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QdP – Ventura: “Il Lecce è la mia squadra favorita. Occhio al Pordenone: non ha grandissimi giocatori, ma…”

L’ex allenatore, tra le altre, del Lecce e della Nazionale parla a Il Quotidiano di Puglia (intervista di Antonio Imperiale) del nuovo torneo cadetto che partirà nel prossimo fine settimana. Non manca un accenno al suo Lecce, e poi a Corvino e Corini.

PARALLELO CON IL LECCE DI OGGI. «Eravamo nel cuore degli anni Novanta, dal 1995 al 1997, i primi due anni della feconda gestione Semeraro, gli ultimi due di quello straordinario direttore sportivo che era Mimmo Cataldo. Corvino era già amico di Mimmo ed anche amico mio, lo conoscevo da quando faceva già grandi cose, una sorta di miracolo nel Casarano. Dovevamo costruire la squadra quasi da zero, dovevamo prendere diciannove giocatori, io in quel Lecce non avevo trovato proprio niente. Ci furono preziosi i consigli di Pantaleo, le sue consulenze nella costruzione della squadra, i suoi avalli. Ora il Lecce riparte, dopo una retrocessione beffarda, proprio da Corvino che è tornato a casa, nella terra che ama e nella quale ha incominciato prima a Casarano e poi nel capoluogo una luminosa carriera, ed è l’uomo giusto per un calcio che è diverso e che ha un futuro solo se, come sostiene l’amico Leo da Vernole, come vuole Saverio Sticchi Damiani, riesce a patrimonializzare, che deve stabilire un rap- porto diretto fra risultati sportivi e quelli economici, con una intelligente programmazione».

LECCE DI OGGI.Il Lecce avrà gli stranieri perché Corvino ha il vantaggio di conoscere come pochi i diversi mercati esteri dove magari è più agevole operare con la logica che guarda alle urgenze del presenze, ma anche al futuro. Saggiamente la società ha parlato di progetto triennale e ha impegnato Corvino e Corini per tre anni. Che poi sognino di accorciare i tempi è anche evidente.  Corvino ha saputo già cosa scegliere in giro per l’Europa ed e an- dato sul sicuro sul mercato italiano con due certezze come Paganini, un giocatore eclettico, completo, che ha fatto bene ovunque e che sa come si evince; in quanto a Coda parliamo di una delle migliori punte della serie B, è abituato a giocare in squadre che hanno vinto i campionati anche e soprattutto grazie ai suoi gol».

LO SCORSO ANNO ALLA GUIDA DELLA SALERNITANA. «É stata una mia scelta personale. Sono tornato ad allenare in B dopo undici anni. Sono andato a Salerno per un favore a Lotito, abbiamo fatto un’importante opera di ricostruzione».

LA SERIE B RIPARTE. «Sarà una sorta di campionato di A. Uno dei più qualificati e più impegnativi degli ultimi tempi. Le retrocesse hanno mantenuto la stessa struttura, il Brescia ha una coppia di attaccanti in Donnarumma e Torregrossa che sono un lusso per la categoria, la Spal ha personalità, l’Empoli ed il Frosinone sono abituate al ruolo di protagoniste, sono ambiziose anche le neo promosse, la Reggina, il Monza lo danno per favorito ma c’è sempre l’incognita dell’adattamento, occhio al Pordenone che ci stava già provando a compiere il doppio salto. Non ha grandissimi giocatori, ma esprime un calcio fruttifero: vuole garantirsi un esordio positivo. Il Lecce farà bene a guardarsene».

LECCE DI OGGI. «Il Lecce ha una solida struttura già dall’anno scorso. Ha un grande vantaggio dal punto di vista psicologico: l’equilibrio che gli deriva da una grande società alle spalle. L’equilibrio che garantiscono sia Corvino, sia Corini che un campionato di B lo ha vinto da poco. Prima il Pordenone, poi subito due trasferte, sarà già un avvio ostico. Corini vuole un Lecce “corsaro”, capace di vincere il campionato in trasferta. Corini sa bene quello che vuole. Sette-otto vittorie fuori casa vanno messe in conto per puntare in alto. E poi speriamo che il Covid lasci che il calcio torni ad essere una grande festa».

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