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Liverani e quelle parole dure che preoccupano più del poker incassato

Le affermazioni del tecnico giallorosso nel postpartita con il Milan, in cui ha indicato nel fatto che qualcuno abbia staccato la spina le ragioni del flop fisico, hanno allarmato l’ambiente leccese. Ma tutto è recuperabile.

Una sconfitta interna per 1-4, arrivata nel corso di un match in cui per due terzi abbondanti si è stati in completa balia dell’avversario, dovrebbe di per sé bastare per amareggiarsi e guardare al futuro con qualche brivido. Eppure il post Lecce-Milan è risultato non meno allarmante per tifosi, dirigenti e addetti ai lavori vari nell’ambiente giallorosso. Questo perché sono arrivate, dure ed perentorie, le parole di mister Liverani a commentare il ko.

Nell’analizzare la ragioni di una prestazione ben al di sotto delle aspettative, soprattutto per la mancanza di quell’ardore agonistico che ogni club inferiore tecnicamente alla controparte dovrebbe avere, il tecnico è stato esplicito. Durante il lockdown molti non hanno mantenuto la condizioneTroppa gente ha staccato la spina mentalmente e fisicamente. Non si può entrare in questioni personali, ma c’è chi per paure, anche legittime, si è fermato totalmente due mesi senza lavorare. Due mesi a casa sul divano cambiano gli equilibri. Ora sono più preoccupato di due mesi fa”.

Affermazioni che è raro sentir arrivare dalla bocca di un tecnico che mai è caduto facile preda dell’ipocrisia, e questo è anche apprezzabile. Ma, senza farci ingolosire da facili disamine comunicativo-relazionali, restando concentrati sul presente del Lecce le ragioni di mister Liverani non possono passare in secondo piano. Scavalcano in scioltezza tutto il resto, pesante passivo compreso, perché hanno a che fare con una sfera che, in più modi, rischia di compromettere un’intera stagione.

Innanzitutto c’è, appunto, la condizione della squadra. L’allenatore, intervistato da colleghi di carta stampata dopo settimane di sole dichiarazioni attraverso organi interni al club, si è aperto senza fronzoli sul tema: il Lecce non è in una forma adeguata alla difficoltà della lotta che deve affrontare. Staccare la spina per così tanto vuol dire perdere parecchio tono muscolare, con la conseguenza che il corpo si trova a dover sostenere sforzi che non è più pronto a fronteggiare. Le conseguenze sono presto dette. Nel migliore dei casi prestazioni inconsistenti dal punto di vista atletico, causa ritardo nel ritrovare la forma. Nel peggiore infortuni, anche gravi. Il Lecce non si sta facendo mancare nulla.

Ma non è solo questo. Aver staccato la spina in una fase così delicata evince anche un essere poco sul pezzo da parte di questi calciatori. Una mancanza di impegno base, per intenderci. Atteggiamenti che, pandemia o non pandemia, un professionista seguito da uno staff non può permettersi di avere, a maggior ragione se si gioca una salvezza in Serie A. Come si può dare tutto all’improvviso, ritrovare la carica da guerrieri pronti a gettare il cuore oltre l’ostacolo se per mesi subito prima si è stati in assoluta vacanza? Non si può, ed i ritmi da amichevole tenuti ieri, quando il non velocissimo Calhanoglu ha a lungo portato a spasso i nostri, ne è la conseguenza.

Ma le colpe non stanno certo tutte da una parte. Accorgersi che qualcosa non sia andato per il verso giusto solo alla prima gara ufficiale è più impossibile che assurdo. Se così fosse, vorrebbe dire che chi di dovere, il tecnico ed il suo staff, non hanno svolto un lavoro adeguato nel monitoraggio della fase di attesa in cui i calciatori erano tenuti a mantenere una condizione accettabile. Non era facile per gli uni allenarsi in lockdown, né per gli altri controllare che tutto fosse ok. Ciò non toglie però responsabilità: in gioco c’è tanto, bisognava fare meglio da ambo le parti.

Quanto affermato da Fabio Liverani non rappresenta comunque il proverbiale fulmine a ciel sereno, certamente. Nel Lecce c’è tanto altro che non funziona. C’è la difficoltà nel calarsi nei panni del piccolo Davide che, cono sofferenza ma grande cuore, riesce a lottare al cospetto di avversari ben più attrezzati. Lasciando da parte il fioretto, per una volta, ed agendo di sciabola. Ci sono poi limiti tecnici, quelli da accettare e magari arginare tatticamente. C’è una fase difensiva da, e non ci stancheremo mai di ripeterlo, rivedere su più piani. Nulla però di irrisolvibile, come mister Liverani ha dimostrato più volte mesi addietro.

La priorità adesso, però, è un’altra. Perché pensare di giocare per due mesi in una condizione così mal messa è a dir poco impensabile. Ma anche qui serve essere fiduciosi: riconoscere il problema è il primo passo verso la crescita ed il miglioramento. Conosciamo bene il mister, lo ha già fatto più volte nel suo passato leccese, anche in Serie A. Ha preso la criticità di petto senza nasconderla, ma puntando dritto alla sua risoluzione. Che la scelta di pronunciarsi così crudamente dicendosi preoccupato sia solo una tattica per suonare sveglia e carica e ripartire più forti e uniti di prima? Lo speriamo davvero tutti.

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