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Pasculli: “Che onore i complimenti di Maradona. Da Campione del Mondo in B col Lecce? Felice così…”

L’allenatore argentino, Campione del Mondo 1986 nel pieno della sua militanza da calcioatore del Lecce, ha parlato a “Il Fatto Quotidiano” della sua carriera, ponendo un accento particolare sulla decisione di restare nel Salento dopo il trionfo in Messico nonostante la retrocessione del Lecce in B.

I PRIMI TEMPI E IL LECCE. “Sono stati alcuni dei pomeriggi più belli della mia vita. Quando sono arrivato, con Beto Barbas, ero un po’ spaesato. Il presidente Jurlano ci portava a cena ma parlava solo dialetto leccese, non capivamo nulla. All’epoca vincere contro squadre del nord era una gioia ancora maggiore. Farlo al Via del Mare pieno, come quella giornata in cui segnammo io e Checco (Moriero, nel 2-0 alla Juventus del 9 aprile 1989), era davvero speciale”.

MESSICO 1986 E MARADONA. “E chi se lo dimentica quel mondiale. Dall’esordio con la Corea al gol contro l’Uruguay che ci ha portato ai quarti, fino alla vittoria finale. Quando senti l’inno della tua squadra diventata campione del mondo ti passano davanti tutte le cose che hai fatto. Le partite da bambino in strada quando sognavi di essere lì e poi la consapevolezza che lì ci finiscono solo 22-23 giocatori ogni quattro anni. È il sogno di tutti, io l’ho realizzato. Diego Maradona? Il più grande, già a 20 anni era con me all’Argentinos e si vedeva cos’era. Ma Maradona era speciale oltre le giocate. Quando venne a Lecce col Napoli, prima della partita venne a salutare me e Beto Barbas negli spogliatoi, dopo la partita nelle interviste mi fece i complimenti. Ecco, giochi contro il più grande della storia e alla fine della gara lui pensa a farti i complimenti davanti alle telecamere. Questo era Maradona”.

EMOZIONI SALENTINE. “Il ricordo più bello è la promozione in A con Carletto, che persona straordinaria Mazzone. Un padre, io e Barbas siamo andati anche a casa sua ad Ascoli a mangiare, ci ha aiutato in tutto. E devo dire che ogni tanto era bello pure vederlo arrabbiato, le scene le conoscete, no? Un buono vero, Carletto, una delle migliori persone in assoluto che ho conosciuto. Franco Iurlano? Un gran presidente. Pittoresco, ma capiva di calcio. Tant’è che il suo è ancora il miglior Lecce della storia pur non essendo ricchissimo. Mi piaceva perché diceva ciò che pensava, in dialetto leccese però”.

UN CAMPIONE DEL MONDO IN B. “Strano? Ma no, all’epoca era normale. Non c’erano i procuratori come oggi, i movimenti sul mercato erano pochissimi. Era importante arrivare in Italia perché tra metà anni ’80 e gli anni ’90 era il paradiso del calcio, tutti i campioni erano lì. È vero, comunque, io avrei potuto fare una carriera più importante, mi chiedo cosa sarebbe stato se avessi giocato in una grande. La Fiorentina ci provò con me quando doveva sostituire Diaz, ma sono felicissimo di essere rimasto a Lecce. Certo, nel calcio di oggi farei una ventina di gol a stagione e varrei sicuro una grande. Se ne sono sicuro? Chiedi a un attaccante dell’epoca cosa voleva dire essere marcati da uno come Vierchowod. E non certo per le botte, era uno duro ma corretto. Non ti faceva vedere palla, semplicemente, come tanti altri difensori dell’epoca. Quel calcio era tutta un’altra cosa”.

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