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Lecce-Salernitana, saper vincere anche in guerra per crescere ancora

La partita di venerdì non è solo un potenziale punto di non ritorno del campionato. I giallorossi, dopo le quattro vittorie giunte con gol, copertine e gioco spumeggiante, gareggeranno contro un avversario la cui identità sottoporrà Coda e compagni a un test molto interessante.

Il Lecce, dopo i risultati non raccolti con Ascoli e Virtus Entella, in verità con partite caratterizzate da una diversa produzione sottoporta, ha tradotto in gol tutti i tratti fondanti del gioco che Corini voleva mettere in cantiere sin dall’ultima metamorfosi. Coda, con le sue doppiette in serie, è stato l’alfiere dell’esercito giallorosso, vittorioso dopo un lungo periodo di battaglie bloccate, senza esito o con ferite da leccarsi. L’avanzata delle truppe, giusto per proseguire con paragoni legati a eventi bellici, ora incontra un muro granata. Il match contro la Salernitana conterrà sfide diverse, da programmare sul campo e tradurre in atteggiamento durante la contesa per…aprire la breccia o fermare la propria avanzata.

PAROLE. Il tecnico, nelle consuete conferenze stampa, ci parla sovente di una crescita costante per arrivare all’obiettivo. La sua dedizione al lavoro, da analizzare prioritariamente nei suoi aspetti interni, ci fa spesso dimenticare le complicanze della prima stagione completa post-Covid. Il registro comunicativo, diciamocelo, diverso rispetto al passato recente (periodo pur sempre stra-vincente) ha rischiato di rendere meno visibili agli occhi dei più vari particolari e varie criticità affrontate per far nascere un nuovo Lecce. Più complimenti, ottimismo, più unità anche nelle avversità e meno spazio a aspetti mancanti e “errori che non si possono allenare”.

COME SI ARRIVA. Dopo le gioie contro Reggiana, Chievo, Venezia e Frosinone, il gioco si fa ancora più duro. Si stanno già spendendo fiumi di parole sull’importanza della partita contro la Salernitana, programmata per venerdì sera alle 19. Lecce secondo a 52, Salernitana terza a 51 e Monza (50)-Venezia (49) spettatrici interessate. Il match giunge dopo la sosta seguita al tour de force dove il Lecce è uscito da leader del campionato. I salentini hanno raccolto il massimo contro una serie di avversari intenti ad opporsi facendo del calcio e non giocando di rimbalzo, vedasi fiammate dell’Ascoli in occasione delle reti di Dionisi, sulla strategia, e sulle sbavature, disegnate dal Lecce.

PRINCIPIO. Il fine giustifica i mezzi. L’osservazione machiavelliana si è sempre applicata alla storia del calcio e bisogna uscire dalla rigida dicotomia gioco propositivo=bello vs. catenaccio e sostanza=brutto. Nonostante chi scrive sia apertamente della prima fazione, nella vita quotidiana sul rettangolo verde non si vince coi principi e basta, bensì sì con principi giusti corredati da una capacità di scalarli, adattarli e, perché no, anche abiurarli a seguito del materiale umano a disposizione. In letteratura, si scriveva che qualsiasi azione governativa sarebbe giustificata, anche se in contrasto con le leggi della morale. Nel calcio, l’affermazione si declinerebbe sull'”ogni azione è giustificata se al 90′ si è semplicemente un gol avanti”. Fin qui tutto ineccepibile. Otto Rehhaggel si è guadagnato un posto eterno tra gli dei greci vincendo un sorprendente europeo con la sostanza e il sudore dei suoi opliti Nikopolidis, Dellas, Zagorakis e Charisteas. Quella che banalmente, nel calcio, chiamiamo sostanza è una qualità rispettabilissima e formidabile, specialmente se si arriva all’obiettivo.

IL MURO. La Salernitana sta cercando di perseguire questo modello vincente. Castori ha chiuso ogni spazio della sua falange di guerrieri con le colonne Bogdan-Gyomber in prima linea e, una volta distratto l’avversario, colpisce. Tutino è il guerriero scelto, Djuric l’ariete, Di Tacchio il guastatore e, sulle corsie Casasola e Jaroszynski (o uno tra Durmisi e Kupisz) tengono serrato lo schieramento. Così è accaduto nelle vittorie con Brescia, Cremonese e Ascoli. E quando la controffensiva non va bene, teniamoci il pareggio e facciamo un passetto avanti. Non si potrebbero tradurre altrimenti le sette partite senza gol subiti. L’ultima rete incassata da Belec risale all’83’ di Salernitana-Vicenza 1-1, l’ultima gara con le strategie di Fabrizio Castori smentite dal campo.

ASSALTO. Venerdì 2 aprile, quindi, non ci sarà solo in gioco una bella fetta di punti in vista della volata promozione. Il Lecce e la sua identità si scontreranno con un approccio quasi agli antipodi, ed è lì che, oltre allo scontro tra i generali Corini e Castori, le individualità dovranno fare la differenza per segnare la stoccata giusta. Usando dei termini nelle corde del nostro allenatore, c’è davanti uno scalino doppio, che, se saltato a piè pari, simboleggerebbe un ulteriore miglioramento. Uscire vittoriosi, primariamente nel risultato e in secundis nell’atteggiamento tattico, contro la squadre più difficile da affrontare in questo momento, sarebbe il simbolo della creazione di un’identità fortissima, lo ripetiamo, nonostante complicanze di varia natura che non stiamo qui a ribadire ancora una volta, con pochi eguali nella storia recente. E, particolare da non sottovalutare, visto sempre il fine, altri punti di platino in vista della volata-A.

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