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Lecce finalmente in pieno “liveranesimo”: difesa ok coi rischi e tanta geometria in attesa di…

Il commento tattico al pareggio di ieri in casa del Cagliari segue la scia del miglioramento. I giallorossi producono tante occasioni e, seppur prendendosi qualche patema, capitalizzano le idee del tecnico,

Costruzione dal basso, riempimento dell’area, attacco in tanti, generosità e passaggio dal regista per alzare il baricentro. Il Lecce che ha impattato a reti bianche alla Sardegna Arena ha ridotto al minimo le recriminazioni di Fabio Liverani, intento a sgolarsi soltanto in avvio, quando i suoi ragazzi faticavano a prendere le misure del centrocampo avversario, infarcito di palleggiatori, corredato dalla prestazione monstre di Nahitan Nandez. I cinque principi che l’allenatore ha cercato e cerca di inculcare ai suoi sono stati decisivi in una gara dove non mancano i rimpianti per i classici “due punti persi”, che però potevano anche essere…tre.

Già nei primi 20′ di dominio cagliaritano, però, Lucioni e Paz, poi decisivi nella ripresa con letture attente in recupero e sui calci piazzati, hanno contenuto Joao Pedro e Simeone, annunciando l’andazzo della gara: retroguardia giallorossa attenta e attaccanti di casa imprecisi nelle (finalmente poche) falle concesse dalla fase difensiva. Jacopo Petriccione, poi, si è fatto ammirare alla Sardegna Arena dando continuità agli ottimi segnali lasciati nel post-vittoria sulla Lazio.

Passate le difficoltà del periodo di ambientamento, il Lecce ha beneficiato della prima fiammata giunta quasi per caso: da un lancio di Saponara “lisciato” da Lykogiannis, è nata l’occasione di Falco, stoppato da Cragno in tuffo. Anche questa è stata una fotografia della gara: un Cagliari sì superiore sul piano della tecnica individuale è stato messo all’angolo dalle geometrie liveraniane.

Il 4-3 e fantasia del Lecce ha partorito l’occasione non sfruttata da Babacar e altre palle-gol. Le altre più interessanti? Saponara liberato da un uno-due velocissimo e poi impreciso in area, Mancosu ha chiuso male una rete di passaggi ravvicinati in area e gli spunti di Farias nella ripresa. Un quantitativo più che massiccio di occasioni, che, immaginato due giornate fa prima di Sassuolo-Lecce, sembrava una chimera. Le palle-gol sono giunte nei modi già ammirati, e ordinati, nella gestione di Liverani a Lecce. Spazi creati con il palleggio sulla trequarti, aggressione alta dell’avversario anche sulle respinte e trame avviate anche dalla fascia più che sparare palloni al centro.

Per far sì che il liveranesimo da principio diventi legge, il Lecce ha bisogno del cinismo dei suoi attaccanti. Detto già del palo di Babacar, la scelta operata di fronte a Cragno ha impedito il secondo gol consecutivo al senegalese dopo il colpo di testa servito alla Lazio. Un altro crocevia non percorso nel modo più augurato per un calciatore che sì non sta rispettando le aspettative, ma che, oltre a uno stato di forma non al top per via di infortuni, sta mancando del guizzo giusto. Liverani attende Lapadula, l’attaccante forse che impersona più il suo modo di giocare, sia per un’eventuale titolarità, sia per non spendere sempre un terzo di partita con una punta non di ruolo (ieri si è adattato Mancosu).

Il rovescio della medaglia del liveranesimo di Serie A è l’esposizione a rischi difensivi. Il punteggio di 0-0 maturato ieri alla Sardegna Arena, più che di una disciplina tattica dei reparti, è nato dalle prestazioni ampiamente sopra la sufficienza di portieri e difensori. Detto già delle valutazioni alte per Lucioni e Paz, che hanno ridotto al minimo gli straordinari di Gabriel, non ci sono molte parole per definire la prova di Alessio Cragno, salvatore dei suoi soprattutto con la respinta a mano aperta a dire di no a un propositivo Farias. Il mago di Sorocaba, i tifosi del Lecce lo sperano, dovrà essere una delle armi decisive nella corsa salvezza.

Dall’altra parte, lo ripetiamo, i segnali positivi visti avanti non annullano totalmente le, fisiologiche, fragilità della difesa. Come è stato già descritto, il Lecce ha sofferto degli errori di passaggio in avvio e, anche qui fisiologicamente, ha pagato un abbozzo di forcing dell’undici di Zenga. Probabilmente, Liverani si attendeva un migliore impatto dalle cerniere Deiola e Majer, anch’essi elementi importanti in giorni vitali per il prosieguo di questa strana Serie A, che il Lecce vuole tenersi stretta a tutti i costi sovvertendo i pronostici.

 

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