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Hjulmand, il ritorno della diga di qualità come faro di centrocampo del Lecce

Il danese, a lungo provato da Baroni come mezzo destro, ha dimostrato ancora di poter primeggiare in quello che sento come ruolo più “suo”.

Per dare sentenze tattiche è certamente ancora presto, dal momento che ci si trova in un periodo di grande allestimenti più che di continuità già appurata. Tuttavia, viste le premesse in ballo, pare proprio che il Lecce abbia trovato, o meglio ritrovato, il suo padrone del centrocampo: Morten Hjulmand.

Il giovane scovato da Corvino nell’ultimo gradino della Bundesliga austriaca ha giganteggiato nei primi sei mesi del 2021 come metronomo e interdittore del centrocampo del Lecce, esaltandosi nel 4-3-1-2 di Corini. Dopo il suo arrivo nel Salento, però, Marco Baroni ha visto quasi un spreco nel vederlo impiegato da “classico” numero 4. Per l’allenatore di Firenze l’ex Under 21 era come sprecato in quel ruolo, potendo contare su qualità atletiche, fisiche e tecniche da centrocampista moderno, capace di giocare box-to-box, a tutto campo, per sprigionare appieno il proprio potenziale. I riscontri del campo, però, hanno al momento parlato diversamente.

Non che le idee di Baroni siano sbagliate, ma il presente dice che Hjulmand il meglio di sé può darlo da schermo difensivo capace di arrivare ovunque grazie alla sua fisicità e capacità di lettura di gioco e movimenti, così come di impostare e dettare i ritmi della manovra. Non un piede sopraffino alla Xabi Alonso, non un mastino puro alla Gattuso. Nel piccolo, però, entrambe le cose. Dicotomia che, sicuramente per fastidi tecnici dettati dalle difficoltà d’ambientamento, non ha ancora dimostrato di avere Alexis Blin, che può però ritrovarsi agendo sulle orme del tentacolare compagno di reparto.

Lo scorso campionato ce l’ha dimostrato proprio con il “mini crollo” finale di Hjulmand: nessuno, in una categoria dispendiosa come la Serie B, può riuscire a fare 38/43 gare a livelli e ritmi mostruosi. Quindi ci sarà, eccome, bisogno anche del francese. In quel ruolo che, però, sembra avere già un padrone. O meglio, riavere.

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