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Saper soffrire, interpretare i momenti e colpire: Lecce mai così intelligente e maturo

Oltre il netto successo la formazione di Corini conferma il suo processo di crescita fondamentale per far bene nel complicatissimo finale di campionato.

Il Lecce gioca bene, segna, vince ma, soprattutto, continua a crescere. Se infatti, come diceva un grande Maestro, i risultati possono spesso essere figli della casualità, lo stesso non si può dire per quanto concerne le prestazioni. Le quali sono, alla lunga, il principale indice dello stato di salute di un collettivo, nonché quelle che in ottica obiettivo stagionale possono consentire di avere o meno possibilità di raggiungerlo. E i giallorossi sotto questo profilo stanno dando risposte importantissime.

Ieri il Lecce è riuscito nell’impresa di far sembrare facile una vittoria che non lo è stata affatto. Di fronte i giallorossi avevano infatti una squadra che poco aveva ed ha a che fare con la posizione di classifica occupata. Una squadra, quella locale, che per quasi un’ora di gioco ha giocato bene. Proprio come a Venezia. Ma, ancor meglio che a Venezia, i giallorossi hanno saputo farsi trovare pronti, tenendo nei momenti di grande difficoltà e sapendo interpretare in modo perfetto i vari momenti del match. Resistendo e colpendo con autorità da big assoluta.

Frosinone-Lecce non ha infatti seguito uno spartito univoco, ma è stata una serie di partite nella partita. Gli osservatori più attenti avranno notato in diretta tv come mister Corini non abbia chiesto sempre le stesse cose agli stessi uomini, bensì abbia reso una virtù la duttilità tattica e l’abilità nelle due fasi dei suoi interpreti. I gialloazzurri sono infatti partiti molto aggressivi: variabile da attendersi vista la necessità di punti e di reagire ai recenti risultati che essi avevano. Ma il Lecce non si è fatto trovare impreparato, giocando spesso basso per contenere la profondità ed evitare il gioco sulla linea di Iemmello e Novakovich che solo pochi giorni prima aveva messo in difficoltà il Chievo.

Lucioni e Meccariello così non hanno mai davvero sofferto, consentendo agli avversari solo un paio di conclusioni dal limite ed ovviando ai possibili inserimenti degli esterni. In quel frangente si è agito soprattutto di rimessa, sfruttando i dribbling di Pettinari, i lanci per Coda o il movimento tra le linee di Henderson che, infatti, ha avuto ben due occasioni per colpire. Nel finale di frazione Corini ha voluto dare il primo segnale forte, facendo variare di posizione i tre centrocampisti e creando così scompiglio nella fase di costruzione con un Frosinone che, persi i riferimenti, ha vissuto un finale di frazione in affanno.

Nella ripresa, poi, il cambio di marcia e di intensità. Il Lecce è partito molto più alto, prendendo in mano il pallino del gioco per spingere sui ciociari a quel punto più affaticati nel seguire il giropalla giallorosso. Logico correre, a quel punto, qualche piccolo rischio (vedi palo di Tribuzzi). Ma, per tornare al solito discorso, i benefici sono maggiori dei pericoli che occorrono, ed ecco fioccare occasioni. Bel gioco. Gol.

L’azione del vantaggio di Coda è un inno all’idea di palleggio verticale di Corini. Poi, riaperti gli spazi, ecco che la fluida costruzione giallorossa diventare più che naturale quasi facile, con un tris che sarebbe addirittura potuto essere più ampio. Coesione, intelligenza e maturità da applausi: aspetti impossibili da raggiungere se non con pazienza e lavoro. Ecco perché ce la chiedevano (giustamente) così tanto.

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