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Così lontana, così vicina. La salvezza resta un miraggio, ma non prendiamocela con gli altri

Lecce-Brescia ha lasciato ottime impressioni, segno che i giallorossi possono lottare e provare a vincerle tutte. Se sarà B, la colpa non va cercata in chi, su altri campi, non si sta impegnando al massimo.

Eccola la fase del campionato che personalmente più odio, che più di tutte le altre avrei voluto evitare. Non dico che preferirei essere retrocesso prima, ma poco ci manca. E’ un’insofferenza che mi porto dietro dai logoranti anni in Serie C: l’essere costretto a sperare che, su altri campi, l’avversaria di turno lotti anche per la mia squadra e batta la rivale del Lecce per l’obiettivo. E’ davvero avvilente.

Tanto avvilente quanto inevitabile, vista la situazione dei giallorossi nell’attuale corsa salvezza. Benché battere (e farlo anche così bene) il Brescia fosse tutto tranne che scontato, in tutti c’era la consapevolezza che forse il campo più importante ieri era Marassi, dove scendevano in campo Genoa e Samp. Il derby è il derby, i blucerchiati gocheranno per mandare i rossoblu in B. Lo abbiamo pensato tutti, ma così non è stato. Nessun regalo probabilmente, ma forse nemmeno (sigh!) il derby più sentito da Quagliarella e compagni.

Senza addentrarci in disamine che avrebbero bisogno di evidenze inesistenti, restiamo alla realtà dei fatti: Lerager-gol e una grossa fetta di salvezza al Genoa. E via di insulti ai doriani da parte di tanti tifosi salentini. No, amici cari, se andremo in B non sarà perché le avversarie del Genoa non daranno l’anima come sicuramente saranno costretti a fare i ragazzi di Nicola. Se andremo in B sarà perché non abbiamo non dico vinto, ma nemmeno pareggiato con le due genovesi.

Chi scrive è stato il primo deluso dalla Samp, come sarò deluso probabilmente da Sassuolo e Verona. Ma siamo anche tutti consapevoli che questo il calcio, questa è la Serie A e dovremmo già sentirci soddisfatti se big come Juve e Inter riescano a battere Udinese e Genoa negli imminenti match. La salvezza, per il Lecce, resta un miraggio. E’ presumibile che nelle prossime gare saremo condannati a vederla lì, dov’è ora. Vicina, quasi a portata di mano vedendo il calendario. Ma allo stesso tempo lontana. Servirebbe un miracolo, di quelli che accadono una volta ogni decine e decine di anni. Speriamo sia il nostro turno. Se così non fosse, guai a dare colpa a Juric o De Zerbi. Ci sarà il tempo per dare meriti o demeriti a chi gli spettano. Guardando sempre e solo in casa nostra, con orgoglio e onestà intellettuale, in pieno stile Lecce.

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