Pessina: “Dai fallimenti di Lecce e Catania ho capito che volevo realizzare il mio sogno”

Il centrocampista dell’Atalanta, passato anche dal Salento nel 2016, sogna gli Europei. In un’intervista resa a Repubblica, ha parlato di sé stesso tra campo e fuori.

Matteo Pessina, talento del calcio italiano e studente di economia, si è raccontato, partendo ovviamente dal vicinissimo appuntamento in Champions League dell’Atalanta contro il Real Madrid. “Quale proverbio latino descriverebbe la Dea tra “Gutta cavat lapidem”, il mio preferito, o “virtus unita fortior? Tutti e due. Il club è partito dal settore giovanile, poi ha fatto il centro sportivo e lo stadio. È una società solida, lungimirante,organizzata. E noi siamo un gruppo unito e con un unico pensiero: farci entrare in testa le idee di Gasperini. Corriamo l’uno per l’altro“.

LE VITTORIE IN CHAMPIONS CON IN CAMPO GOMEZ, ILICIC E MURIEL. “Se non ci fossi stato io, magari avremmo vinto lo stesso. Certo, sono contento di avere giocato partite che sognavo da piccolo.Dicevo: un giorno le giocherò io. Il Real? Forse era il sogno più grande. Io, poi, mi ispiro a Toni Kroos. Io il successore del Papu? Ma no, quello che ho fatto io non è nemmeno paragonabile a quello che ha fatto qui il Papu” .

SEGRETI DELL’ATALANTA. “Forma fisica e organizzazione tattica. Lavori di forza e atletici che nessun altro fa in A e pressing altissimo, sull’uomo. Così gliavversari vanno in difficoltà, soprattutto nel secondo tempo. E poi fase difensiva: la nostra parte dal primo attaccante e arriva fino al portiere”

STUDIO APPLICATO AL CALCIO. “Vedo spazi in campo grazie alla mente matematica e al liceo scientifico? Mi piace pensare che lo studio mi sia servito a tenere la mente allenata sul campo. E a mantenere il distacco necessario. Se mi considero ancora uno studente che gioca a calcio, tengo i piedi per terra. L’ho detto ai ragazzi del mio vecchio liceo: se uno punta tutto sul pallone, rischia di ritrovarsi allo sbando”.

LA GAVETTA. ” Ho vissuto il brutto del calcio? Beh, sì a Como. E tra Lecce e Catania ho giocato 5 partite. Ma lì ho capito che volevo fare quello che faccio e che la strada per realizzare i propri sogni è dura: quando arrivi, è ancora più bello”.

IL MILAN NON PUNTO’ SU DI LUI. “Ero giovane e senza esperienza, era giusto che la facessi altrove. Col Milan ho cercato di fare i passi più giusti in quel momento:non è andata nel migliore dei modi, ma nel calcio succede. Oggi sono contento di essere all’Atalanta e di tutto il mio percorso. Credo anche di avere lasciato buone tracce ovunque io sia stato”.

 

Redazione

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