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Il 3-5-2 un’ammissione di criticità difensive. Il rischio è sacrificare il gran bel lavoro di due mesi

Cambiare modulo anziché attitudine potrebbe migliorare alcuni aspetti non sfruttando il potenziale dimostrato in precedenza. Questo Lecce può fare meglio, e diversamente.

Due parole per indirizzare il lettore verso quello che sarà il tema dell’analisi tattica post SPAL-Lecce: il cambio di modulo, a chi scrive, non è per nulla piaciuto. E non è un discorso di aver perso, perché qui si va oltre il risultato. Si parla di un progetto tecnico che, come sottolineato dal club, va ben oltre la singola gara, oltre i periodi di gran forma o di grande difficoltà. Il Lecce nelle precedenti uscite ha dimostrato di avere diverse criticità, in difesa ma non solo: punti che andrebbero presi di petto, affrontati. Con il “rifugiarsi” nel 3-5-2 (già abbozzato da Liverani in A, salvo immediato e giusto dietrofront che ha portato al miglior periodo giallorosso) si aggira il problema. Non lo si risolve.

Sia chiaro: come sempre gli articoli di questa natura analitica sono basati su punti di vista soggettivi, scritti con piena fiducia in club, staff tecnico e calciatori e con il solo obiettivo di fornire una chiave di lettura agli appassionati. Il bene dell’ambiente, dunque, è inattaccabile: puntualizzazioni tanto scontate quanto da fare in un periodo di grande crisi per il Lecce. Un periodo in cui non tutto è da buttare, come non sono da buttare totalmente prestazioni e scelte di ieri. Ben venga la duttilità tattica, in alcune situazioni vitale. Ben venga anche la ricerca maggiormente speculativa di un risultato che possa ridare morale ed entusiasmo. Bisogna, tuttavia, guardare oltre.

Nel 3-5-2 di Ferrara c’è sicuramente la volontà di giocare a specchio con una squadra che ne ha fatto un mantra da diverse stagioni, oltre il singolo tecnico. C’è però anche un’ammissione, quella che il Lecce non è, diversamente, in grado di contenere gli avversari, di evitare di prendere almeno un gol a partita. Sembra quasi che, con questa scelta, Corini abbia detto “Devo provarle tutte per rimettere la fase difensiva in carreggiata”. Bene, non sembra questa la strada migliore.

Il Lecce stava andando benissimo, anche oltre le aspettative di gioco. Non potendo tuttavia giocare sempre contro l’Entella, mantenere sempre tale facilità di manovra e risultati sarebbe stato impensabile. Serviva fare di più, ma questo di più sarebbe da rintracciare in un’attitudine diversa, più di lotta che di governo. Questa squadra ha bisogno di maggiori equilibrio tra le due fasi, e questo bisogna trovarlo non in un altro modulo, ma in un miglioramento della corsa, della lotta, dell’attitudine mentale a non avere in testa solo la giocata offensiva, ma anche la marcatura preventiva che tanto sta mancando. Facile a dirsi, difficile a farsi, vista la grande quantità di energie che richiede. Il Lecce però la rosa ce l’ha, con cambi e turnover può dare la differenza, ma chi è in campo deve dare tutto ogni istante, in zona goal, come sul rinvio sbagliato o liscio di un compagni.

La cura dei dettagli: è questa la ricetta per crescere definitivamente, per tornare grandi e non lasciare nulla di intentato. Diciamocelo, nelle ultime uscite lo staff tecnico, tra scelte e sostituzioni, è apparso un po’ in confusione. Tra Covid, impegni ravvicinati, calo fisiologico ci sta, assolutamente. L’importante è non perdere i riferimenti, la propria stella polare. Recuperare il progetto tecnico, portando le dovute migliorie, è la parola d’ordine. Non si può pensare di buttare al vento due mesi di ottimo lavoro.

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