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Cosenza a CL: “Apprezzato dai leccesi perché in campo ero uno di loro. Le promozioni merito del gruppo”

Oltre 100 presenze tra campionati e coppe in maglia Lecce, ma soprattutto il doppio salto dalla C alla A all’attivo. Francesco Cosenza, per tutti Ciccio, è uno dei giocatori più amati dai tifosi ad aver indossato in epoca recente la maglia giallorossa, che ha onorato con grinta, coraggio e mentalità fuori dal comune. Ora ha 36 anni e gioca per il Piacenza. Noi lo abbiamo intervistato in esclusiva per ripercorrere le sue strepitose stagioni nel Salento.

Ciao Ciccio, è sempre un piacere ritrovarti. Iniziamo dal principio delle tue annate salentine: con il tuo arrivo a Lecce si apre un ciclo tutt’ora in essere, quello della proprietà Sticchi, Liguori e soci. Sentivi che, a livello dirigenziale, si sarebbe arrivati lontano?

“Arrivando a Lecce ho trovato gente preparata, giovane ma navigata e con le idee chiarissime. Si vedeva che si sarebbe potuto fare davvero bene. C’era da subito grande voglia ed intelligenza nella programmazione, con l’obiettivo di riportare il Lecce in alto. Il progetto prevedeva di puntare alla promozione nel giro di due o tre anni. Perché quando vuoi qualcosa può capitare che non ti vada bene subito, ma se c’è programmazione non si scappa, i risultati delineati arrivano e così è stato. C’è stata una scrematura nella scelta degli uomini, in pochi sono rimasti dalle stagioni precedenti. E’ stato creato un bel gruppo ed alla lunga la bontà del lavoro collettivo ha premiato tutti”.

Il campo ha portato in dote un biennio positivo ma condito da delusioni-playoff. Cosa non aveva funzionato?

“Per due volte il nostro cammino si è interrotto di fronte ad una squadra che era semplicemente più forte di noi, ossia il Foggia. Non è un caso che De Zerbi abbia avuto quel percorso, ambito anche dal Barcellona. I rossoneri erano fortissimi anche nella stagione successiva, quando poi solo la sfortuna ci ha fermato con l’Alessandria. Già negli spogliatoi del Moccagatta, però, la voglia e la rabbia di andarci a prendere la promozione l’anno dopo erano altissime, parlavamo della stagione successiva con grande fame ed arrivammo al ritiro precampionato carichi più che mai”.

Restando alla stagione targata Padalino, sei forse l’unico calciatore del Lecce che ha fatto esultare i suoi tifosi per un’espulsione. Episodio casuale con Strambelli o ti sei fatto trascinare dalla rivalità sentita dalla gente?

“Ora che è passato qualche anno posso dirlo, non è stato un gesto casuale. Per due volte, con Fidelis Andria e Matera, ho visto Strambelli segnare al Via del Mare ed esultare facendo il gesto del trenino. Io ero in tribuna, la prima volta infortunato e la seconda volta squalificato, ed ho pensato che poteva essere chiunque ma era una grande provocazione e mancanza di rispetto. Io sono stato amato dai miei tifosi ed odiato da quelli avversari, ho preso insulti di ogni tipo anche pesanti, ma mai ho risposto con gesti per aizzare la gente o per mancare di rispetto. Ho sempre pensato che mi odiavano perché mi temevano, dunque gli sfottò ci stavano. E questo atteggiamento di Strambelli me l’ero segnato. Arrivati a Matera-Lecce avevo calcolato tutto, sapevo che mancavano cinque gare ai playoff e che più di tre giornate non avrei preso. Già nel sottopassaggio avevamo litigato, c’era stato un parapiglia e qualche colpo. In campo è arrivato il calcione ed il rosso. Faccio mea culpa, ma ammetto che era voluto”.

L’anno dopo cambia musica con l’arrivo di Liverani. Su che piano il tecnico ha portato una vera e propria sterzata vincente?

“Quella stagione è stata una cavalcata incredibile, con un solo momento di appannamento con il ritiro di Roma prima della Reggina. Va detto che mister Rizzo aveva dato anima e cuore alla nostra squadra oltre ad una solida base alla quale aveva contribuito già l’anno prima mister Padalino, ma c’era qualcosa che non andava, che ci mancava. Liverani ci ha dato quel qualcosa in più, eravamo solidissimi e fortissimi, oltre che un gruppo di uomini veri, di grandi amici che tutt’ora si vedono e vanno in vacanza assieme. Nessuno escluso”.

Che emozioni si è portata dietro una delle più sentite promozioni di sempre in casa Lecce?

“E’ stata davvero una roba fuori di testa. Ce la siamo sentita addosso tutti noi, familiari e amici compresi. Quando abbiamo capito di avercela fatta, non ci rendevamo conto. Ricordo che il presidente Sticchi per scaramanzia non aveva preparato il pullman scoperto così alla fine siamo usciti con quello coperto. Ad allestire le maglie, poi, ci aveva pensato il magazziniere, uno che non bada alla scaramanzia. E’ stata un’emozione ed una festa continua. A Monopoli, nell’ultima di campionato, c’era ancora gente ubriaca in campo. Tutti noi avevamo festeggiato il giorno prima fino alle sei del mattino, Ciancio era inarrestabile ed alla fine lo abbiamo lasciato solo a continuare. Il giorno dopo non vedeva nemmeno le linee del campo”.

Poi il doppio salto: più gioia per quella che è l’unica promozione in A della tua carriera o rammarico per aver giocato pochino?

“Rammarico no, resta comunque una grande gioia ed un traguardo prestigioso. L’ho vissuta a modo mio, da uomo, aiutando la squadra per come ho potuto e cercando di dare il massimo quando sono stato chiamato in causa. Purtroppo ho avuto dei problemi con l’allenatore, c’è stata qualche discussione. Ho visto giocare chiunque nel mio ruolo. Ciononostante sono stato lì fino alla promozione, dando il mio contributo allo spogliatoio. Anche Liverani sapeva quanto fossi importante lì dentro”.

Hai mai sperato, magari parlando con Meluso e Liverani, in un’occasione in Serie A?

“Non ci potevo ambire, sapevo che non sarebbe stato possibile dopo le discussioni dell’anno prima. Ho vissuto da separato in casa gli ultimi tempi a Lecce, nessuno mi aveva chiamato per dirmi che ero fuori rosa fino a tre giorni prima della partenza per il ritiro quando ho chiamato io il team manager. Vino mi ha confidato che non aveva avuto il coraggio di chiamarmi per darmi la comunicazione e dirmi che sarei rimasto a Lecce. Il tecnico aveva deciso così e la società non si mise di traverso”.

Come ti spieghi il fatto che quasi tutti i componenti di quel gruppo (eccetto forse i soli Venuti, Fiamozzi e La Mantia) abbiano avuto nelle stagioni al Lecce, ad oggi, il loro apice in carriera?

“Beh, perché quell’anno la promozione l’ha ottenuta il gruppo. I protagonisti si sono espressi al massimo perché si trovavano nel giusto contesto. C’erano alchimia e coinvolgimento perfetti per fare bene e si è visto, il Lecce di Liverani faceva un calcio davvero bellissimo. Non tutte le piazze e le società sono come il Lecce, però, ed in futuro si è visto”.

Credo tu sappia quanto sei stato e sei ancora amato dalle parti di Lecce. Qual è, oltre ai risultati ottenuti, il vero motivo?

“Una cosa che davvero in tantissimi mi hanno detto è che quando mi vedevano giocare con la maglia giallorossa sembrava di vedere loro stessi. Sottolineavano il fatto che esprimevo sul campo quello che un tifoso in tribuna vorrebbe vedere nelle varie circostanze, negli interventi, nelle proteste, nel modo di fare. Diciamo che incarno un po’ il tifoso stesso attraverso la voglia di sudare la maglia e dare l’anima per la squadra. Poi io sono uno che sposa la causa a 360°, tutti mi vogliono bene inclusi magazzinieri, dottori e staff tutto, con il quale ho vissuto come si vive tra fratelli. Mi piace fare gruppo in ritiro e questo mi viene riconosciuto”.

Il presente del Lecce lo vede in vetta in un campionato a dir poco incerto. Come credi vada a finire?

“Purtroppo con classifiche così corte l’episodio può sempre deciderla. Ci sono tante squadre attrezzate e che stanno facendo bene ed il Lecce è certamente una di queste. Baroni ha in mano una squadra tosta, che segna giocando bene e subisce poco. Io spero possa farcela, ma non deve cedere un millimetro. Per me, per come gioca e per le qualità che ha, è la squadra più forte del campionato”.

Ciccio Cosenza invece ora difende i colori del Piacenza. Come sta andando la tua esperienza in Emilia?

“Sono super orgoglioso del mio presente perché posso esprimermi in una piazza importante che ha di recente perso un po’ di entusiasmo dopo aver fatto anche la Serie A. Io voglio contribuire a riportarlo, proprio come fatto con il Lecce. Il potenziale è incredibile, è una squadra giovane che si è salvata nelle ultime giornate nella passata stagione. L’ambizione è quella di ottenere i playoff per giocarceli, gettando magari le basi per il prossimo anno. Personalmente ho avuto un buon approccio, poi ho subito un infortunio che ora mi tiene ai box. Quando a 36 anni fai ancora le rovesciate può succedere”.

E anche le biciclette (qui il video) con gol da centrocampo…

“A Lecce me ne avete viste fare tante per spazzare la palla, ora posso dire essere riuscito a segnare un gol così. Giuro che era voluta (ride, ndr). Scherzi a parte, il portiere ed il vento sono stati decisivi. Però è stato un gol importante che ci ha permesso di vincere la partita”.

Chiudiamo con la domanda più importante: cosa si porta dietro di Lecce Ciccio Cosenza?

“Tutto, davvero. Vedere una piazza, una città, un popolo intero in festa è un’emozione incredibile ed io mi sento tra i pochi fortunati ad aver avuto questo privilegio. Mi porto dietro le due promozioni ma anche ogni singola vittoria vissuta con passione dai tifosi, sempre pronti ad accoglierci al ritorno in città come, ad esempio, dopo Rende. Mi tengo anche i ritiri fatti per ritrovarci, la gioia incontenibile di Piazza Sant’Oronzo, il brivido all’ingresso in campo contro Paganese e Spezia. Vedere uno stadio così è impossibile anche in Serie A. Entusiasmo ed atmosfera del genere si trovano solo in Champions League”.

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