarono Luciano Spinosi, un tecnico preparato del calibro di Edoardo Reja ed infine Piero Lenzi. Purtroppo, si sfaldò lo spogliatoio e, quando viene meno la coesione del gruppo, tutto va a rotoli».

ANNATA DURA DA DIGERIRE. «Per me, leccese doc, vivere una annata tanto disastrosa con la casacca della squadra della mia città, nella quale sono cresciuto, fu una cocente delusione. Era fatale che esplodessi, dopo aver ingoiato tanti bocconi amari. Purtroppo, non ci fu verso di fare mutare rotta alla stagione, né con gli avvicendamenti in panchina, né con gli innesti operati nel mercato di riparazione dalla società, che cercò di raddrizzare la baracca».

Redazione

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