Resta in contatto

Esclusive

ESCLUSIVA – Barbas e il “suo” Maradona: “Diego un fratello. Amava Lecce e mi voleva ogni anno al Napoli”

Il mitico ex centrocampista del Lecce, connazionale e grande amico di Maradona, ha raccontato ai nostri microfoni il suo dispiacere per la scomparsa del Pibe de Oro ed una vita di ricordi che lo hanno legato a lui.

In questi giorni il mondo del calcio è stato scosso dalla morte di Diego Armando Maradona, il più grande calciatore di sempre. Ancor più colpite sono state, ovviamente, le persone che hanno conosciuto il Maradona uomo, ed a cui si sono legate. Tra chi ha fatto parte di entrambe le sfere, quella privata e quella sportiva, c’è Juan Alberto Barbas. Il mitico Beto, vera bandiera del Lecce, ha scelto di raccontare a CalcioLecce il suo rapporto con colui che definire un amico sarebbe riduttivo.

Parlare della dipartita di una persona a cui si è voluto bene non è mai facile. Che giorno sono per te questi, dopo l’addio a Diego?

“Sono giorni molto tristi, non potrebbe essere altrimenti. Quando ho appreso la notizia non ci volevo credere, e ancora non posso credere che Diego non ci sia più. Guardo spesso gli omaggi che in tv in tanti stanno facendo, i gol, i documentari, e questo non attenua certo la tristezza. Però mi rende anche consapevole della fortuna che ho avuto a giocare insieme al migliore giocatore di sempre, sia in Nazionale che da avversario con i club. Ed a conoscerlo come uomo. Un grande uomo, che ha vissuto nel modo in cui lui voleva”.

Chi è stato Maradona per Beto Barbas?

“Di recente mi sono venute in mente tante cose, tanti bellissimi ricordi trascorsi assieme. Per me era un fratello più che un amico, me lo ha dimostrato tantissime volte”.

Gli esempi saranno molti. Vuoi raccontarcene qualcuno?

“Con grande piacere. In generale ha fatto tanto per me, ci teneva molto. Spesso, quando veniva a giocare a Lecce, nonostante il suo Napoli si giocasse lo Scudetto e fosse in ritiro in piena concentrazione, lasciava il suo hotel per venire nel mio, perché voleva assolutamente stare un po’ con me, vedere come stavo e parlarmi. Gesti che da campioni di quel calibro non si vedevano, e non si vedono, tutti i giorni. Per non parlare di quello che fece con l’Argentina!”.

In campo o fuori?

“In entrambe. Innanzitutto in campo. Era il mondiale 1982, e nel secondo turno, quello in cui venimmo eliminati dall’Italia, prese per difendermi quella che fu una delle due o tre espulsioni in carriera. Argentina-Brasile, in un’azione a centrocampo presi un brutto calcio in testa dal verdeoro Batista, chiaramente intenzionale. Diego non ci vide più, e andò dritto con una ginocchiata nei testicoli dell’avversario. Ma ancor più fece qualche anno prima, nel ’79. Eravamo in Giappone per il Mondiale Under 20. A quei tempi io ero impegnato con la leva militare, quotidianamente in caserma. Potevo uscire solo per allenarmi e per le partite con il Racing, ma dovevo alzarmi ogni giorno alle 5, una vitaccia. Un colonnello mi disse che, se avessimo vinto il Mondiale ed avessi convinto Maradona ad andare in caserma per due chiacchiere con loro, mi avrebbero abbuonato i sei mesi restanti di leva. Chiesi a Diego questo favore e lui, senza pensarci due volte, mi disse sì e mantenne la parola, consentendomi di tornare alla mia vita normale in anticipo. Un gesto non scontato per uno che era già un campionissimo mondiale”.

Con il Pibe de Oro hai vissuto momenti indimenticabili in nazionale. Quali i più belli?

“Siamo stati compagni in albiceleste dalle giovanili fino al Mondiale ’82, e poi ancora per le qualificazioni al Mondiale ’86, quello poi vinto. Certamente la vittoria in Giappone è stata stupenda, ma anche partecipare alla rassegna spagnola. Peccato, invece, per la mia mancata convocazione al Mondiale messicano. Maradona non mancò mai di esprimermi il suo dispiacere“.

 

Sei rammaricato, invece, di non aver mai giocato assieme a lui con una maglia di club?

“Un po’ sì, ovviamente. E dire che Diego ci ha provato praticamente ogni anno a portarmi al Napoli. In particolare un’estate pressò molto Marino, ai tempi ds partenopeo, che parlò anche con me. Fu la volta in cui gli azzurri andarono più vicini a prendermi dal Lecce, ma Cataldo puntava tantissimo su di me e non se ne fece nulla. Alla fine fummo comunque tutti contenti”.

Ci provò anche quando vestivate altre maglie?

“Certo, davvero fino all’ultimo. Diego ha chiuso la carriera al Boca, ma so che l’anno dopo lo voleva l’All Boys, dove invece chiusi io, per fargli giocare ancora una stagione. Sapendo che fino a pochi mesi prima io giocavo lì, ho appreso da un giornale solo qualche giorno fa che chiese di convincere Barbas a tornare, se davvero volevano anche Maradona. Averci tutti e due, però, per l’All Boys era troppo, e fu nulla di fatto”.

Perché ci teneva così tanto ad averti con lui?

“Gli piaceva come gestivo il centrocampo, ma mi voleva soprattutto per il grande legame che avevamo. Un legame nato ai nostri inizi di carriera, che trae origini nelle tante cose che ci accomunavano. Mi rivedeva molto in lui, la mia storia nella sua. Eravamo due giovani argentini che si stavano facendo spazio nel grande calcio venendo da due famiglie poverissime. Lui da Villa Fiorito, io da Villa Zagala, due zone povere di Buenos Aires. Lui aveva 7 o 8 fratelli, io 6, e mi raccontava degli sforzi dei suoi per farlo giocare, ma non solo. Mi diceva che sua mamma aveva sempre mal di pancia perché non mangiava per dar da mangiare ai suoi figli. Stessa cosa succedeva ai miei con me. E poi negli anni il nostro rapporto si rafforzò, tanto che quella che ai tempi era sua moglie, Claudia, è stata la madrina della mia seconda figlia, Daniela“.

Cosa pensava Maradona del fatto che tu giocassi per il Lecce? Aveva una buona opinione della piazza e della squadra giallorossa?

“Non buona, ottima. Diego amava Napoli, ma amava anche tutto il sud, zona d’Italia che gli piaceva moltissimo ed a cui teneva tantissimo. Anche perché viveva particolarmente la rivalità con il nord in quelli che erano anni difficili per il meridione. Era felice che sia io sia Pasculli giocassimo nel Lecce, sia perché eravamo vicini e potevamo andare gli uni dall’altro e viceversa e sia perché, come detto, giocavamo in una meridionale. Eravamo, dunque, dalla stessa parte. Se vincevamo era felice, gli è sempre piaciuta la nostra squadra, mi faceva i complimenti anche quando ci incontravamo da avversari sul campo e, come spesso accaduto, fermavamo il suo Napoli. E poi amava la città di Lecce, mi diceva spesso quanto fosse bella”.

Quando hai sentito Diego per l’ultima volta? Sei riuscito a dargli l’ultimo saluto?

“Mi ha fatto gli auguri per il compleanno tramite social qualche tempo fa, dicendo che, quando sarebbe passata la pandemia, ci saremmo dovuto incontrare per un asado. Ci teneva tantissimo. In generale purtroppo negli ultimi anni ci eravamo sentiti meno che in passato, perché lui ha cambiato molte città ed anche numero di cellulare. Ho comunque avuto l’onore di dargli l’estremo saluto alla Casa Rosada giovedì scorso, sono stato tra gli amici a cui è stato consentito l’accesso. Ci tenevo molto a dire addio al mio fratello Diego”.

QUI il saluto di Barbas all’amico Maradona.

Qui la nostra intervista in cui Beto si racconta ai nostri microfoni (PRIMA PARTESECONDA PARTE).

16 Commenti
Subscribe
Notificami
guest
16 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Advertisement

Juan Alberto Barbas

Ultimo commento: "Un calciatore esemplare, un campione che avrebbe meritato di più. Purtroppo come regista nella sua Argentina c'era un certo Diego Maradona... ma..."

Carlo Mazzone

Ultimo commento: "Volevo dire Curva Nord, ma è uscito Curva Sud. Un lapsus, dovuto al contenuto del mio intervento...."

Mirko Vucinic

Ultimo commento: "Barbas era il numero 1 gli altri tutti dietro, chi non è più giovane e ha visto giocare Beto ti dice senza paura di essere smentito che era uno dei..."

Michele Lorusso

Ultimo commento: "Per chi era tutte le domeniche allo stadio e un ricordo che ancora oggi si sente la mancanza si sente soprattutto come spogliatoio nonostante era di..."

Francesco Moriero

Ultimo commento: "Kecco Moriero faceva parte del Cagliari che guidato da Carletto Mazzone arrivò 6° nel campionato 1993/94 giocando come "ala destra" insieme a..."
Advertisement

Altro da Esclusive