Resta in contatto

Approfondimenti

De Picciotto: “I rigori sbagliati sul campo vanno compensati col rigore societario. Mancata grinta, ma…”

Il socio di maggioranza dell’Unione Sportiva Lecce concede un’assolutamente mai banale prima uscita pubblica. Il banchiere dimostra di avere vedute simili rispetto ai soci del club, ma vuole che la gestione della squadra sia più improntata a una certa imprenditorialità.

“Sangue, fatica, lacrime e sudore“. Così Winston Churchill inaugurò il suo primo discorso alla Camera dei Comuni (una delle due assemblee del Parlamento del Regno Unito) dopo che il Re gli aveva consegnato l’incarico di Primo Ministro. Con una citazione al leggendario politico inglese, noto per essere stato il leader d’Inghilterra durante gli anni bui della Seconda Guerra Mondiale, Renee De Picciotto ha condito la sua prima, lunga, conferenza stampa ufficiale da socio del Lecce. Il parallelismo non è casuale. Il banchiere, come Churchill, ha comandato rigore. Se la guerra combattuta e vinta da Churchill poteva cambiare le sorti del mondo come lo conosciamo oggi, De Picciotto ha parlato di oggi come di un “epoca caratterizzata da un’economia di guerra”. E nel calcio bisogna saper combattere anche con conti e bilanci da tenere a posto per sopravvivere.

Il ritratto che ne esce dalla lunga conferenza è ben segnato da delle linee marcate. De Picciotto non è un mecenate del calcio, figura che ormai non esiste più, e solo il netto pragmatismo può permettere una vita duratura al Lecce. Anche a costo di mettere in secondo piano sentimenti e risultati sportivi, da sacrificare eventualmente per dare un’adeguata continuità. Nell’occasione, De Picciotto, che rinnova il suo impegno con il Lecce, ripercorre passato e presente del suo ingresso nel mondo del calcio prima di parlare del futuro.

GLI INIZI. Il calcio, per il banchiere, è stato una sorta di nuovo banco di prova, da affrontare a dispetto della carta d’identità: Anche a 77 anni si può iniziare e io a quest’età inizio a parlare di calcio. Sono contento di farlo qui a Palazzo BN, non perché siamo in una struttura di mia proprietà, per il simbolo che rappresenta questo nuovo corso societario. Tre anni e mezzo fa Corrado Liguori mi portò a fare calcio a Lecce, e tramite i soci ho conosciuto la realtà del Palazzo, da sistemare. Grazie ai tecnici locali e alla manodopera di Lecce lo abbiamo ristrutturato”. E poi sull’ingresso in seno all’US Lecce: “Io non mi sono occupato della società, l’ho fatto volutamente perché non avevo la qualifica necessaria. Seguo ovviamente le sorti della squadra, pur non occupandomi della gestione. Conoscevo il calcio avendo collaborato con Akragas e Bisceglie, ma qui il mio spettro di conoscenza è cresciuto”.

FIGURE IMPORTANTI. Renee De Picciotto ringrazia tante figure per lui importanti in quest’esperienza: “Ringrazio Pantaleo Corvino, anche lui 70enne, che si è preso un rischio tornando a casa. Ringrazio anche Chiara Carrozzo, che ha lottato con i numeri della società, un po’ più rossi che neri a causa delle perdite. Nessuno di questi soci fa solo questo lavoro e ciascuno ha portato lo sforzo. Ringrazio tutti loro anche per questo. Il presente è duro tra Covid, mancanza di sponsor e ricavi. Ringrazio chi ha aiutato il club e Banca Popolare Pugliese, che io ho conosciuto tramite il Lecce, per gli sforzi che fa per i miei affari e per la società. Non è facile per una banca lavorare con una società sportiva, uno dei clienti peggiori per una banca”.

IL MONDO E’ CAMBIATO. L’imprenditore manifesta il suo rammarico per i benefici finanziari non colti con la promozione in A: “Abbiamo visto passare un treno con 40 milioni per due volte e lo abbiamo perso in entrambe le occasioni. Fare calcio oggi accompagna un principio: gli unici che non prendono soldi sono gli azionisti. Il mondo è cambiato, l’Italia è cambiata. Non c’è più il mecenatismo degli anni Settanta e Ottanta intriso di ego da parte degli investitori che buttavano soldi in tante società sportive”. De Picciotto non può che esaltare il blasone del club salentino: “Lecce ha avuto una tradizione importante nel calcio, ottimi risultati per una città piccola, ma con un grande bacino, con un numero importante di abbonamenti. Io sono arrivato qui quindici anni fa, negli ultimi anni sono residente in Italia al settanta percento e ho investito tanto in Puglia”. E poi una rivelazione: “Lecce è stata la città che, come Comune e gente, mi ha accolto meglio. Ho investito di più altrove ma non sono stato accolto come qui. Il mio rapporto con il Lecce? Non sono un tifoso di livello 1 innamorato della maglia e basta. Io ho un sacco di cose nella mia vita, sono anche tifoso ma sono un tifoso ragionevole. E’ questo che vi voglio dire”.

EQUILIBRIO PER TUTTI. Renee De Picciotto, in quanto socio di maggioranza, traccia una linea programmatica che deve assicurare la sopravvivenza del club sena bagni di sangue. Quest’aspetto è importante soprattutto per la natura della compagine societaria che accompagna la squadra: “Sul futuro penso una cosa. Tutti i soci presenti hanno dei patrimoni che non possono sacrificare per vari motivi, lavoro, famiglia. Con tutto rispetto, l’impegno che possiamo dare è ragionevole. Non abbiamo dietro nessuna banca, ho chiesto di non fare mai nero e mai debito. Abbiamo rispettato ciò, anche se i debiti sono incrementati in questi ultimi tempi. Io sono un esperto contabile di formazione”.

RIGORE NON SOLO DAGLI UNDICI METRI. De Picciotto, senza se e senza ma, dice la sua sul futuro:Bisogna essere più rigorosi, i rigori sbagliati sul campo vanno rimediati col rigore societario. Si può fare solo questo per non precipitare. Dobbiamo farlo per il pubblico, per la città, per il nostro patrimonio e per le nostre famiglie. La gente non si può aspettare da me dei milioni buttati. E’ più facile guadagnare 1 milione di dollari a New York che 100 lire in Puglia? Lo penso ancora. Siamo stati bravi e fortunati ad andare in tre anni dalla C alla A, il margine di errore era poco e ci sono tanti responsabili in disfatte e vittorie. E’ sempre così”.

GARANZIA. Il 77enne racconta poi la sua partecipazione nella società e nelle scelte fatte: “Io sono un socio leale, normalmente sono un socio di maggioranza vera. Qui ho il 39 percento. Posseggo sessanta società, tutte in utile. L’US Lecce non lo è, vorrei riportarlo un po’ in utile. Come? Abbiamo fatto degli sforzi sui giovani, il settore giovanile costa meno ma bisogna crescerlo e darsi del tempo”. De Picciotto, parlando un po’ anche di sé stesso, continua poi il suo intervento con parole nette, ma imperniate di continuità nonostante aspetti ben più incontrollabili: “Io non ho tanto tempo ma non ho tanta fretta. Saverio Sticchi Damiani è più giovane di mio figlio e dico che l’US Lecce ha tanto tempo davanti da vivere con loro. Io sono italiano, e non sono svizzero come hanno detto certi, dopo essere nato in Egitto. Ho l’abitudine delle difficoltà, imparata a casa, e ho cominciato con 150mila lire al mese anche se la mia famiglia era benestante. La mia storia familiare era fatta di curve: una generazione perdeva tutto e quella successiva riconquistava. Sono abituato alle cadute e alle crescite, ma il masochismo ha i suoi limiti”.

PIU’ PUGNO. De Picciotto sancisce il suo apporto continuo al progetto Lecce, che però deve migliorare in alcuni aspetti: “Appoggerò la società in una formula da definire e come controparte ho chiesto delle cose in merito alla governance. Oggi abbiamo una mancanza di pugno a livello direzionale, ci mancano dei bilanci certificati per andare a dei finanziatori e altre procedure standard”.

IL CALCIO NON E’ SOLO ARTE. Il socio di maggioranza spiega poi la sua visione a chi parla delle società sportive come entità diverse rispetto alle altre imprese: “Tutti dicono che il calcio è speciale. Sono contrario: il calcio è un’azienda come le altre. Amazon va gestita come il Lecce. Le regole di gestione sono identiche dappertutto. Il cuore e la maglia non possono sostituire i conti, si può fare nel settore dell’arte, e calciare un pallone non è un’attività artistica”.

GRINTA E CITAZIONI. Nel citare Winston Churchill e la sua celebre frase sugli italiani e sulla guerra (“Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio”), De Picciotto lancia un telegramma al Lecce della stagione appena chiusa, sancendo poi ancora i suoi mantra in vista del futuro: “In quest’ultima parte di stagione ci è mancata un po’ di grinta, l’ho detto all’allenatore Corini quando l’ho salutato. Frequento sempre i paesi anglosassoni, la loro cultura mi ha fatto pensare. Credo che lì difficilmente si sarebbero perse sei partite di seguito con un vantaggio di 4 punti sulle inseguitrici. Voglio solo dire questo. Abbiamo una bellissima città, il club ha una grande storia, la società ha gente pulita. In tempi difficili i limiti sono duri, bisogna essere cauti ed esigenti”.

CARATTERE E CAMBIAMENTI. Renee De Picciotto, tra passato e futuro, esalta il lavoro dei soci giallorossi e ripete i passi che la società, a suo dire, deve fare per essere più solida: “La maggioranza che ho io non è sufficiente a imprimere un punto di vista totalmente diverso dagli altri. Non ho voluto disturbare l’equilibrio avuto sempre. Non ho la paternità del progetto. Il progetto però va condiviso e non voglio tenere una persona in ostaggio per dei pensieri diversi. Vista la mia età faccio quello che posso. Presidente onorario? Ci starebbe. M’interessa che la società faccia un passo in avanti sulla governance. Saverio ha fatto un lavoro fantastico, che va oltre le azioni di un presidente. Dei ruoli però possono essere fatti da gente più sul pezzo per adeguare il calcio all’economia e l’economia di ieri a quella di guerra di oggi. Abbiamo delle differenze su dei punti di vista, io ho sempre detto la stessa cosa e ora Saverio, che è testardo, accetta qualcosa. Non è un problema per me: la gente senza carattere non ha qualità”.

COME CAMBIA L’APPORTO DI DE PICCIOTTO. L’imprenditore non ha ancora definito i termini delle azioni concrete da dare al Lecce: “Il mio impegno come cambierà? Non abbiamo definito, non ho bisogno di essere fisicamente presente per fare bene le cose. Ci vogliono attenzione e disciplina. Non voglio fare il lavoro degli altri, si è lavorato bene e ho sempre detto dal primo giorno di essere un po’ più finanziari su certi aspetti procedurali e di certificazione dei conti. Ora ho una quota grossa della società ma la necessità non cambia. Definiremo con Saverio un modus operandi per crescere”.

MIRACOLI, PROBLEMI E FORTUNA. Al termine della conferenza stampa, De Picciotto ha reso un’altra mini intervista ai microfoni delle TV locali: “Miracoli non si potevano fare. Abbiamo avuto fortuna nei primi due anni, la stessa fortuna non si è avuta poi nei calci di rigore. Con un altro po’ di fortuna sarebbe stato diverso. A Lecce, ma in genere in tutto il Sud Italia, c’è poco patrimonio, c’è poco capitalismo, non ci sono business school. Servono competenze. C’è gente valida ma non c’è un concetto economico forte. Parlo di certficazioni di bilancio non perché non mi fido del lavoro dei soci. Ho messo davanti a loro dei problemi finanziari, legati a immobilizzazioni immateriali, non previsti, ma da risolvere. Nessuno di loro aveva un background finanziario-contabile di questo tipo. Sono arrivato per caso e sono cresciuto per gusto e caso. Sono felice di averlo fatto in Puglia, è strano per un uomo di 77 anni reinventarsi ogni mattina. Dico sempre una cosa: ho fatto tantissimi affari grossi e non facevo alcuna intervista, ora invece ne faccio una ogni 10 minuti”.

12 Commenti
Subscribe
Notificami
guest
12 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Advertisement

Juan Alberto Barbas

Ultimo commento: "Un calciatore esemplare, un campione che avrebbe meritato di più. Purtroppo come regista nella sua Argentina c'era un certo Diego Maradona... ma..."

Carlo Mazzone

Ultimo commento: "Volevo dire Curva Nord, ma è uscito Curva Sud. Un lapsus, dovuto al contenuto del mio intervento...."

Mirko Vucinic

Ultimo commento: "Barbas era il numero 1 gli altri tutti dietro, chi non è più giovane e ha visto giocare Beto ti dice senza paura di essere smentito che era uno dei..."

Michele Lorusso

Ultimo commento: "Per chi era tutte le domeniche allo stadio e un ricordo che ancora oggi si sente la mancanza si sente soprattutto come spogliatoio nonostante era di..."

Francesco Moriero

Ultimo commento: "Kecco Moriero faceva parte del Cagliari che guidato da Carletto Mazzone arrivò 6° nel campionato 1993/94 giocando come "ala destra" insieme a..."
Advertisement

Altro da Approfondimenti